Attenti al gorilla!

È una bellissima canzone di De André, in realtà è del tizio francese brassein che io scrivo così ma solo i veri acculturati sanno come si scrive, io faccio talmente schifo che manco lo vado a cercare su google e nemmeno, come potete vedere voi stessi, lo scrivo con la lettera maiuscola.
Di cosa parla questa canzone?
Di un gorilla in gabbia particolarmente infoiato e che ha voglia di SESSO, sesso sfrenato contro la recinzione che ti carezza, basta.
Ma che succede poi?
Qualcuno dice “facciamo un esperimento. È poi vero che un uomo discende dalla scimmia? Quanto si discosta da essa?”, “chiediamolo al dio onnipotente che ci guarda dall’alto. Offriamogli un bambino in sacrificio!”.
Fatto sta che ci dev’essere sempre qualcuno che rovina tutto e quindi la madre comincia a urlare “BAMBINO MIOOOOO! BAMBINO MIOOOO! FUGGI! ATTENTO AL GORILLA!”. Un tizio in canottiera riprende tutto e una bambina passa davanti alla telecamera con lo sponsor: un cartonato di Saviano vestito da pierrot che dice “mai una gioia però per fortuna che c’è Gomorra, cazzo! Grazie a Gomorra scopo alla grande! Prova anche tu, guardalo con tutta la tua famiglia e vedi che succede!”.
A questo punto si sente la voce della madre che insiste “se giri a destra puoi scappare, ma non correre AMORE! NON CORRERE MAI CHE i gorilla sono predatori e se corri ti rincorrono, ti balzano addosso e ti rompono il collo lanciandoti contro il muro per poi strusciarsi sul tuo corpo morto davanti a tutti che guardano!”. Faber, ora aggiunge, come spesso e volentieri è solito fare, la sua impronta: si vede il bambino uscire dal culo del gorilla, completamente pulito e il gorilla che cerca di proteggerlo dal male del mondo che ci inghiotte tutti con la sua indifferenza ogni FOTTUTO giorno! Che genio Faber! Molto meglio di Bob, molto meglio di John, certo meglio di Jim, ma purtroppo è nato in questo paese, un paese che perché ti chiami Fabrizio non sei così interessante e nessuno ti caga.

Insomma, il gorilla pare veramente placido eppure la madre continua a urlare e l’unica cosa sensata sarebbe abbatterla e invece come al solito devono sempre pagare quei dolci piccoli teneri indifesi mostriciattoli pelosi. Il gorilla muore. Uno sguardo di vetro, barcolla, e, improvvisamente, con un tonfo cade schiacciando mortalmente il bambino. Fine.

Molti, cercano di dare un significato a questa canzone. Perché uccidere il gorilla e non sedarlo? Non lo sapremo mai, Faber è morto insieme a tutti i suoi segreti. Ci sono delle ipotesi che possiamo fare. Tipo: perché l’uomo è così violento e cattivo? Molti pensano che forse il poeta avrebbe dovuto cantare dei poveri che muoiono sulle barche in mezzo al mare. Molti pensano che è giusto così, quel gorilla di merda doveva morire. Io ci vedo un forte messaggio: l’animale che ci portiamo dentro e che non ascoltiamo mai, anzi, cerchiamo di ucciderlo, uccide il bambino che è dentro di noi e finalmente gli idioti che ci albergano muoiono in un colpo solo e forse, forse finally is arriving la CIVILTÀ, amici! Il mondo degli uomini fatto dagli uomini! Perché il messaggio fosse forte e chiaro c’era bisogno della tragedia. La morte risolve sempre tutto. La morte è il deus ex machina per eccellenza!   
Poi, titoli di coda, una gigantografia del bambino con una frase sopra “non piangete per me, sono morto per una giusta causa”.

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Pierpaolo vive sempre di più

Nei nostri pensieri. Sebbene sia risaputo che odiasse moltissimo coloro che oggi di lui dicono bene (è il senso di colpa: unico motore dell’universo), la sua memoria rimane stabile intatta pura eterea divina stellare.

Pierpaolo non è mai morto. Esistono teorie consolidate che provano il suo omicidio fosse tutta una messa in scena. Ci avete fatto caso che il cadavere era coperto con un lenzuolo? Il motivo è semplice. In realtà si trattava del corpo di un poveraccio che in cambio di un futuro migliore per la sua famiglia, anch’essa di poveracci, ha deciso di morire. Lo fanno tante volte. È una metodologia diffusissima. Semplicemente perché a volte ci si stanca di essere famosi e non si può dire “ciao, io sono stanco”, sono necessarie misure drastiche. E, soprattutto, come insegna la mafia: un  uomo morto diventa leggenda. Avete sbagliato solo un pochino con la storia di Falcone, eh. È solo un appunto. Non voglio offendere nessuno. Anche perché la mia teoria, al contrario, è sempre stata questa: la morte di Falcone serviva allo stato perché tanti cittadini imparassero ad abbassare la cresta sulla questione giustizia uguale per tutti, questione che funziona veramente poco perché c’è chi è importante e chi invece nasce per concimare la terra ecc. ecc.
Penso che Falcone, comunque, su entrambi i fronti, abbia fatto bene a fingere la sua morte. Ora se la gode alla grandissima con tutti gli altri sempre in località segrete che solo i servizi segreti conoscono. Sono come quelle bambine che si svelano segreti tra di loro e godono parlando in un linguaggio speciale che capiscono solo loro “qubudebeibi debefibicebentibi nobon cabapibirabannobo mabaibi ubun cabazzobo obohobohobohobohoboh! Oboggibi hobo pibiscibiabatobo nebel cabaffèbe debel bababbobo ebe lubuibi nobon sibi èbe abaccobortobo dibi nubullaba qubuebel debefibicibiebentebe! AbahabahabahabahABAHABAH!”. “Cretina!” e il babbo le fa saltare il dente del giudizio che ancora non è uscito.

Loro, quelli dei servizi segreti, fanno tutte le cose fra di loro in un mondo parallelo che è più bello del nostro, ovviamente. Non c’è l’inquinamento e i batteri non esistono grazie al metano delle scoregge delle mucche che li distrugge poco prima di venire immagazzinato come energia rinnovabile 😉 . Per fare un esempio. Un altro non è tanto che non mi viene è che sono stanca e domani avrò parecchie cose da fare e in più credo di essermi un pochino allontanata dall’idea iniziale che avevo del post.

La cosa bella è che Pierpaolo anche se non è morto gli si vuole tutti bene. Questo è ciò che conta. Ciò che conta è l’amore. Ad esempio lui è pure morto immolandosi per tutti coloro che hanno l’animo sensibile che ruggente dentro muscoli pompati che pompano altrimenti si muore ma intanto crescono tumori a causa della poca fantasia imprigionati in scelte societarie che non sono le nostre ma la debolezza deve sempre stare nascosta. Grazie, Pierpaolo, grazie per essere morto (anche se non è vero) che ora uno dice “Pierpaolo Pasolini, che bella persona!” e tutti capiscono che è un sensibile ma non l’ha detto, non ha scoperto realmente la sua debolezza, “mi piace anche tanto Frida Kahlo, poverina! (anche se non ricordo mai dove si mette l’h come con Coelho, ora controllo su google, avevo sbagliato con Coelho, ma anche adesso continuo a non esserne proprio certo)”.

Insomma: la morte risolve, la morte unisce, la morte porta il perdono anche per quelli che forse la vita indicherebbe come gente noiosa, giusto un pochino e anche forse un po’ sessualmente birichina. Che poi che film orrendi che faceva! Un regista veramente mediocre. E quel romanticismo posticcio che lo sanno tutti che poi ciò che conta è ficcare sempre e comunque. A me Pierpaolo sta anche simpatico, in fondo è un buon posto dietro il quale cambiarsi senza vergognarsi della propria nudità. Ora devo proprio dormire, però. E chissà quante cose avrei da scrivere ancora ma sono stanca e poi che importa? Non mi legge nessuno e neanche se inscenassi la mia morte o addirittura morissi per davvero… 

Lettera a Giorgio

Mio piccolissimo Giorgio, so che senti tanto la mia mancanza: anch’io.
Oggi ero seduta nell’erba e ragionavo su cosa fare, cosa scrivere per essere incisivi e cambiare il mondo, quand’ecco il tuo dolce volto stagliarsi nella mia mente e una nuova domanda imporsi nel filo logico dei miei pensieri: “cosa fare per scrivere su Linus?”. Ed eccomi qui, bebi, tutta per te, calda e bollente (ho l’influenza). “E se scrivo un post sul blog in cui scrivo una lettera d’amore a Giorgio tipo le lettere di Milani che mi pare che lui scrive già per Linus? Ma magari Giorgio non è pronto a perdonarmi, non mi perdonerà MAI!”.

Ecco, forse, magari, sembrerà un po’ ipocrita dopo quello che ho scritto, ma: IO TI AMO! E non nel modo un po’ birichino con l’esca appetibile. Io ti amo di un amore puro e sincero, di quelli che non esistono più. Il fatto che tu sia occupato con altre non ha alcuna importanza perché sono gelosa in silenzio e, come dicevo prima, ti amo dell’amore “sono felice della sua felicità”.

Volesse il cielo che anche tu mi pensi! Che leggi questa lettera e il tuo cuore non regge sente bisogno della vicinanza del mio per continuare a battere, per sentire il calore necessario allo scorrere del sangue! Alla vita!
Se pensi che questo amore non sia sufficiente per ottenere un premio, ad esempio potresti prendermi come correttrice di bozze. Puoi tu stesso controllare nell’archivio e non troverai nemmanco un errore di battitura!

All’occasione, so anche occuparmi di mansioni esclusive. Vuoi sapere quali? Chiamami e rimarrai piacevolmente stupito!
Una su tutte: so modificare una forcina in modo che riesca ad aprire dei lucchetti di piccola taglia.

Magari pensi che ti stia prendendo in giro e non hai tutti i torti! Devi imparare a guardare bene in te stesso, a capirti. Ormai siamo adulti e bisogna dare il buon esempio alla generazioni future. Amami senza tante remore, FORZA! Dentro di te già lo sai che non puoi fare più a meno di me 😘

PS fai presto a rispondermi perché è un periodo che non mi sento benissimo senza di te

I segreti di Lino

Quando ero piccola mi metteva una paura fottuta. Proprio che ricordo me stessa, da sola, di fronte alla TV, sul divano, che appena appariva iniziavo a tremare e a stento trattenevo le lacrime. Ora so perché.

Pare che fosse un manipolatore abilissimo di menti. Data la sua fama ormai resistente solo grazie alle opere passate, si serviva di deboli corteggiatori di fama riflettente e li costringeva a fare le cose più riprovevoli tipo succhiargli gli alluci.

Proprio a causa dell’incapacità culinaria materna, appena la madre disse “ecco che arrivano le mie famose fettine di vitello alla pizzaiola!”, fu colto da infarto istantaneo (“io quelle fette di pietra lavica non le voglio mangiare un’altra volta. Piuttosto muoio!” pensò. È successo ieri ma il passato remoto ci sta anche molto bene).

Altri invece sostengono che il medico di famiglia, giunto rapidamente sul posto durante la riunione conviviale familiare per dirgli che aveva ancora pochi giorni di vita, se le mangiò tutte (le fettine alla pizzaiola), proprio mentre Lino si accasciava a terra per il dolore della notizia appena ricevuta.

Aveva l’alito pesante a causa di una esofagite gastrica che di lì a poco l’avrebbe portato alla morte (ma proprio non riusciva a rinunciare alla Coca-Cola, unico liquido che ingerisse).

Qualche giorno fa aveva rapito Sinead O’Connor per mostrarle la sua collezione di francobolli asburgici.

Sua madre aveva sempre odiato i ciccioni (e quindi, celatamente,  un pochino anche lui) al punto che egli era solito segarsi di fronte a immagini di donne obese con le quali aveva storie segrete esclusivamente virtuali perché il grasso lo ripugnava.

Il suo più grande amore (sempre, ovviamente, nascostissimo), Susanne Eman, a noi che sappiamo tutto, ha dichiarato “io insieme a quel cesso? Ma stiamo scherzando!”

Era un pericoloso erotomane cui piaceva scoparsi più donne e uomini contemporaneamente mentre li sculacciava cercando di affogarli nel water pieno di merda (la sua) pisciando loro addosso urlando “GUARDA CHE DISASTRO HAI FATTO! HAI SPORCATO A TERRA! LECCA TUTTO COME UN GATTINO!”.
(pochi sanno che i film di Alex Magni devono tutto alla sua fantasia pornerotica)

Ha interpretato l’uomo in bianco che vende i canditi nel video di Fabrizio Testa “Fuori stagione”.

Poco prima di morire di morte fulminante ha trovato giusto il tempo di dire “questo è un mondo orribile pieno di cattiveria. Già m’immagino gente senza scrupoli che riderà di me schernendo la mia morte. Ma io sono sempre stato un uomo onesto e limpido. Non ho nulla da nascondere. E quelli che diranno male di me lo faranno solo per farsi notare. Ricordo quando ero piccolo e raccoglievo corpicini di animali morti per seppellirli nel mio giardino con piccole croci di legno fatte con i rametti. Poi mia madre appariva alla finestra ‘che stai facendo?’ e mi beccava mentre facevo una sega al cane. Quindi usciva mio padre tutto sorridente ‘bene! Questo ci sarà molto utile!’. Poi non ricordo bene. Vorrei tanto che ricordaste che, qualora qualcuno dovesse mostrarvi le foto di un cazzo ritto, ecco, sappiate che non è il mio, sono impotente da quando avevo… non ricordo. Vi prego, fate uscire su Repubblica un articolo sulle cose che vi sto dicendo…”.
Non ho tempo per scrivere tutto anche perché sta parlando ancora adesso.

Collezzionava bambini di porcellana dipinti a mano (segno chiaro comprovato di una pedofilia latente 😉 ).

Toffolo, come tutti i cabarettisti, in privato, era una persona estremamente noiosa e permalosa. Una volta ha ucciso un uomo solo perché ha osato dirgli “Ciao”.

Poco prima di morire, me lo stanno comunicando adesso che pare finalmente abbia terminato il suo discorso, ha detto “lascio tutto all’8×mille”.

Jannacci ha detto di lui “mi ricorderò sempre quel suo modo speciale che aveva di succhiarmi l’ano”.

La vita è esperienza

Una nuova canzone di Guccini

“Mario vivevaaaaa
In periferiaaaa
E non aveva tempoooo
Per pensareeee
Il tempoooo
Se lo portava viaaaa
Quanto è tristeeeee
La malinconiaaaaa
Perché poi Mariooooo
Incontra Mariaaaa
La trova sulla stradaaaa
Che malinconiaaaaa
Decide che bisogna cambiare il destinoooo
E dal catrame nasce un bambinoooo
Un bambino pulitoooo
Dolce ed educatoooo
Che la vita lo accoglieeee
Accoglieee incantatoooo
Ma capita che un giornooooo
Mario raccontaaa
La storia del babboooo
E della mamma mortaaaaaa
Morta per colpaaaaaa
Dello statooooo
Che ha dato lorooooo
Il bambino sbagliatoooo
E questa è la storiaaaaaa
Di Mario e Mariaaaa
Che il tempo se li è portati viaaaaaa”

Vorrei essere gay

E invece sono etero e triste, ma neanche visto che dicono che le donne sono al massimo bisessuali. Del resto, una si deve saper adattare, far buon viso a cattivo giuoco, in modo da poter proteggere i propri cuccioli.
Che poi se fossi gay sarei triste lo stesso, mi sa. È difficile essere me. Io sono una che adesso scrive e fra due secondi può essere che rilegge e dice “fai cacare! Non sai scrivere!”. Anche quello che scrivo lo scrivo di getto proprio come un getto, uno schizzo, una goccia, uno spruzzo, una cometa, un meteorite… si potrebbe tranquillamente affermare che io sia un po’ volubile, quindi una vera femminuccia, ma più simile a un animale femmina, meglio un insetto, una coccinella, una zanzara, meglio un microbo, no, non ho la stessa tenacia. Sono una che oggi vuole morire e subito dopo si esalta perché qualcuno le ha detto “ma lo sai che in fondo non sei proprio un essere malvagio!”. Una che non prova orgasmi dal ’75 e poi mentre fa gli esercizi gode alla grande (sì, a livello uterino).

Essere gay fa bene perché, oltre ad essere molto alla moda, è anche un fatto divertente. Tipo che se sei gay la gente ti vuole più bene e magari se pensi che fare un lavoro artistico sia un lavoro sei cretino a meno che tu non sia gay, allora è un altro discorso. I gay sono sensibili, i gay sentono e vedono cose che altri non possono, quindi ci sta. Ci sta far parte degli artisti pazzerelli. Voi dite che i gay sono discriminati? Io non sono d’accordo. Io penso che gli etero lo siano e parecchio. Allora, uno legge il giornale e c’è scritto “oggi vogliono essere tutti gay!” e poi ci sono intorno tutti quelli del cinema d’essai che si chiudono a cerchio a proteggere i Pasolini (tipo Crocifisso Dentello): “noi siamo per la diversità! Noi siamo per i diritti civili! Lasciate che i gay si sposino! Chi non porta il nastro arcobaleno è gay!”. Poi fanno i festini come in Eyes Wide Shut, fra di loro e guai a bussare per chiedere un bicchier d’acqua “pussa via brutto straccione!”.

In fondo ai gay io voglio bene. Li invidio pure parecchio e infatti non faccio che parlare di loro. Io, però, secondo me, li rispetto, in quanto non li tratto come se stessi guardandoli attraverso la vetrina di un negozio di animali pucciosissimi. Per me sono proprio come tutti gli altri e cioè, in genere: degli stronzi. Va bene. Cerco di essere seria. In soldoni, se dovessero farmi dei trattamenti di favore perché sono invalida io non lo troverei giusto. No. Ho scelto l’esempio sbagliato.
Mettiamola così: tu scrivi, io scrivo; scriviamo male uguale ma prendono te perché sei gay. Ti sembra giusto? Secondo me non è giusto ed è per questo che ho deciso di essere gay.
Sono gay anche se forse continua a piacermi il cazzo. No. Sono gay.

Narcisismo coatto universale

Dice “tu che ne sai?”. Giusta domanda anche azzeccata. Per quanto tu possa saperne della sottoscritta, mio caro lettore, ti chiedo di liberare la tua mente da falsi preconcetti e rilasciare endorfine leggendo con un sorriso placido stampato sulla faccia. Potrei anche star facendo finta di scrivere una cosa fingendo di essere Freud e quindi un tizio competente, ancora oggi il migliore, a mio avviso. In aggiunta, ho letto di psicoanalisi e ostento una conoscenza posticcia della materia. Per finire: mi sono iscritta a una pagina dove fior fiori di personaggi colti scrivono di ciò di cui stiamo per parlare.
Pare che il mondo sia pieno di narcisisti che, sempre per comodità, separeremo in due grandi gruppi: il narcisista palesato e il narcisista latente. Di fatto non vi sono alternative plausibili è inutile che ve lo chiediate o che vi sforziate a chiedervelo.

Il narcisista manifesto, anche noto come vampiro sociale, si nutre del sangue vitale dei suoi simili i quali, alla sua vista, cominciano a zampillare fino alla morte, il tutto, anche loro, con un sorriso sulle labbra a volte pronunciando “io ti amo” (il lettore intelligente, sicuramente un nerd, a questo punto si starà chiedendo: “e chi sono questi dispensatori di sangue? I narcisisti latenti? Si potrebbe dire che il mondo si divida in mistress/masters and slaves?”. Silenzio, per favore). Egli è sicuro di sé e come ciabatte usa un paio di nani sufficientemente pelosi per un fatto di morbidezza che piace nelle ciabatte.
Ecco che, purtroppo, non esiste il concetto di sazietà, l’uomo tende sempre all’infinito e poi muore. Diciamo che questa categoria è il cosiddetto bulletto che picchia i deboli e se ne serve allo stesso tempo.

Poi? Poi c’è il narcisista latente. Uno che si piange addosso rimanendo chiuso in casa, scrivendo status depressi, a volte deprimenti, su facebook, il tutto per attirare l’attenzione altrui. Una volta che c’è riuscito sente il suo ego rimpinguato ed è pronto a pescare qualcun altro. È tanto insicuro e tenerone, ti verrebbe voglia di coccolarlo e proteggerlo e mentre lo dondoli fra le tue braccia lui si attacca alla tua giugulare.  

Fine.