The Show Must Go On

Il titolo non c’entra nulla col contenuto. La tastiera è tutta appiccicosa, Frida ieri ha voluto scrivere con il computer; le interessano solo la scrittura, la fantasia, i libri, la scultura, la pittura… un’altra infelice, si sa i poveri non si possono permettere l’arte, ma voi sapete quanto costa il didò? Dicevo, prima pulisco un attimo la tastiera. Ah, sì, ora sta suonando anche il pianoforte :-), a posto così. Non è che io voglia lamentarmi, anche se ritengo di averne il diritto, ma a noi poveri non è proprio concessa la creatività. Un esempio su tutti: mi era venuta voglia di scrivere dopo tanto tempo e… ho pulito la tastiera e ha smesso di funzionare, la canzone che stavo ascoltando e aveva ispirato il titolo di questo sudatissimo post scritto (battutona gioco di parole che piacerà solo ai segaioli del pensiero come me) è volata via insieme all’idea dell’esistenza del mio computer portatile e al Wi-Fi Vodafone che salta, va e viene, per farti provare il brivido della giostra… ed eccomi qui, tenace e ostinata, di nuovo di fronte a questo minuscolo schermo acquistato in tre anni di rate per rovinarmi la vista. Se fossi una che bestemmia credendoci, sarebbero partite abbastanza tante madonne, ma bisogna avere pazienza, per esser poveri e non fare una strage.

Ma di cosa volevo parlare io? Me lo ricordo ancora? Sì, dell’amore, come donna dovrebbe essere il mio sentimento più speciale si sa, ma io credo di aver capito delle cose. All’inizio dicevo che il titolo era fuorviante ma non è vero, perché quella dovrebbe essere una canzone trasportante, passionale, creatrice di lacrime e invece è stata scritta con la ragione più pura e la più fine attenzione atta alla commercializzazione. Ora ci si mette pure facebook a mandarmi mail e a bloccare la radio che stavo ascoltando, perfetto!
Un uomo che stava morendo, ma sarà poi morto veramente o avrà fatto finta come molti altri perché si era rotto le balle di intrattenere noi beceri mostruosi esseri comuni (?), che scrive una canzone per salutare i suoi fans (antinfiammatori) ricondando loro che sarà sempre accanto a loro grazie alla musica che non morirà mai. Ma in fondo che importa, che ci importa del sottotesto, del lavoro dietro le quinte… ora c’è Frida che mi manda i messaggi su Whatsapp… a noi interessa che ricrei quel sentimento di abbandono alla materna mentre urlavamo “MAMMA NON TE NE ANDARE, NON LASCIARMI, VOGLIO LA MIA MAMMA!”, e che stuzzichi le nostre paure, la paura di morire ma per fortuna per ora è toccato a lui e non a me. Ciò che funziona, l’abbiamo detto tante volte, è ciò che ci dà Selvaggia Lucarelli, una realtà posticcia, unticcia e appiccicaticcia, la stessa che ci danno i giornali per vendere di più. Forse un po’ siamo scemi, è vero.

Ciò che conta, anche, è che Freddie Mercury fosse un omosessuale extracomunitario che ce l’ha fatta, no dai scherzo, è che pure egli, come Kandinskij, visse tutta la vita alla ricerca della perfezione, nel suo caso vocalica, che apparisse però scevra di cotale ricerca. Ecco perché il talento, e non nel suo senso economico di moneta che fu, non ha alcun senso di esistere, praticamente nessuno che ha talento diventa famoso senza morire a 27 anni. E così possiamo finalmente legarci al discorso promesso sull’amore. Tutti dicono l’amore è la passione, senza passione l’amore non esiste, il matrimonio è la morte dell’amore… ok, ok. Per questo esistono gli amanti, uno si sposa e si fa l’amante. Gli amanti non vivono insieme, la quotidianità non inquina i loro sentimenti ed essi sì che possono amare. Non scoreggeranno mai uno di fronte all’altro, mai un rutto uscirà dalle loro labbra, mai aria verrà rilasciata in alcun modo.

Ecco, la passione. In fondo l’amore è connesso, è strettamente connesso, al desiderio. E cos’è il desiderio? Aria fritta, quell’aria di prima che dev’esser trattenuta, perché sgradevole e piena di anidride carbonica che crea poi il riscaldamento globale. Il desiderio, tutti dicono che una volta ottenuto ciò che si è desiderato sia necessario desiderare qualcos’altro e quindi manco essere in grado di prendersi cura di una pianta che quando cresce che palle, ci ha già stancato, abbiamo bisogno di una nuova sfida. Il talento non si può controllare, non può essere commercializzato e il desiderio è in mano alla pubblicità. Forse, più che sull’amore dovremmo concentrarci sull’affetto che non passa si crea cambia.

Non so quando scriverò di nuovo. So che tutto quello che ho scritto fino a oggi mi fa schifo e già questo ora che lo rileggo… 🤔

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La mascherina

Un argomento a dir poco estremamente interessante.

Partendo dall’assolutamente mai detto “persona in latino significa maschera” , ma anche personaggio, figura, persona, condizione, stato, autorità ◊ civitatis personam gerererappresentare (copiato e incollato, eh) la città (o lo Stato), faremo un ragionamento mentetomente, oh tu sagace lettore e io deficiente.

È chiaro che per piacere agli altri è necessario mentire partendo dalle basi della buona educazione, creanza, bon ton, civiltà… chi avrebbe per esempio il coraggio di dire proprio oggi che quei denti di Hawking non si potevano vedere. Nessuno.
Per piacere, perché altre persone non ti odino, è necessario indossare una maschera imbonitrice.
Si può addirittura dire che siamo tutti venditori della Avon, ma meglio della Herbalife, perché noi non intendiamo render belli coloro che ci si accostano con il prodotto che vendiamo, noi stessi, ma vogliamo che credano fermamente che il nostro prodotto sia sano e che li renderà sani, senza sforzo, solo magari toccandolo, soprattutto in certi punti: 😉.

Ed ecco che ci presentiamo sdentati, mentre magari la piorrea ci fa cadere qualche altro incisivo durante la presentazione del prodotto, grassi, con uno strano eritema sulla calvizie (ricordo che tutti i calvi sono cattivi proprio come i ciccioni, quindi calvo-ciccione: MALE ASSOLUTO!), le occhiaie nere come la pece, anzi, la pece è da lì che si ricava; una tosse grassa che fabbrica rospi, quelli che se li lecchi ti mandano in estasi ma senza peli sulla lingua. Una grossa cisti sulla fronte sta per esplodere. “Guardi signora l’assicuro che questo prodotto eliminerà tutta la sua cellulite, poco importa che si trasformerà in un tumore letale al pancreas. Ops, l’ho detto ad alta voce ma anche questo…”.

Cose così, questi son gli approcci amicali, soprattutto in età adulta.

Ci possiamo immaginare, per dire, un premier che vince le elezioni dicendo “votatemi perché ho bisogno di soldi, la mafia mi sta cercando!”? Ovviamente no. Ci aspettiamo che ci dica “ti rimbocco le coperte ogni sera non prima di averti letto la storia della buonanotte…” esce fuori dalla stanza una dolce curva vecchina che si toglie il pastrano ed è in realtà Cthulhu.

Una cosa che mi ha sempre sconvolta da bambina era l’euforia che ti possedeva nell’indossarne una, di mascherina. Ricordava proprio quella sicurezza di anonimato tipica dei pixel sugli occhi: “così non mi riconosceranno MAI!”.
Ma perché? Come poteva un oggetto così piccolo e inutile cambiare tutto? Mi chiedevo col cervellino grande come quello di oggi.
Purtroppo la risposta è molto semplice ed è quasi sempre la stessa. Tutti sappiamo chi c’è sotto quella maschera, tutti sappiamo che la signora Maria felicemente sposata da quarant’anni con 5 figli e quattro nipoti e un onesto marito amorevole, va ai raduni sadomasochisti e si fa appendere al soffitto mentre una serie di uomini in cerchio fanno dei test sulla sua resistenza a svariate prove di poco interesse. Tutti lo sanno ma non vogliono saperlo.

Tutti sanno come sono nati i bambini e che mamma e papà fanno s….o ma… non vogliamo saperlo, ca**o!
Tutti capiscono che quel regalo a forma di libro ricoperto di carta a forma di libro, in realtà son 3 dvd impilati, ma non lo vogliamo sapere.

Fingere di non sapere: l’ultimo godimento massimo assimilabile al trattenimento della pipì che fa esplodere le reni.

Uno dice “pensavo che queste cose esistessero solo negli anni 80” (tipo astuto) e invece… il nostro pupazzetto di pezza preferito pieno di buchi logoro d’amore sciupato d’abbracci… è ancora lì su Instagram che prende like ché le cose decadenti ci piacciono, il vintage tira.

È bello vivere in una società adulta.
E ora devo proprio andare che c’è mia madre che mi sta mandando un sacco di messaggi su Whatsapp. Ciao mater! ❤

No. Non ci sto. ðŸ˜¡

Un messaggio, forse breve, ma sicuramente positivo, che spinge il lettore a credere in se stesso, nelle sue capacità e nei sogni, mai smettere di credere nei sogni, come ci dice l’amico panpan (?) nella pubblicità dei pan di stelle, “il biscotto più buono dell’universo” ☺.

Tutti abbiamo visto, alcuni condiviso, il video di quel comico, di cui non ricordo il nome (LASCIATEMI IN PACE CON I NOMI) che parla delle elezioni italiane. Divertente, eh. Io non ho riso tantissimo ma io sono una difficile sono una donna sono mentale ho bisogno di coinvolgimento… tutta ‘sta roba qua. Ma ci sto girando intorno e ora mi fermo. Non dirò una parolaccia ma la sto pensando. Credo che, oltre al fatto che stimoli due o forse tre lati fondamentali del carattere italico (tafazzismo, autolesionismo di livello per chi non conoscesse il personaggio di Tafazzi, grande propensione alla comicità che fa ridere, lamentela forte soprattutto politica con in mano uno spritz o un bianchino al bar), cosa credevo? Non lo ricordo più. Forse qualcuno penserà “hai la memoria che fa schifo, dovresti smettere di scrivere”, bene, avreste il coraggio di dire a Bocelli di smettere di cantare perché non ci vede? Come potreste poi fare tutte quelle belle battute sulla sua cecità tipo “un giorno Bocelli credeva di starsi toccando e invece stava palpando una banana”, AHAHAHAHAHAHAH. Che figata raga! 😐 “Che poi sua moglie è entrata, no, e gli fa”, non riesco a trattenere i risolini, “‘Andrea, ma che stai facendo con quella banana?’, ‘ma niente, amore, controllavo che fosse matura! Sai no che Pirandello dice che i frutti venivano maturati a furia di mazzate? 😃'”; ragazzi, quanto mi mancano queste battute, forse stupide ma con quella citazione intellettuale che levati. Oggi però se non sbaglio son pure diminuite le battute di questo tipo. Devo dire che da quando è salito Gentiloni è partito il proibizionismo della battuta anche su Gigi D’Alessio.

Io dico che abbiamo assistito tutti, ridendo, alla sempre classica operazione “picchiare forte il debole sugli stinchi quando ti trovi in un momento di imbarazzo e tutti ti stanno guardando”. In famiglia, nel microcosmo sociale, era tipo picchiare il figlio più debole per dare una lezione a tutti gli altri. Non so se avete mai visto i Teen Titans, a un certo punto il demone più potente del mondo, il padre di Corvina, le dice che per iniziare a essere anche lei un vero demone, nel classico rito di iniziazione, prima deve nutrirsi degli incubi dei bambini e poi scagliare la sua ira contro i suoi amici: “ti consiglio di iniziare colpendo il più debole…”. Esatto! Quante cose insegnano i cartoni, solo se le vuoi vedere, chiaramente.
Ecco, quindi, abbiam preso la ragazzina dodicenne che quando ci vede le tremano le gambe e non fa altro che andare in giro a dire quanto siamo fighi e belli e migliori… e la abbiamo umiliata, davanti a tutti e lei tipo “grazie mi hai notata, ti amo”. Infatti, molti giornali son partiti con i titoli sensazionali “oh, la grande america si è accorta di noi”, un po’ come quando accadde il fattaccio di Rigopiano.

L’America, come un vecchio pedofilo: ho poche energie, concentriamoci sulle gambette corte dalle menti malleabili.

Ok. Certo, qui non si fa che prenderli in giro per via di Trump, ed esistono larghi gruppi di persone che boicottano i prodotti americani, non vanno mai da McDonalds… forse un po’ ce lo meritiamo. Ma io vi dico una cosa, se non si è mai stati il bersaglio sbeffeggiato dalla comunità tutta ‘sta cosa forse non si può capire. Io purtroppo la capisco e a fondo mentre affondo (cit. bacio perugina).

Un’ultima cosa vorrei dire “AHAHAHAHAHAHA, UN POLITICO COMICO!”. Perfetto, allora perché dovremmo dare retta alle parole di un comico? 🤔
Non sapete nemmeno scherzare. 😚

Io dico no al razzismo

A me pare che il razzismo sia un modo di pensare radicato. Ci sono i Rossi che vivono a piazzale Loreto in un appartamento di 200mq. Hanno una colf peruviana che vive in un monolocale a Bicocca. Essa paga lo stesso affitto dei suoi padroni, ops, ma loro l’affitto non lo pagano, e spende praticamente tutto in abbonamenti della metropolitana. Non mangia. Alla fine del mese, con le dovute restrizioni e qualche lavoretto extra, la pulizia dei bassi fondi della signora Verdi, una vecchia arcigna ricca che hanno inspiegabilmente abbandonato tutti, ella riesce a spedire a casa una trentina di euro. Lì in Perù ci stanno suo marito, disoccupato, e i suoi figli, la mensilità li aiuta a pagare il mutuo, la danza, il nuoto e tutte le altre cose indispensabili a un millennial per crescere felice e annoiato tendente al suicido per un fatto di bisogno di brio.
Detto questo, avendo appurato che la nostra amica peruviana, che per comodità chiameremo Maria, passa la maggior parte del tempo a rovistare nella merda altrui, merda altolocata però, bisogna dire che la famiglia Rossi si dà da fare nel campo dell’antirazzismo. Uno, hanno dato lavoro a Maria mantenendo la sua famiglia. Due, si dichiarano apertamente antirazzisti, anche su facebook. Tre, avendo raggiunto una certa età e i figli ormai son grandi, stanno pensando di adottare un paio di bambini di colore.

Tutto molto bello, idilliaco. Ma io dico che questo è razzismo, puro. Ma chi te l’ha detto che Maria ti deve lavare il culo? È povera, viene da un paese straniero e che altro dovrebbe fare? Bravi! I miei complimenti. Chi ti ha detto che quei bambini che vuoi adottare non avrebbero preferito stare con la loro famiglia e finire magari su uno di quei volantini dell’Unicef, presto anch’essa implicata nella questione molestie? Il razzismo è pensare per scomparti stagnanti (lo preferisco a “comparti stagni” 😉).

Sono decadi che il decadimento si diffonde, si dà agli italiani ciò che si pensa che gli italiani vogliano, lubrificanti sottobanco ultra economici. Li si riempie di stronzate, inutili riempitivi, rendendoli automaticamente razzisti, identificandoli in comportamenti codificati. L’errore è pensare che la razza sia qualcosa di fisico. La razza è mentale.
Le sudamericane ci lavano il culo, le nigeriane ce lo danno… pensieri creativi di questo genere.

Ora io pretendo di sapere quanti di quelli che si battono per l’integrazione razziale non hanno un filippino che va a casa loro a fare le faccende. Razzisti. Siete voi i razzisti. Io manco se avessi i soldi farei pulire il mio cesso a qualcuno.

Parliamo anche di Ghali, della canzone prointegrazione che ha scritto. Quanti come lui possono definirsi come lui? È chiaramente questione di determinazione e talento (soldi). Ma lui ci sforna una bella canzone ritmata che ci soddisfa tutti nei nostri pensieri, che ci tiene lì calmi nei sobborghi della nostra esistenza usando i tanto comodi luoghi comuni dove ci troviamo sempre a fare gli scontri ideologici, a sfogare la violenza, “loro non lo dicono mai ma piangono contro i muri, fuori però coi duri” (non son proprio certissima di questa citazione 😀). La parabola del bullo che la forza è stato il motore della sua esistenza e della sua bella sorretta dalla beltà dei lividi del suo amore; a quarant’anni quando forza e bellezza li avranno abbandonati, si separeranno. Lui troverà una giovane cinese bisognosa di permesso di soggiorno e lei un giovane toro di colore che le restituirà un lato sessuale tanto a lungo dimenticato.
Questo non è giusto amici, lo sentite anche voi? C’è sempre abuso di potere, predominanza, sfruttamento, supposizione d’inferiorità. Sta a vedere che tanti di questi antirazzisti in realtà sono narcisisti che esercitano potere ma sono buoni, perché sono antirazzisti.

La verità? Volete la verità? Non siete filantropi, avete bisogno di quei poveri, che prendete per il culo solo se non extracomunitari, per continuare ad arrotolarvi nel lusso. Un povero non può alzare la testa deve tenerla piegata per pulirvi il culo per integrarsi. La verità è che solo l’ignorante mediamente povero ha bisogno dello stato che di fondo se ne frega se non di continuare a mantenerlo povero perché c’è bisogno di poveri che hanno bisogno.

Licenziate le vostre colf, le vostre badanti, le vostre puttane… i vostri carlini.

Una lettera d’amore

Ciao, Maurizio, oggi è San Valentino. È da tanto che volevo farlo, ma visto che oggi è oggi ho preso la palla al balzo e ho deciso di scriverti. A proposito di palle spero che le tue stiano finalmente bene.

Noi non ci conosciamo. O meglio io sì, son certa di conoscerti, ma tu non sai che esisto ecco perché ho deciso anche di scriverti.
Preferisci che ti chiami Maurizio o Paolo?

Son certa che tu sei un uomo buono. Forse l’uomo che ho sempre sognato. Cerco soprattutto un’amicizia finalizzata allo scambio di idee creative. La sessualità non mi importa. Mi siedo, no non posso stare seduta, mi metto lì poggiata a una colonna ad ascoltarti. Io ho problemi con la memoria. Per quanto riguarda la mia esistenza ricordo quasi tutto, purtroppo, nei minimi particolari, di tutto il resto fatico un po’ a trattenere date nomi… invece so che tu sei pure un pozzo di scienza da cui vorrei attingere con educazione, se non ti spiace.

Non so bene come sei fatto tu anche se forse un po’ ti ho già idealizzato, ma io ho una paura matta degli altri, ho incontrato solo persone che ti aprono la testa come una noce di cocco e poi ti succhiano il liquor con la cannuccia e quando ti giri pazientemente e dici “scusa mi stai facendo un po’ male”, ti guardano storto e ti accusano di non averli fermati per tempo quando cercavano i buchini nei quali in genere si infila lo scalpello da prendere a martellate. Forse hanno ragione ma so che tu sei diverso, gentile come me, allora forse non ci parleremo mai, ma almeno io ci ho provato, ora sta a te.

Ti seguo da sempre. Non proprio pedissequamente, il giusto, diciamo. Ho capito che saresti l’uomo giusto per me, con moderazione. Per dimostrarti che ti seguo ti dirò che come donna sono abbastanza completa. Mi piace cucinare. Spesso rimango in silenzio a meditare su una nuova ricetta. Ma leggo anche tanto sullo spazio, a volte la scienza, anche un po’ di chimica… sono dotata di fervore politico e ho un carattere deciso ma non invadente, abbastanza forte.

Se mi prendi con te, a distanza, ti prometto che ti do anche la mia email e magari una volta al mese possiamo scambiarci messaggi sul tempo.
Dimenticavo: mi piace anche molto la filosofia, la psicologia spiccia e l’antropologia comparata.

Con l’amore non sono messa benissimo. Di base a me gli uomini sembrano tutti terroristi pedofili puttanieri che vogliono ficcare gratis per poi abbandonarti all’autogrill di Somaglia. Se vuoi possiamo incontrarci lì. Ci salutiamo da lontano e magari ci scappa pure un sorriso e poi ognuno a casa propria. Che ne dici?

Ora ho quasi paura che mi rispondi.
Te l’ho detto che vivo sulle colline piacentine? Non siamo lontani. A me piace tantissimo camminare.
Ho diversi programmi politici di cui vorrei parlarti…
Magari un giorno ti scrivo un’altra lettera. Fammi sapere se ti va.
Cosa ne pensi di Saviano?

#DissensoComune

Vorrei subito azzardarmi nel dire che i generi non esistono. I generi sono delle gabbie che imprigionano il nostro io in dogmi societari che ci stanno stretti. Vestitini stracci che mettono in mostra le nostre membra. E tutto questo non è giusto. Ecco perché noi donne ci metteremo tutte insieme contro i maniaci del sesso: gli uomini.

Il testosterone? Abolito! Noto come ormone della violenza e della calvizie, e gli uomini calvi si sa sono cattivi, non lo lasceremo mai più circolare libero in vasi sanguigni comunicanti.
Fin dalla nascita boccette di estrogeni per tutti miscelati nel latte materno.

Io, lo ammetto, forse un po’ a bassa voce, ho sempre desiderato essere maschio per poter partecipare attivamente alla vita politica. Fondare un partito. Che sogno!
Ora uno viene e mi dice che esiste Emma Bonino o Rosy Bindi. Bravi! O troie o suore.
Cioè, anche in politica, la donna ha il dovere di fartelo rizzare oppure quando sei a lavoro che ti vergogni accada un tale inconveniente deve essere come una secchiata di acqua fresca; tutto gira intorno a quello: immagine e sesso, per quanto riguarda l’impegno e la preparazione son gradite amenità di ordine statistico: “preferisci prenderlo nel culo prima o dopo avermelo succhiato?”.
Io voglio essere come Andreotti. Angela Merkel, ecco lei forse sì che un po’ si avvicina all’idea.

Ma veniamo ai provvedimenti da attuarsi nell’immediato. Gli uomini coi capelli lunghi? Via. Strappiamoli loro con la ceretta. Non possono e non devono scimmiottare il genere ché non esistono i generi e quindi cosa ti permetti di scimmiottare?

Parole che non potranno più esistere perché offensive nei confronti del genere femminile:
-vacca
-troia
-fossa biologica
-pattumiera
-vecchia
-latrina
-Geppi Cucciari

-cose così (se volete aggiungerne altre ben venga).

L’altro giorno ho visto una puntata del programma di Borghese e c’era una tizia che dava un voto basso a un ristorante perché non veniva servita per prima e dice che il Galateo prevede così. No. Nemmeno questo. Non va bene. Non ci possono essere differenze di genere e/o di razza. Dobbiamo essere tutti uguali e avere lo stesso trattamento.

Tutti i nomi che finiscono per o. Debellati! Nel mondo tutti si chiameranno Andrea Luca, massimo Nanni.

Asia Argento diventerà la presidentessa dell’universo.
Perché secondo me una ragazza che ha avuto una vita così difficile e poi è riuscita comunque a emergere bene nella vita, non può che essere l’esempio paladina delle donne.

Circoncisione obbligatoria (totale).

Le modelle? Tutte nel calderone. Basta con questi uomini che vengono addosso a queste povere donne. Che oggettificano la donna sessualizzandola. Basta! Basta far sentire inadatta una donna brutta. Sarà sempre una scelta di comodo mentre la nostra immaginazione viaggerà tra le gambe di donne almeno attraenti. Non vi è alcuna differenza tra il dire e il fare, lo dice anche un proverbio. Questa educazione societaria è la base delle molestie, il trampolino di lancio.

Noi donne famose ci siam messe insieme per aiutare quelle comuni a non tenersi dentro le cose così non farete carriera di certo. O meglio tenetevi dentro ciò che serve 😉.

Asia, la signora assoluta dell’universo, è arrabbiata perché gli americani son meglio di noi. Gli Americani fanno i nomi. Il lupo cattivo Weinstein e qualche altro fastidioso vecchio che magari oggi non serve più ed è contrario alla corrente politica contemporanea.

Ma voi le vedete o no le donne appollaiate di fianco al letto del loro amato ad attendere che dica “sali pure qui di fianco a me (e alla tua migliore amica)” pronte con l’olio bollente in mano per incassare l’assicurazione?

Poi dice che son strana a non appoggiare certi movimenti che son così ridicoli, un insulto all’intelligenza umana, come gli sms per salvare un emigrato da morte certa nel mare.

C’era una volta l’umorismo

L’umorismo nero abbiamo stabilito sia una brutta cosa infatti nel caso delle molestie che si spostano dove serve, ci voglion sempre dei capri espiatori, sempre, altrimenti si dovrebbero condannare i 3/4 degli esseri umani, Louis C.K. è stato colpito mortalmente. Anche se l’umorismo nero ancora esiste nella sua forma più esatta: infatti esistono ancora comici di colore (marrone 😊). Dopo questa bella battuta possiamo procedere rapidamente. Io comunque ancora mi chiedo perché non abbiano censurato I Watussi.

Si diceva. Il primo a esser rinchiuso in un campo di concentramento, e mi scuso se ho usato questa metafora, non lo farò più, ma pensavo che si potesse fare con concentramento, un gioco alto, tipo qui si parla di concentramento di pensiero e non di persone. Però mi rendo conto sia una metafora infelice proprio oggi dopo ieri, e poi magari se uno ha voglia di ricordare qualcosa affrontandola in simpatia, è chiaramente un superficiale e infatti adesso andrò a suicidarmi per onorare del tutto il mio dolore (fisico. DOLORE FISICO! https://youtu.be/vWz9VN40nCA). Come si fa per esempio a cagare mentre uno mangia? O a vivere mentre uno muore e magari stai pure ridendo e non sai neanche che è morto? Come VI PERMETTETE A STARE BENE MENTRE IO STO MALE? Come può la Conad vendermi a prezzo d’oro una boccetta di olio di mandorle con il chip antistupro attaccato e la scatola sporca di olio sul fondo? Come può vendere (sempre la Conad) il vino bianco nello stesso identico contenitore del latte (che poi magari lo metti nel caffè, le classiche specifiche per i ritardatari)?
Per primo si presero Luttazzi. Tutti pensano fu colpa di Berlusconi. Il Berlusca con tutte le schifezze che fa che ha fatto e ha rese pubbliche? Raga, aprite gli occhi. Come mai poi non si è mai più ripreso, non è mai più stato reintegrato? Oggi, lo si può vedere tranquillamente elogiare il partito democratico, ius soli, gender e quant’altro, ma rimane lì, isolato, perché? Forse se torna al governo Silvio… lo ripiazzano in tv a prenderlo in giro e finalmente ritorneremo totalmente agli anni ’90 (per fare cifra tonda, dai, elasticità); ma ora no. Perché il satiro in genere dovrebbe prendere in giro i dominanti, e qui si parla di gente molto permalosa che magari non prende in giro ad alta voce per paura di esser presa in giro a sua volta, meglio non rischiare. È un po’ come quando si alternano i partiti tra regioni e stato, è una cosa complicata da capire.

Poi Maurizio Milani. Io lo conosco da sempre, artisticamente parlando, ovvio, anche se mi piacerebbe conoscerlo di persona (pure Luttazzi, magari una cena con loro due: che figata!). Tutti pensano che i comici vengano colpiti a livello politico, perché un’artista deve per forza schierarsi, ma non è così ed è chiaro soprattutto nel caso di Luttazzi, ciao Daniele se mi leggi ti voglio bene anch’io. Insomma, io andavo a dormire tardi per vedermi Su la testa e Milani era uno che odiavo proprio, talmente era bravo a fare lo stronzo cinico medio. Oggi, pur rimanendo un comico fantastico, è relegato in piccoli spazi a scrivere solo finte lettere d’amore. E deve rimanere lì tranquillo eh, perché lo teniamo d’occhio.

La comicità accettata è quella di amici arararara e di Cipollino. Bello vedere gli italiani che fanno beautiful, gli italiani arricchiti, deficienti da prendere per il culo, perché tanto comunque loro si senton sempre inferiori e non riusciranno mai a essere come noi nobili.
È un mondo triste. Un mondo dove i giornali forniscono i più microscopici particolari di efferati delitti ma guai a te se fai una battuta.
Certo, siam tutti d’accordo, alcune battute sono orribili (come quella dell’inizio di questo post). Ma sfido chiunque a muovere il primo passo in un campo minato.

Ad esempio io stanotte venivo colta dal demone della creatività, stavo per scrivere una roba sul giorno della memoria e poi puff, la paura. Sono già isolata abbastanza diciamo e non sono né Luttazzi né Milani, ma magari!

Oggi funziona fare la vittima, non per noi poveri sia sempre ben chiaro, come insegna Cenerentola bisogna sorridere e cantare mentre ci schiavizzano, il nostro destino (“ma lei non si lamentava”).
Sai quante volte la gente di Striscia la Notizia o delle Iene, è stata presa a mazzate? Ma oggi che figata renderlo pubblico ogni cinque secondi. Che bello il macabro! Che bello studiare millimetricamente le ferite e i loro composti! Questi due strepitosi programmi (certo le Iene molto meglio di Striscia) funzionavano con la provocazione, tipica del bullo. Ma oggi, nell’era del nerd, la vittima del bullo o il bullo bullizzato funziona mentre il nerd si mangia i popcorn e se però ti rivolgi a lui e gli dici “brutto nerd!”, ti accusa di molestie.

Rip senso dell’umorismo.
La gente che fa i banchetti in America durante i funerali o quelli che mettono il defunto seduto al tavolo durante il buffet… TUTTI IN GALERA!