Indipendenza

O dipendenza Indi.
Gioco di parole che nasce da una musica di merda, no scherzo è bellissima.
Potremmo fare tutto un discorso sulla dipendenza e i genitori che vogliono che i figli dipendano ma non dalle droghe… e invece andremo a caso, come sempre, raggiungendo vette metaforiche che mai avremmo potuto immaginare di scalare!
Ieri per esempio io ero sopra a una sorta di terrapieno che stava in mezzo a una buca profondissima circondata da calanchi pieni di conchiglie luccicanti e mi sentivo immersa nella storia stratificata davanti ai miei occhi e soffro di vertigini mi vien la nausea mentre guardo lo strapiombo e mi gira la testa e una forza, che chiameremo gravità, mi attirava verso quel buco, “la buca della balena”, dove (già) trovarono un paio di scheletri di balene interi. Bellissimo! E ciò dimostra che tutto si può fare.
Ma torniamo alla dipendenza.

Ce n’è bisogno per un fatto che nasce sempre in casa e i cittadini per esser governati si devon lasciare governare. Allora devono dipendere.
Tutto parte proprio dalla mamma che ti struscia la tetta in faccia e gode, gode del potere che ha su di te, MISERA CREATURA.
Poi, appena compi tre anni già spera di rimanere incinta di qualcun’altro che altrimenti chi dipenderà ancora così tanto da lei!
Io ‘sta cosa proprio non la capisco, perché son proprio veramente per la parità e lo scambio, non mi piace che nessuno dipenda da me e non vorrei dipendere da nessuno.
Ma facciamo una breve digressione dopo il punto a capo.

Dunque, voglio scrivere un libro, quasi un thriller mozzafiato, che sviluppa una semplice teoria: Yara Gambirasio è stata uccisa perché i suoi genitori non la mandavano a mensa e addirittura non volevano lasciarla a scuola il pomeriggio.
Si parte dal presupposto che se uno si vuole anche solo un attimino allontanare dal prestampato ambientale che la società impone: un rullo compressore (generatore di depressioni) che se solo il tuo fisico presenta un lieve rigonfiamento, anche solo un brufolo, è pericolosissimo perché vien subito schiacciato e inizia a scorrere molto sangue e muori.
Certo, la società ti dice “non è vero! Noi siamo per le differenze! I gay comprano un sacco di stronzate che gli extracomunitari fabbricano! E le foto dei down o degli stramboidi in generale piacciono a tutti: mettendo il like ti assicuri la salvezza eterna e ti senti fortunato che non sei tu in quella foto o uno a cui vuoi bene!”; qualcosa del genere ma cerchiamo di cambiare discorso che poi finisce che mi ripeto e magari sembro poco lucida.

I genitori di Yara pensavano che il modello antico di famiglia uscente da un utero potesse ancora funzionare. Cioè tipo “che figata fare la madre! Godiamoci i nostri figli!”. Ed è ora che inizia il giallo. Non si fa. Tu devi essere una madre che si sente menomata dalla presenza di un figlio. Gambizzata nel tuo processo di macchina del sesso che non fabbrica figli. Devi desiderare che tuo figlio, a tre anni, ormai maggiorenne, stia il più lontano possibile per emanciparsi una volta per tutte! Ma ATTENZIONE perché è qui secondo me che si buttano le basi per una crescita zero e una dipendenza eterna nei confronti dello stato! E non dirò perché, anche perché pare un po’ ovvio: un frutto acerbo rimane acerbo per quanto tu possa riempirlo di mazzate renderlo morbido ma acerbo. Una delle mie metafore preferite.

Allora le maestre spingevano i genitori a lasciare anche Yara alla mensa “proprio come tutti gli altri!”, ma loro no. Ed ecco che tutti smettono di rivolger loro la parola e la figlia diventa uno zimbello “prima o poi cederanno!” e invece… Yara diventa adolescente e ancora non fa il pomeriggio. La sua vita per il resto è proprio come quella di tutti gli altri ma… allora Yara isolata si sente sempre più sola e finisce nelle schifose mani del suo carnefice.

In mezzo ci son tante parti intricate che ora non posso scrivere per via della lunghezza del post che già non mi legge quasi nessuno.
Colgo occasione per ringraziare di nuovo i miei fedeli lettori. Un giorno, quando sarò ricca, invierò un regalo speciale a ognuno di voi.

Ma lo comprereste un libro così o no?

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(nessun titolo)

Noi si monetizza il dolore, per cancellarlo, ovviamente. Tralasciando la parte antidepressivi ecc. dove il dolore fa anche economia, io mi son sempre chiesta ma cosa serve quando ti hanno ucciso un figlio il denaro? Magari ti compri una bella casa fai un viaggio… e poi stai bene? Io non lo so perché non ho una casa e son povera in canna ma mi aiutano (forse per lenire il mio di dolore). E in effetti oltre alla casa ti compri gli antidepressivi gli antinfiammatori la droga legalizzata e non. Boh. Non lo so. Sto riflettendo un po’ ad alta voce anche se non potete sentirmi. So solo che son terrorizzata. Vedo solo odio generalizzato ma da persone che stanno bene. E i soldi ce li avevano già e la loro vita andava bella liscia e tranquilla e quindi per la storia solita degli equilibri si rovinano la vita con cazzate inesistenti, fanno una scala di valore degli esseri umani che cancellano con un post “gli extracomunitari sono carini” su facebook. Sono abbastanza terrorizzata. Gente che rapisce uccide seppellisce in nome dei soldi del proprio smisurato ego. Ragazzini, sempre più ragazzini viziati che lo fanno. Ho paura. A me hanno cresciuto con la paura. E anche quando ho creduto nella possibilità di sbagliarmi che c’era una possibilità che gli esseri umani non fossero animali che hanno imparato a memoria un’equazione… mi son sempre trovata di fronte ad approfittatori che si aspettavano che una storpia come me sfigata povera e tutte le altre robe si mettesse accovacciata a terra a leccare lo sporco fra i loro piedi. Mi piacerebbe credere, veramente, come scrivevo l’altro giorno, che tutto questo manifesto e urlato altruismo fosse reale ma dietro le maschere, dietro le tende, dietro facebook, nelle case… è per questo che mi piace giocare sul cinismo altrimenti mi schiaccia e mi uccide. Son sempre stata circondata da persone che sembravano sorridenti e amanti della vita poi davanti alla formula1 dicevano “che noia! Ma nessuno va fuori strada?”. A volte mi dico “che bello! Hanno vinto i nerd! Ha vinto l’intelligenza!”, poi mi rendo conto di quanto non sia un’intelligenza di tipo smart ma soprattutto distruttiva e sadica e mi sento male dentro e ho paura.
Sarebbe forse servito alle ragazze violentate un “se tieni la bocca chiusa ti do una pioggia di soldi?”. E come avremmo fatto senza tutti questi dettagli scabrosi sui giornali?
Selvaggia Lucarelli

Gli intoccabili!

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Selvaggia Lucarelli

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Favij

Cucchi

Bispensiero

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Game of Thrones

Emily Ratajkowski

I Pokemon

Barbara Palombelli

Dori Ghezzi

Famook

Che è qualcosa tipo una crasi/fusion tra fame e facebook ma anche fame di fama.
Ma ricorda pure un termine napoletano che non ho idea di cosa significhi.

Premetto subito che il mio post di ieri, il più letto di tutti i tempi, sulla mia bacheca, la bacheca più seguita di sempre, non era una presa per il culo. Mi sento in una grossa crisi ma oggi mi son svegliata alle sette con la voglia di scrivere.

Il famoso di facebook non è famoso. Anzi, si potrebbe affermare che nemmeno esista. Why? Perché la rete è il MONDO DELLA FANTASIA dove i sogni posson diventare realtà. Uno su tutti: gente brutta che nessuno toccherebbe e che finalmente può masturbarsi davanti a uno schermo pensando che possa accadere. Prima lo faceva con la carta. È vero che siamo sempre in tema di bidimensionalità però magari uno non c’ha una grande immaginazione, da non confondere con la fantasia, e ha bisogno di immagini che si muovono e di macchine che scrivono “non vedo la ora che tu metta il tuo bellissimo cazzo in mia bocca. Non ho mai veduto uomo bello come tu”. Qualcosa del genere.

Il famoso di facebook è la feccia della feccia. E sto aspettando il brillante nella sezione commenti (la più commentata dall’invenzione dei commenti) che dice “e tu?”, “io sono una testa di cazzo ENORME!”. E FACCIAMOLA FINITA CON QUESTI FINTI UMILI QUESTA FINTA UMILTÀ CHE LO SAPPIAMO TUTTI CHE È FINTA. Io purtroppo no. Mi faccio schifo duro. Dicevamo: và com’è democratico facebook! Finalmente non solo i figli di Bossi posson diventare famosi per fatti di cronaca delittuosa, No! Ora TUTTI possono emergere dal nulla dell’esistenza parassitaria umana ed essere finalmente qualcuno. Ma vediamo come.

Fare il fenomeno. Ci ho fatto anche un video. Il video più guardato da quando gli occhi si sono aperti. Lo trovo ancora divertente, dai, magari lo uso ancora una volta. Non so: foto sul cesso, foto della cacca, documentare la propria vita minuto per minuto anche in modo pornografico, essere puttane, perché è anche ora di finirla di definire prostituzione solo quando vi sia un effettivo scambio di denaro. Questa è evasione fiscale pura al quarto livello! Fare video della nonna che fa la pazza e balla, chessò, di un culo ciccione sculettante, scrivere cose allucinanti che nessuno oserebbe nemmeno pensare tipo “di Andreotti si può dir tutto tranne che non fosse onesto”. Potrei scrivere un elenco quasinfinito perché io ‘ste cose le ho notate tutte e si ripetono e si ripetono e si ripetono. È uno dei problemi più grandi che mi blocca nel produrre il mio originalissimo prodotto in quanto mi sembra di perdere totalmente autenticità, l’unica cosa che mi interessi.

Il famoso di facebook si crea dei grandi gruppi di sfigati che vorrebbero essere famosi e si attaccano alle sue caviglie sperando di raccogliere almeno la scia della sua fama. Si usa anche nel ciclismo. Si sta a ruota e non si tira mai. Bastardi! Anche se fanno pure tenerezza perché ci si rende conto della debolezza e sarebbe disumano non pensare a tali risvolti. Che i veri cattivi e i veri stronzi non esistono. I veri stronzi son quelli che sottolineano la stronzaggine altrui. L’ho letto ieri.

Penso non vi sia niente come un contenitore di immondizia quale facebook. E la spazzatura a volte è bella si sa. Un tempo c’erano i manicomi poi son stati chiusi ed è arrivato facebook SUBITO DOPO!
Ma voi avete minimamente idea di quanti e di quanto sesso si comprino attraverso la FAMA di facebook?
Ma è un problema non problema. Il sesso è estremamente importantissimo. L’altro giorno leggevo un articolo “insegnare ai giovani che il sesso anale è importante e salutare”. Capito? In un mondo in cui i GGGiovani fanno sesso senza protezioni (credono che il sesso orale non sia sesso 😊) e le malattie veneree sono all’ordine del giorno più diffuso dici loro “fate sesso anale se non volete usare il preservativo per non rimanere incinti. La donna non è solo una fica!” e ricordo quando ero ragazza io che dicevano che i gay diffondevano L’AIDS perché facevano le cose senza protezioni, là dove non batte quasi mai il sole.
Che poi se scrivi anche solo la parola aggettivata “gay” ti ritrovi con 60 contatti in meno, COME MINIMO! Anche se scrivi ebrei che fa rima con gay e se scrivi gay ebray sei FOTTUTO AMICO! SEI FUORI!  Ma tranqui! È un problema non problema. Siamo in tanti e c’è bisogno di un po’ di pulizia contatti. Tanto poi vai su facebook e scrivi “accogliete i migranti! Le razze non esistono e non hanno ucciso quel tizio che faceva i documentari…” e poi fingi non esista una crisi italiana le frontiere chiuse Mattarella che chiede aiuto ecc. ecc.. Ti prendi i tuoi bei like e via. Lisci. Tranquilli. È un problema non problema.

Per finire, due curiosità.

1 parto per una destinazione segreta dove non ci sarà il Wi-Fi. Ci si rivede tra un po’ insomma, ma non smetto di scrivere. TRANQUILLI!

2 ieri ho messo il post sulla razza su twitter e poi l’ho visto rifare da almeno tre miei contatti. Non penso che mi abbiano copiato, eh, STIAMO TRANQUILLISSIMI. L’ho solo trovata una cosa stramba e carina da sottolineare.

Domenico Diele

Ma chi è questo ragazzo dalla vita ormai distrutta?
Figurarsi che stasera in carcere ha rifiutato il dolce di Iginio Massari.

Io mi son chiesta subito chi fosse. All’inizio ho pensato di non saperlo perché non guardo la televisione e lo dico con una punta di amarezza che magari qualche film mi piacerebbe vederlo ma ho sempre lasciato il telecomando agli altri e non posso stare troppo seduta.
So di dare un dispiacere a quelli che si aspettavano la frase alla moda “non guardo la tv perché nessuno deve dirmi come pensare male ci penso da solo!”, mi spiace proprio tanto deludervi.

Ora so che fra me e Domenico esiste una sola differenza: io non ho ucciso nessuno. Non ho nemmeno la patente. Soffro di mio abbastanza in silenzio. Ad esempio ora sento la schiena come bruciare e qualcuno sta giocando a tira e molla con il mio midollo.

A me pare chiaro che ci troviamo di fronte a un caso semplice. È vero che forse Domenico è un nessuno come tutti noi ma è altrettanto vero che la tizia che è morta valeva meno di lui.
Alcuni si chiedono cosa ci facesse Diele a piede libero che la patente gliel’avevano stracciata. Boh. Ciò che conta è che su Repubblica si dice sia disperato e molto pentito. Ha recitato anche in un film di Moretti. Diele è di sinistra. Se non te la tiri non puoi essere di sinistra perché sostanzialmente stai a destra e per tornare nella posizione giusta (te la) devi tirare. Quindi un po’ ti muovi per il mondo con la spocchia di chi sa di essere nel giusto e se uno si mette in mezzo alla tua strada, beh, a volte i sacrifici servono per raggiungere vette più alte.

Possiamo forse pensare sia giusto per un misero mistake che un ragazzo così di talento si faccia la galera? Diele ora è famoso come Ariana Grande per una cosa brutta ma non importa. A Ottobre esce l’album di Liam Gallagher.

Io me lo immagino adesso sdraiato (ho scritto il post tra ieri notte, adesso, e oggi) su una branda spoglia sotto le lenzuola Zucchi a piangere perché si è pentito di non aver mangiato quel dolce di Iginio ma ora non si può più chiederlo al secondino!

Troppo cinismo? E allora come la mettiamo che un giovane promettente ragazzo debba metter termine alla propria carriera a causa di una donna di 48 anni di cui non si conosce nemmeno il nome ed era depressa e aveva 48 anni, l’ho già detto?
Va bene, il cinismo non è giusto, abita lo spirito dei tre quarti del mondo che son permalosi e non va a loro che li sfotti, chiedo venia e cambio toni.

C’è una super curiosità su questo caso. Oltre il fatto del braccialetto che non c’è perché Domenico lo voleva verde e allora l’hanno tenuto un’ora in più ma il braccialetto sarà disponibile solo fra un giorno quando il nostro si troverà già in messico ad attendere la proscrizione. [Ironicamente: proscrizione = esilio 😊]. Ma qual è la curiosità più interessante: sul luogo del misfatto è giunto del tutto casualmente un partecipante di un grande fratello di cui adesso non ricordo nemmeno il nome. È stato lui anche a farsi intervistare e a parlare della disperazione di Domenico. La prima tappa della beatificazione è appunto il pentimento che se anche uccidi il prete sul letto di morte e poco prima di spirare urli MI DISPIACE SONO PENTITO vai in paradiso. Quindi tranqui. POI NON SI PUÒ SCHERZARE!!!!!!

Sai Domenico anch’io faccio parte di quelli, l’ho scoperto il giorno del test a Brera, che i genitori han dato loro un nome che poi la sigla è DD nel tuo caso CC nel mio che faranno gli artisti. I pazzi della famiglia. Ti capisco. E ti invio un sincero abbraccio. Sii coraggioso.

 

Stile descrittivo

È uno stile che detesto. Vorrei vederlo boccheggiare sulla statale abbandonato bagnato mentre fa freddo e poi passa una macchina e lo stende ma non muore subito ha il tempo di capire di fare schifo…
Ricordo mentre leggevo Anna Karenina, uno dei libri che leggi e poi ti vanti (come tutti quelli Russi del resto) di aver letto se non lo fai subito son gli altri a iniziarti al vanto “ah, hai letto Anna Karenina! (INCREDIBILE una donna che sa leggere), hai mai letto Guerra e pace?”, no per fortuna no… ecco è appena caduta una goccia di caffè sul telefono. Devo bloccarmi per pulirla subito che altrimenti impazzisco! Fatto. Avrei potuto intitolare questo post “Descrizione” però ho pensato che così fosse più stilisticamente accattivante. Ecco, dicevo, mentre leggevo quel libro che ho considerato importantissimo e oggi non saprei dire esattamente perché, arrivata alle descrizioni di caccia avrei voluto fingermi morta perché il libro sa se smetti di leggerlo lo capisce e invece le ho lette tutte e mi è venuta la sciatica e ancora oggi soffro molto quando c’è l’umidità a causa loro.

Non so quanto tempo fa, perché dovrei fumare la marijuana che dice faccia male alla memoria per lenire i miei dolori che mi intaccano la memoria (perché non ho messo l’apostrofo? Perché a volte lo trovo invadente), dicevo che la scrittura ancora apparteneva a un circolo di letterati noiosi residenti su un’isola in un universo parallelo fermo all’800 ma forse 600. Anche e forse soprattutto ‘sta cosa della descrizione appartiene a questo chiaro concetto che andrò a descrivere, non preoccupatevi. Dunque: noia -> descrizione -> linguaggio aulico. Quando esattamente volgare è diventato sconcio? Ricordo che volgare significava la parola parlata dal volgo, oggi è solo ascrivibile alle parolacce. Scusate la digressione. È stato un momento così di rabbia non riesco a credere di vivere in un mondo spaventato ancora dalle parolacce. Allora, la scrittura non ha più senso, e non da oggi, eh! Ci sono i registratori vocali, le telecamere, le fotografie!… Mi son dovuta fermare perché il mio cane pazzo stava combinando qualche casino e ho dovuto sgridarla dalla finestra. Mi han chiamata Claudia ma il nome giusto per me sarebbe stato Ausilia(trice) è da sempre che mi occupo di o aiuto qualcuno e quando faccio qualcosa per me come adesso che sto scrivendo mi vengono come dei crampi sordi allo stomaco: sensi di colpa (il titolo di un bellissimo libro).

La descrizione una volta arrivata la telecamera DEVE MORIRE! La scrittura si deve evolvere. Ecco che arriva uno e dice “Ausilia, lo sai che ognuno vede il mondo con i suoi occhi e…?”, ti fermo subito simpatico amico, il mondo ha un aspetto oggettivo ed è di questo ciò di cui stiamo parlando. Se esiste una voce fuori dal coro che sa di muffa, tipo un giullare che ha fatto ridere il cuore degli isolanintellettuali, ecco, state pur certi che farà cacare! Loro (essi) faranno di tutto per renderlo famoso e così si sottolineerà sempre di più il divario tra noi isolani e voi volgata di penisola. A me tutto ciò rende triste ovviamente almeno quanto mi dispiace che i geroglifici scompariranno e al loro posto ci saranno i chip nel cervello. Ma dicevamo: il descrittore rimane uno che vuole descrivere la realtà alla perfezione quindi una telecamera 😉. Io non lo so, forse sto un po’ annaspando, ma per me non c’è niente che sia più noioso di una descrizione scritta in cirillico e poi sigillata con la cera. Infatti ormai sono così abituata a questa idea globale di libro che credo non riuscirò mai a scriverne uno. Meglio per tutti. Tanto anche se dovessi riuscirci non mi aiuterebbe nessuno vista la mia politica “no al lustrare ani”. In ogni caso se dovessi mai usare “becero” con la serietà più becera, beh… continuate a ignorarmi che me lo merito. Ma veniamo all’esempio pratico.

Oggi mi son svegliata alle 6, ho pensato “ma porcocazzo!”, purtroppo però la mia vescica vecchia e schiacciata va svuotata. Tornata a letto mi sembrava di sentire mia figlia parlare continuamente e allora mi giravo e mi sembrava di vedere i suoi occhi aperti e pensavo “ma perché non dorme?” e un’altra parolaccia. E allora i dolori e il fatto che continuavo a pensare a lei forse sveglia non mi facevano dormire, poi io son una che appena si sveglia si riattiva come una macchina e fatica a riaddormentarsi. Poi incredibilmente ce l’ho fatta e mi son trovata mia figlia seduta di fianco a me “è ora di svegliarsi, c’è la luce”. La prendo e me l’abbraccio per un po’. Sono le nove. Mi alzo. Faccio la pipì. Cambio Frida. “Cosa vuoi per colazione?”, le elenco quello che c’è, “i biscotti!”. “No, mamma scherzavo non voglio i biscotti, eheheheh”… e avanti così per un po’. Metto su l’acqua per il té. Bevo acqua e limone che dicono che sia miracolosa ma mi sento uno schifo lo stesso. Frida mi chiede di raccontarle per l’ennesima volta di quando appena nata uscita dall’utero si ruppe la spalla e c’era una giovane ortopedica che voleva seguirla perché altri volevano farle fare fisioterapia o cose del genere ma lei era convinta che sarebbe guarita da sola… allora ogni volta che andavamo da lei Frida le scoreggiava in faccia e allora lei si mette a ridere “me lo racconti di nuovo mamma, mi fa troppo ridere”. Finisce di fare colazione, ho mangiato anch’io: una banana un paio di biscotti e qualche noce. Sto pensando a cosa vorrei scrivere e mi viene in mente questo post ma allo stesso tempo penso che vorrei scrivere ROVAZZI HA L’AIDS e un altro post tipo POSSIAMO TRANQUILLAMENTE DIRE CHE ALCUNI MERITANO PIÙ DI ALTRI DI VIVERE TIPO CHE FIGATA QUANDO È MORTO MUSSOLINI ma vorrei anche scrivere È MORTO TIZIANO FERRO. Poi penso a tutto il sottotesto, ai fraintendimenti, a tantissime altre cose e mi immagino uno che arriva e dice “non puoi vivere più in leggerezza, su”. Poi mi siedo a cagare e scrivo con la porta aperta e Frida che guarda la tv. Ora è già tardi. Son stata interrotta centinaia di volte. Devo preparare da mangiare, probabilmente riso e lenticchie e pulire una carota per Frida. Giusto il tempo per postare il link…

Into the wild

Alle donne piace perché…
Il protagonista muore e sembra pure buono. Anni di repressione catarticizzati (mi piace molto così).
Piace perché le donne badano parecchio all’estetica spiccia.
Poi lui muore.
Piace perché quel cucciolo “io lo so che se avesse incontrato me si sarebbe salvato. Io mamma tutta cuore di olio di panna palmato unto grasso caldo semifreddo bollente”.

Io ero fra questi, non si può più parlare di genere femminile perché non esiste un genere diverso da quello femminile. Le donne sono abili scultrici che da anni hanno scalpellato l’universo a propria immagine e somiglianza mentre i maschi si massaggiavano il testicolo destro sul divano a causa di un fastidioso varicocele.

Ma torniamo all’Argomento. Into the wild, ovvero: l’uomo che tutte si vorrebbero sposare o come minimo portarsi a letto.
Perché questo, vedete, è uno scienziato plurilaureato ma anche ricco che però sente il richiamo della terra, il primitivismo… cose che contano per la sessualità ma io stavolta non voglio farne neanche un accenno perché la mia paranoia lo sa che ci son sempre gli appostati “parla solo di quello” a braccetto con quelli “parla di sesso per favore”. Ma, non è una cosa fatta apposta, è il mondo che si ripete. La ripetizione è importante anche nei giochi dei bambini, stesse ambientazioni, stessa storia, stessa fiaba prima di andare a letto. La ripetizione genera il generabile lo rende più possibile aumentando le probabilità.

Allora, tornando a monte, il nostro è un mondo composto essenzialmente da collezionisti e maniaci sessuali, a volte i due tipi coincidono, coesistono in armonia generalmente in un serial killer. Io giuro che, se anche ci penso intensamente, non credo riesca a trovare un’epoca più satolla della nostra di psicopatici pazzi. In ogni caso, Into the Wild in tutto ciò s’incastra perfettamente.

Il titolo è un rimaneggiamento, un rimpasto di Welcome to the Jungle, mia canzone preferita dei Guns. Cioè, in questo mondo dispotico senza ossigeno solo anidride carbonica che inquina le vene, in questa giungla dove il mibtel viene risucchiato dalla lotta per la conquista di un posto di lavoro, resta solo la natura. Resta solo morire. Liberarsi per morire. Ed ecco che finalmente capiamo che Into the Wild è in realtà la storia di Totò Riina. Dice “ma che cazzo dici?”.
Seguitemi!

Innanzitutto,  vi ricordo che il protagonista avrà a che fare sia con una milf che con una minorenne: raga, questo è un film ruffiano alla grande!
Detto ciò, c’è il potente messaggio filosofico che mette a nudo le idiosincrasie (😉) di questa società, il non poter andare a lavorare senza calzini e puzzando come vuole madre natura, un esempio. Ma noi ci rendiamo conto che questo è un mondo dove si pubblicizzano pastiglie che ti aiutano a concepire? Ma un tempo la gente sperava di non fare dieci figli! Oggi è un fatto normale prendere cascate di ormoni e sfornare un paio di gemelli (“così ho fatto due gravidanze in una perché io vorrei almeno avere tre figli, carini i bambini, soprattutto quando se ne stanno al nido e li vedo massimo due ore al giorno”) a 50anni.
Ci siamo persi. Questo film ci fa vedere la nostra nudità. La nostra fragilità. Tipo che se vai a lavoro senza calzini ti ammali e ti viene la febbre.

L’idea è che comunque noi si sforna generazioni di Nerone che se non fai tutto quello che vuole ti brucia la merenda e prende fuoco anche la casa.
E pensare che, ormai parecchi, anni fa mi offendevo se si diceva qualcosa di questo film. Dicevo “è un ragazzo che si è suicidato ma ci rendiamo conto!”. Fortuna che c’è almeno una cosa che mi piace di me: mi metto continuamente in discussione.
Ma abbiamo minimamente idea di quanti soldi sono arrivati nelle tasche di questi genitori che soffrono? Ma non c’entra niente ora, o almeno non ho voglia di entrare in terreni minati e giustificarli. Mettiamo fine a questo post. Dice “che c’entra Riina?”. C’entra eccome! Anche il protagonista si è sentito sempre imprigionato nel ruolo che la società si aspettava da lui e cerca nella morte la libertà. Infatti molti dicono “non liberate Totò”.

Che infatti, vuoi mettere essere liberato, uscire dalla gabbietta, in un campo dove la gente ti spara come un fagiano, anzi forse propongono proprio questo. Ora la gente grazie ai social ai cartelloni manifestanti la propria opinione può cambiare le cose prendere decisioni al posto dei giudici. Gente che ha la sensibilità “basta far del male a questo vecchio”, oppure “(lasciatelo morire tra atroci sofferenze come ha fatto lui, come farebbe) non liberatelo!”.
Questo dibattito è una meraviglia. Tutti a guardare il tizio nella camera a gas (il pianeta terra) e siccome è un assassino (“ma io son contrario contrarissimo alla pena di morte, eh”) vuole che il boia lo ammazzi a bastonate. Vuole vederlo dissanguare e poi appenderlo come un maiale. Sai come ti senti bene dopo mentre mangi fette di salame stagionato almeno 7 mesi? Sai come passa la sofferenza per la morte di un figlio con una pioggia di soldi che ti ricopre?

La natura è bella eh, ma fuori, in vitro.