Viaggiare ricercando intimamente se stessi

E ritrovarsi in un tombino.

E diciamolo una volta buona “INUTILE andare in India alla ricerca di se stessi quando basta guardare bene, meglio, attentamente, nel CESSO!” (#jesuiseremi). Io lo posso dire, in India ci sono stata, va bene, avevo solo 14 anni ma non toglie che ci sia stata e che mi sia sentita un guru, in balìa delle dicerie su quello splendido paese, mandando cartoline tipo “qui ritrovi una pace interiore che mai avresti pensato di trovare mentre un uomo senza gambe su un’asse di legno dotata di ruote veloci ti rincorre spingendosi con le braccia e tu scappi urlando ‘AIUTO!’ piangendo e molti, i tuoi parenti ridono, e gli altri ti guardano male perché in India non si urla; bambini che ti s’infilano in macchina e tu li prendi in braccio e sorridi e compri tutti gli incensi che ti offrono e quando scendono ti senti già un po’ triste perché vorresti portarli con te, fare come Angiolina! A proposito, Angiolina, facile fare i filantropi da vecchi! TROPPO FACILE! Poi un tizio cerca di comprare tua sorella per 12 cammelli; un altro ti sputa addosso una roba verde che masticano in continuazione; fai una foto ricordo in spiaggia, circondata da maschi arrapati che ti tengono le mani sulle tette; uno di loro ti porta in un piccolo tempio e ti chiede che lavoro fa tuo padre e si sfrega le mani quando capisce che lavora nell’oro nero e ti bacia sulla bocca…”, meglio fermarsi altrimenti ‘sto post diventa un racconto sul mio meraviglioso viaggio in India, mentre io voglio parlare del viaggio appena vissuto, della realtà tragicomica che sempre mi contraddistingue. Una claustrofobica, potenzialmente agorafobica, chiusa in angoli, spazi stretti, feritoie, fessure, squarci ma piccoli e schiacciata con fiati che sbuffano sul collo, mani che ti toccano, aliti che perforano narici. C’è stata una specie di catastrofe e siamo stati dirottati tutti in un altro treno a limonare. Ricordo, ad un certo punto, di aver parlato della mia fobia, del fatto che tali realtà pressurizzate le vivevo tutti i giorni come pendolare a Milano: mi schiacciavo contro la porta e pensavo intensamente che ad un certo punto si sarebbe aperta avrei sentito l’aria e lo spazio… tutta questa sofferenza per poi capire che bastava scendere e attendere la metropolitana successiva, tempo d’attesa 5 minuti, completamente vuota. Ed è così che tutti hanno iniziato a guardarmi preoccupati che facessi una strage e io “no, no, non vi preoccupate, interiorizzo tutto e implodo!” e loro a sorridere e raccontarmi cosa avevano mangiato la sera prima e la vita, la loro vita prima di conoscermi. La gente nel mondo vero mi vuole bene, si fida di me, si racconta. Lo so, avrei dovuto fare la psicologa per guadagnarci almeno qualcosa e invece, invece non sopporto molto quelli che definisco “puttane del pensiero”. Ma torniamo a noi. Ora andrò a capo per questioni soprattutto stilistiche e trascriverò i deliri del viaggio di ritorno (cioè quello in cui torni indietro con in braccio te stesso dopo esserti trovato). Non metto le virgolette tanto già sapete e cercate di visualizzarli con la dimensione sfocata sognante. Grazie.

Il posto migliore del mondo! Ovviamente, quando arrivi, c’è sempre qualcuno seduto al tuo posto e ti senti un ladro a chiedergli di alzarsi e forse hai semplicemente sbagliato. Questi treni con le porte scorrevoli alla Star Trek ci rendono molto evoluti. Ora ho il gomito del tizio di fianco a me, che legge il giornale, il giornale sottolineato, conficcato nella mia anca cicciosa. Un posto da tre, l’unico, il solo, l’invidiabile, e lui è al centro, l’ultimo uomo che legge il giornale, un vecchio, uscito, o forse no, mai, dagli anni ottanta, vestito di flanella (non ho idea di cosa sia) stopposa e lui legge il giornale; probabilmente solo quando si trova in posti stretti dove c’è gente da soffocare e schiacciare, allora si ricorda di aprire il giornale, tutto, bello disteso. A lui non basta stia scrivendo con un braccio alzato, lui mi ficca il gomito nel fianco e se sbuffo e lo spintono, lui lo toglie per un secondo e pensa “non è mica colpa mia se sei cicciona, brutta cicciona!”, il rag. geom. Renzo Silvio Arturo Filini. E di fronte a me ci sono i sedili, appiccicati alle ginocchia e poi c’è lui, a destra, il suo gomito ficcato negli organi dopo aver sfondato le ossa, poi a sinistra, lui, il finestrino che cerca di farmi credere con la sua trasparenza che non sono in un angolo, che non c’è bisogno di avere attacchi di panico che andrà tutto bene ed esistono gli spazi aperti, il mondo, le colline, la mia casa, il mio letto, Frida.

Questi treni sono prenotati e c’è sempre qualcuno che viaggia in piedi. L’Orientale che era seduto al mio posto e lì in piedi che sembra aspettare mi alzi; voglio uccidere quest’uomo, spaccargli il gomito. Quel gomito che mi tocca e tu chi sei, LEVA ‘STO CAZZO DI GOMITO! Come scegliere tra il grigio e i graffiti. Ma il viaggio più bello di tutti? Il viaggio più bello di tutti ovviamente è stato: treno, corridoio, seggiolini estraibili, un uomo con il suo cazzo fissato nella mia spalla ad altezza quasi pompino per tutto l’arco del viaggio. Mo’ dorme con le braccia poggiate sulla borsa anni ‘80 in finta pelle di coccodrillo nera, con il suo gomito conficcato nella mia milza!!! E invece no, invece io mi sono messa tutta avanti a leccare il sedile. È riuscito a venire a spingermi il braccio contro, anche qui, nel mio angolo a tu per tu con la plastica e io “CRISTOSANTO!” e lui sbuffa e sposta il braccio ma non troppo, non sia mai debba sentirmi meno sardina e più libera. Dopo Parma mi alzo a pisciare e finisco il viaggio di fronte al cesso… “I CINESI! SOLO LORO SONO! DAPPERTUTTO!” dice un tizio con una maglietta attillata bianca con su donne seminude e le maniglie dell’amore enormi, passando di fianco al mio orientale, un cazzo vivente a forma di uomo e brutto storto e impotente. Mi sento come il mignolo del piede che non serve a nulla e non si chiama così ma tanto non lo sa nessuno.

Annunci

Non sono una escort

In fondo non sarebbe male. Beh, forse il sesso, diventando un lavoro, non sarebbe più piacevole; probabilmente mi accadrebbe ciò che mi accade qualsiasi cosa faccia: “ma sono piaciuta? Ho fatto tutto come si deve? Ho chiesto abbastanza? Tornerà? Ho il culo troppo sfondato? La mia bocca ha pulito troppi piselli e fagiolini? (sì perché quelle parti di scarto le stacco con i denti, proprio come quelle buste di plastica che non si aprono)”. Mi blocco bruscamente perché vorrei mettermi della musica e parlare d’altro. Ho troppe cose interessanti da dire! Ecco, qualcuno l’altro giorno mi ha detto “amica mia, l’invidia del pene ti ucciderà!”. Credo che sia un vero amico e abbia ragione. L’argomento di genere è, insieme al sesso, uno dei miei temi più ripetitivi. Del resto sono argomenti di alcuna importanza, di poco valore all’interno della società. Per quanto poi riguarda l’invidia del pene, senza andare a sondare la metafora che ho appena sfiorato e vorrei ve ne accorgeste e apprezzaste, se ti piace ne vorresti uno, almeno uno, in ogni caso, perciò difficile non cadere in questo disturbo psichico di dimensioni importanti, che contano. Io so, che la parità dei diritti si raggiunge a colpi di minchia nel culo! Non vorrei inoltrarmi nel fitto bosco della realtà, però, ad esempio, non considero esattamente un valore la bellezza. E a noi femminucce s’insegna che essere belle è fondamentale. Sì, sta accadendo pure ai maschi che si fanno la ceretta e ciò non può che rendermi ancora più paranoica. Perché sono brutta e non ho un pene? Tesoruccio, se ancora non ci siamo capiti credo non mi capirai mai. La bellezza è il valore più soggetto allo scorrere del tempo, perché mi fate scrivere ‘ste cagate? Dicevo, coltivare la bellezza, anche se non sembra, richiede l’impiego di moltissimo tempo, poi bisogna curare anche le relazioni sociali perché mica ti fai bella per stare chiusa in casa! Ora si richiede bellezza più intelligenza, giocolieri che fanno svolazzare dieci clave seduti sul cesso mentre cagano e puliscono il pavimento con lo sputo e la lingua e stilano trattati di storia e filosofia e partoriscono stronzi che poi si rivelano bambini perché i bambini sono stronzi e siamo tutti stronzi; ah, dimenticavo, si fanno anche una sega. Ma se sei bella e non diventi miss Italia o Universo, o chesso una velina, una letterina, la moglie di William, di Cosby, di Cirino Pomicino (?), Al Bano, Pupo… che fai? La puttana? Nooooo. Si dice escort, la puttana che viene trattata bene, si veste bene, usa i profumi di D&G. C’è da dire che poi se hai avuto un passato devastante è ancora meglio perché già cammini a quattro zampe con un guinzaglio al collo. Ed è così che io, io che chiedevo solo un letto, un pasto caldo, un water dove fare i miei bisogni e offrirli al mondo con un getto d’acqua, mi sono ritrovata tanti cazzi in culo, in bocca e la figa no, è troppo mainstream, almeno quanto parlare di sesso! Andavo in giro fiera, ma i tatuaggi della mia anima dicevano che ero una donna fragile, “per favore, non farmi del male! Abbracciami! Al massimo abbracciami fino a soffocarmi con dolcezza!”, ma nessuno li vedeva, nessuno sentiva il mio grido d’aiuto, poi ho incontrato te. Mi hai guardata, hai visto la radiografia del mio corpo, la risonanza, e di fronte a tutti, a tutte quelle sciacquette (ma si scriverà così?) hai detto “lei sarà la favorita dell’harem! Riceverà più cazzi di tutte! Carezze di cazzi! Cenerentola hai trovato casa nell’amore! Curerò le tue ferite con la sborra, dentro e fuori, perché, se non lo sai, è anche un potentissimo cicatrizzante!”. E come ti ho creduto! Come ho voluto crederti! Mi ha inculata così forte che hai fatto squirtare dalla mia bocca il tuo sperma! (va bene, torno ad usare un linguaggio civile, ci provo, è che mi trattengo sempre e faccio poco sesso, pochissimo, cioè non ne faccio, non ne farò mai più, e mi piace usare questi linguaggi che mo’ tutti si vergognano! Eheheheheheh, che macchietta!!!!) Insomma, ho creduto in te, mi ha abbracciata e baciata con la bocca e le braccia dell’amore e mi ha abbandonata qui sbattuta in un’edicola di sconosciuti che dopo avermi attentamente esaminata con lo sguardo del finto interesse, dopo aver assaporato il mio fegato con le cipolle (alla Veneziana), mi abbandoneranno nell’oblio del pietismo più becero che è un orgasmo breve, come tutti, e tutto velocemente dimentica. Inoltre ormai sono vecchia e chi mi stantufferà mai più! Mi darò alla beneficenza che innalza tutti. Ieri, ad esempio, ho tirato fuori da un tombino un vecchietto di ottant’anni. Io non sono una escort, non lo sono mai stata! La bellezza non esiste e i maschi sono morti di fica, mica la possono invidiare, ma hai sentito quanto cazzo fa male la ceretta!

Il post è stato gentilmente donato dalla mente perversa di Claudia Alessia Colucci che ha rielaborato dati provenienti da giornali (D’Addario/Berlusconi), realtà, realtà virtuale, social… e ha partorito questa cosa folle ma forse bella ma soprattutto che fa pensare, ridere, basta anche sorridere, e pensare. Ragionare sulla vita, il perché delle cose. Perché nasciamo? Perché moriamo? Serviamo solo a fertilizzare il terreno? Siamo solo autodistruttivi ma il suicidio no, non va bene? Esiste dio? E perché c’ha abbandonato? Confondete tutti Toto Cutugno (o Cotugno?) con Gigi Sabani? Chi è morto tra i due? CIAO!