Guerra Fredda

Ritengo ci sia un’enorme ingiustizia sociale. Ora, mi rendo conto che parlare dei massimi sistemi sia pericoloso, snervante e, nel mio caso, abbastanza ripetitivo, ma prometto che cercherò di farlo in leggerezza come sempre, il mio nome: una garanzia di leggerezza.

Si parla sempre del femminicidio, delle mazzate, della forza fisica maschile che, spesso, supera grandemente quella femminile: un esempio pratico su tutti, uno standard di tipo sociale da un centinaio d’anni (?), Bruto e Olivia (braccio di ferro non conta perché Bruto lo faceva girare su un dito senza la cocaina). Certo, per essere precisi, per coloro che necessitano la precisione, esistono quindi anche uomini gracilini che di fronte a donnone non possono nulla a livello fisico. Oppure, mi si potrà dire “io sono un non violento e la mia ragazza mena!”. Scusatemi, ma qui non tratterò, o forse in parte sì, di voi femminucce col sospensorio. Secondo me, ‘sta storia della violenza è trattata veramente con il culo. Entriamo nel vivo della questione.

La violenza, sin dai primi passi accertati, è una forma di comunicazione. Alta? Si direbbe di no, poiché essa è chiaramente una forma di comunicazione rudimentale che sopperisce ai versi barbar gaga gugu ecc. ecc.. A questo punto, l’arguto lettore dirà oltre al solito “Queste cose sono trite e ritrite e stai scrivendo un sacco di banalità!” (“fatti i cazzi tuoi! È veramente arguto e intelligente perdere tempo a leggere gente che ti sta sul cazzo per fare polemica! UTILISSIMO E ORIGINALISSIMO 😊 ! Affatto simile alla violenza!”, ma sto svelando cose che non voglio svelare) o, ancora meglio, “io non rispondo alla violenza! Sono superiore al violento! Io metto i fiori nei fucili, ma che gente di merda gli hippie, oh?!?”. Perfetto, lo trovo un discorso logico e fluente. Ora mi colpisce pure un altro esempio, cioè la massima rappresentazione di questo interlocutore fittizio dovrebbe essere la tizia delle Mille e una notte: vuoi uccidermi e io ti stendo con un libro enorme, a tratti di qualità, con le parole, con un libro di letteratura erotica (ricordo uno dei racconti dove venivano elencati tutti i nomi che si potevano dare alla fica; mi sta venendo voglia di rileggerlo). Certo, si potrebbe tranquillamente rispondere alla violenza con un pompino, eh sì, miei cari, di nuovo questa parola, dall’amore all’odio in un battito d’ali, dalla violenza (per fare un chiasmo) al sesso con un apostrofo rosa tra le parole ti amo, dalla pace alla guerra con un lancio a distanza di una bomba a mano. Non sopporto la polemica, anche se a tratti a un osservatore poco attento potrebbe sembrare il contrario e dato che non la sopporto dirò: amico che non rispondi alla violenza perché sei troppo intelligente e alto, cosa faresti durante uno stupro? E che mi dici della legge sulla legittima difesa? Pensi che dobbiamo eliminarla? Ecco, a questo punto andrei a capo.

Che stile, ragazzi! CHE STILE! Allora, ci sto girando intorno da mo’, anche se nel titolo c’è tutto. Io detesto enormemente la violenza psicologica e sostengo che sia la più diffusa. La vedo così: i lividi si curano; le case si ricostruiscono; ma i danni psicologici… quelli non li recuperi praticamente più. Non si può tagliare, togliere, eliminare, ricucire… per me, persino (e ogni volta che lo uso mi chiedo sarà meglio perfino? Come tra e fra, chi dei due?) la morte fisica è più dolce della morte cerebrale. Eh, l’ho detta grossa? Può essere, lo faccio sempre, è il mio stile, io esagero. Ora, si sa, spesso le due cose coincidono, si muovono in parallelo, perché mente e corpo sono connessi, è tutto psicosomatico, siamo tutti passivi/aggressivi ecc.. Va bene, è un discorso aperto, ma io, resta il fatto che, ti parlo non ti parlo, ti guardo non ti guardo, ti penso non ti penso, ti odio non ti odio, l’indifferenza, le diffamazioni di gruppo che sono come pietre tirate durante una lapidazione, lo studio della guerra, la preparazione alla stessa, le tattiche, colpisco tuo figlio per colpire te… beh, a me tutto ciò annienta parecchio e ora che lo sapete sotto con la guerra fredda e polvere di kiwi (per chi ancora non lo sapesse, esso può uccidermi). E ora vorrei, in ultimo, anche se era un finale migliore quello appena sorpassato, ricordare ai pacifisti cuore&amore, gente con cui mi sento molto a mio agio, che alla base di tutto sta la violenza. Buon proseguimento di giornata. (forse un fazzoletto e un po’ di cloroformio sempre in saccoccia…)

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Entomoetologiaest/etica

Le formiche.

Al primo sguardo, l’impressione è quella di trovarsi di fronte a un evidente connubio tra lingua inglese e italiana “for + miche” cioè “a favore delle briciole”, poi, invece, purtroppo, arriva Formicidae che sta ovviamente per “for + omicidiae” -> “a favore degli omicidi”. Voi, nerd scassacazzo che mi costringete a fare questa digressione, pensate c’entri “fero, fers, tuli, latum, ferre” e invece no, proprio per un cazzo, FATEVI UNA VITA!

A questo punto, svelata l’etimologia del termine, ecco che giungono i primi ostacoli di tipo narrativo concretizzabili nell’ordinare tutta una serie di annotazioni prese stamattina durante quella che oserei definire “una delle letture più interessanti del mese: le formiche secondo wikipedia”. Inutile girarci intorno, sarà una delle solite metafore, non quella “siamo come delle formiche di fronte all’immensità dell’universo” ma più quella “stiamo diventando come degli insetti, simili agli insetti”, cioè, perciò, siamo come formiche e tra non molto diventeremo cannibali (essendo la farina d’insetto l’alimento del futuro). Ho scoperto moltissime cose, anche più di quando leggevo libri di psicanalisi, invito tutti a documentarsi per farsi una cultura umana di senso elevatissimo.

Vorrei partire col dire che c’è una differenza fondamentale: gli operai non sono quelli che si riproducono come conigli (sì, lo so, oggi non si può più parlare di proletariato, faccetta con l’occhiolino e bacetto; e gli immigrati? Dove me li mettete in questo discorso d’espansione demografica?). Allora, sin da subito, sin dal primo incrociarsi di cellule, si stabilisce chi deve lavorare e morire presto e chi può pensare a riprodursi e vivere un po’ di più (cosa che non vale per i maschi che muoiono subito dopo l’accoppiamento, faccetta molto triste). Ciò suggerisce subito un’interessantissima riflessione: perché non succede anche da noi? Io semplicemente farei delle banche di sperma e poi chi s’è visto s’è visto. Li metti in delle stanze a smanettarsi fino alla morte. Ragazzi è il momento di ricordarvi che sono etero, le donne mi fanno paura e vi voglio bene. Altra cosa estremamente interessante: le formiche si sono evolute dalle vespe, altri insetti noti per la disponibilità umana e gentilezza nonché carineria affatto fastidiosa. Si sottolinea “dalle vespe solitarie”, pian piano faremo maggiore chiarezza.

Ora un piccolo elenco di fenotipi.

Alcune formiche sono particolarmente altruiste per il bene della comunità: durante gli spostamenti e le ricerche di cibo riempiono le voragini che incontrano durante il tragitto con il loro corpo, facendo passare sopra di loro le altre.

Altre invadono colonie di formiche confinanti per rubare le uova o le larve di cui si nutrono oppure riutilizzano le operaie come schiave.

Alcune specie sono incapaci di sopravvivere senza operaie precedentemente catturate.

Parassiti sociali. Mimetismo atto a confondersi per uccidere. Entrano in una colonia prima che abbia sviluppato il suo odore caratteristico e se ne impadroniscono (fenomeno definito Dulosi; parola che entrerà prepotentemente al primo posto della mia top ten per parecchi giorni).

Genere Polyergus: uccidono la regina e cospargono i propri corpi con le sue membra per camuffare l’odore e quindi s’insediano.

Infine, ma non per importanza o favoritismi di sorta, è solo capitato così, arrivano le lomecusomani. I tossici. Arriva un pusher nella colonia e distribuisce una sostanza zuccherina di cui nessuno riesce più a fare meno. Smettono di occuparsi della prole, di riprodursi e muoiono.

Esistono anche accorgimenti, sempre sociali, tipo morse, veleni mortali, tecniche suicide: come andarsene per sempre da casa propria sigillando la porta dall’esterno determinando così la propria morte per solitudine, inutile solitudine. Ecco che torna una parvenza di ordine. La nostra è forse l’unica società sociale dedita al suicidio, insieme ai lemmings. “Che schifo i bambini! Mai un numero superiore a due! Ma tu stai a casa a occuparti dei tuoi figli? Non lavori? Ma molesti o no quei piccoli provocatori che trasudano sesso?”. Sì, siamo in tanti. È tempo di morire. Solitudine e morte, unici veri valori da portare avanti!

Lo so. Questo post è lungo, forse anche un po’ incasinato, ma oserei dire che rispecchia parecchio una miniatura della macrosocietà. Ora controllo il livello di noia presente. Alla prossima!