Mi sono innamorata di Flavio Briatore

Tutto è cominciato in un ridente paesino della pianura padana interamente dedito alla dichiarazione dei redditi. Famoso per questo quasi ovunque. Tant’è che la mia famiglia, unica fondata da lavoratori dipendenti, risultava la più ricca del paese. Ce la passavamo alla grande! A volte, il nostro  vicino, anche lui dotato di partita IVA, ci prestava la sua carta Metro e passavamo un bel natale. A parte gli  scherzi. Noi per natale, oltre a inscenare ogni santa volta la natività (interpretai un paio d’anni Gesù bambino, poi feci Maria, spodestando mia sorella, che era alquanto arrabbiata, e che divenne un pastore); oltre a tutto ciò, noi ogni anno avevamo, letteralmente, un sacco, di carta con sopra disegnato babbo natale, di regali, nascosto in giro per la casa, da trovare ogni volta con “acqua – fuochino – fuocherello – fuoco”.

A me piaceva molto cantare. OSANNA! OSANNA! OSANNA NELL’ALTO DEI CIELI! Mia sorella, addetta a portarmi a messa, si vergognava parecchio. Poi quivi conobbi la parola di dio. Scoprì che c’era qualcuno che se gli davi mille lire e cantavi magari inchinandoti un po’ (calli adatti a mansioni di rilievo) ti avrebbe inserito nelle sue grazie. Avevi la sensazione di fare gruppo. Di appartenere. E mammamia quando passava il cestino delle offerte: la tentazione!

Scoprì che ad essere buoni finisce che dio ti vuole anche più bene e in paradiso ci vai sicuro. Allora, non prima di un interminabile pianto, ecco che iniziarono le mie buone azioni quotidiane: seppellire gli animali morti che trovavo lungo la mia strada dietro all’abete; fare delle piccole croci con i legnetti; dire delle preghiere; spostare le lumache sull’insalata evitando loro la fatica di strisciare; dare la lattuga alla tartaruga… soprattutto occuparmi di animali e fare torte di fango; giocare con l’elastico in strada… insomma, ero certa di essere buona e che avrei ottenuto ciò che stavo cercando.

Poi iniziarono le pulsioni bonarie, da beneficienza, nei confronti dei più deboli. Creai anche una sorta di gruppo di polizia di quartiere per proteggere i poveri dai prepotenti figli viziati dei ricchi.
Stavo sempre dalla parte degli indiani. Volevo essere indiana. Dicevo di avere chiare origini indiane. E senza accorgermene ero già una borghesotta un po’ triste che pensa ai bambini del Burundi mentre si strafoga e piange e il grasso si nutre e cresce. È proprio successo tutto così. Senza che potessi  fare nulla. Completamente inerme. Poi, per questa mia indole giustizialista ho finito per rimanere sola. Chiaro. A lamentarmi di quanto il mondo fosse pieno di cattivi incontrastabili.

La sintesi di tutto ciò. Il finale anche forse un po’ insensato, è che mi sono innamorata di Briatore. Usando Maurizio Milani come trampolino di lancio, son stanca dell’uomo di sinistra fintamente impegnato mentre sguazza in piscina  (nanni moretti), voglio lo stupratore del lusso senza confini: Flavio Briatore. Lo desidero con tutta me stessa. Voglio vendere il mio cuore.

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One

Uno dei film cardine nella mia vita (the rocky horror,  goodmorning vietnam, platoon, shining, alien, profondo rosso, arancia meccanica, balle spaziali, bianca, caro diario, aprile…) è stato Magnolia. Per motivi molto personali, che non andrò di seguito a scrivere per questione che ci tengo, forse un po’ stupidamente, alla privacy.
Comunque, a questo film, è pure accostata una colonna sonora celestiale.
Qui di seguito cercherò di mostrarne le profondità di una, scavando nel profondo.
Ecco a voi: Le esegesi!

Dal titolo avreste già dovuto intuire di che canzone si tratti.

In questa opera che definirei “quasi divina”. Ci troviamo di fronte subito allo scopo principe di tale sintesi d’arte: non essere mai banale, sviscerare problematiche interne sociali. In sintesi: un po’ di pesantezza 😉 .
Qui si parla di come il numero uno sia il numero più triste del mondo, anche il due faccia un po’ schifo; e se uno ti dice di no vivi l’esperienza più triste che tu abbia mai vissuto; ma anche il sì, uguale. Quindi puoi fare un tre ma anche qui, beh, anche qui è poco, ragazzi miei! È veramente poco. Pare chiaro palese ed evidente che qui ci troviamo di fronte a una canzone pro-orge. Fa quasi vergogna, puro imbarazzo, e specie e schifo quasi mentre lo si scrive soprattutto per la sua banalità nuda&cruda.

Direi che possiamo dire che abbiamo finito!
E ricordate: uno è il numero più solo che conoscerete. One è il numero più solo che sarai in grado di fare, molto molto peggio di due, uno è un numero diviso da due.
Da quando non ci sei più non è più bello come prima. Ora spendo le mie giornate a scrivere versi di ieri. Quindi qui è incazzata perché qualcuno l’ha lasciata. O, come spesso mi capitava di pensare da piccola, qualcuno era semplicemente morto. Da quando non ci sei più. E allora un po’ m’intristivo. Pensavo a come dovrebbe essere stato perdere qualcuno che amavo. Per sempre. Semplicemente per sempre. #semplicementeio 

La questione femminile

È molto semplice e alla fine di questo post si sarà risolto tutto. Tant’è che ora creo una categoria “femminicidio”, ne ho scritti altri 100 e dopo questo, la soluzione: altri, fino alla mia morte.
Si trascurano troppi particolari e allo stesso tempo si punta velocissimamente il dito verso le donne che sono delle arpie, è vero, ma ora spiegherò perché, non preoccupatevi. Sedetevi con calma e leggete pazientemente.

Il primo problema è l’elastico duro. Nessuno ne parla. Chissà come mai!? Eppure è la prima causa delle morti in culla (se necessitate di una spiegazione chiedete nei commenti oppure, più semplicemente, “cazzi vostri! 😉 “). Chi l’ha inventato? Ovvio! La mente perversa di un maschio che odiava sua madre e l’unica ragazza che ha amato che gli ha spezzato il cuore ecc. . Sempre la solita solfa. Ma vediamo nel dettaglio cosa fa e di cosa è composto. L’elastico duro è fatto di budello di bovino in fasce, la cosa più resistente che tutt’oggi sia mai stata scoperta, infatti ci fanno pure i fermacarte che sin da bambina non ho mai capito a cosa cazzo servissero e poi ho capito: a niente. Oggi come oggi, oggetti inutili e un po’ appiccicosi usati come arma esotica nei gialli di terza categoria.
Perché una gravidanza sia ben riuscita e si possa definire come tale, è indispensabile una buona dose di lordosi (c’è il simpatico che entra in scivolata e dice “e che cos’è la lordosi? Mai sentitahahagahahaha! Vorrai dire lardellosi!”; non sto scherzando, esistono seriamente tali individui; ora stavo scherzando perché volevo scrivere “non sto scherzando, la lordosi è anche imprescindibile all’avere un bel paio di chiappe senza l’uso di protesi, cercatelo su internet se scettici”). A cosa serve l’elastico duro? Che c’entra in tutto ciò? L’elastico duro è fatto apposta per inserirsi e premere forte forte nella piega formata dalla lordosi così da creare un ulteriore peso sulle reni, per stare male. Ma perché? Ovvio! Le donne amano lamentarsi per dare fastidio a qualcun altro che poi finalmente le uccide! Piccola aggiunta sostanziale: la lordosi in gravidanza evita anche la formazione di smagliature. Per creare ancor di più quell’onda lombare così affascinante e irresistibile: i tacchi!

Poi si potrebbe parlare anche dei calzini e delle scarpe strette, della famosa sindrome del piedino piccolo documentato anche in Cenerentola (la storia che più di tutte ci racconta della questione femminile; cacchio,  mi sento come quando nelle canzoni o nei film o nei libri viene citato il titolo, che emozione). Invece concluderemo per non esagerare, per adesso con: le donne si dividono sostanzialmente in due categorie, puttane introverse (o timide) e puttane estroverse. Le prime te la danno a fatica e chiedono pure dei soldi. Le seconde no.

Sindrome di (o da) Harry Potter

Non parlerò del fatto che ieri notte (io) abbia citato il protagonista di questo post e che oggi, al solito leggendo repubblica, i miei occhi si siano posati su un articolo riguardante il suddetto. Nemmeno comincerò tutta una disquisizione sulle relazioni interpersonali, come avrei voluto, e cioè: perché le donne sono più “amore che vieni amore che vai” e gli uomini son più “la canzone dell’amore perduto” ma forse no, forse più “la canzone di Marinella”? Di certo, come spesso accade, ci sarà qualcuno che necessita maggiori delucidazioni. Per il lettore cui piace il mistero consiglio di saltare tale parte che segue dopo il punto. È chiaro che una donna lascia uno e già c’ha il piano B o A, come si preferisce, mentre il maschio a mala pena riesce ad amare un’altra donna al di fuori del corpo della propria madre e, se lo fa, sarà l’unica e sola per sempre. Quindi? Perché? Di mamma ce n’è una sola mentre i padri sono intercambiabili? Io, ad esempio, odiavo il mio che mi molestava, ricordo ancora oggi le frasi che mi rivolgeva “hai sete? Vuoi una banana?”, per dirne una. Allora cercavo ovunque la figura paterna così assente o forse troppo presente, non saprei. Resta che questa che pare una banalità in realtà è un atteggiamento diffusissimo! Ne discuteremo poi ma i più interessati possono anche lasciare numerosi commenti. Risponderò di certo.

Si parlava del maghetto che tutte amano. Perché? La tizia che ha scritto quel libro… come l’è venuta a questa furbetta? Sempre ieri ricordavo la mia felice infanzia: un concorso per vincere la scatola del mago Silvan. Bastava fare un disegno a tema libero e spedirlo per ricevere il paradiso. Non stavo nella pelle. Poi tutto venne rovinato dalla competizione con la mia amica Viviana che era più una da disegno sfumato mentre io da fumetto con le linee spesse. Lei arrivò prima col plauso di tutti i nostri compagni e io mi sentì così umiliata soprattutto perché dentro di me continuavo a preferire le linee spesse e avrei voluto che anche gli altri capissero come fossero il nuovo che avanza e come le due cose non potessero essere assolutamente paragonabili. Non ricordo nemmeno chi vinse quella preziosa scatola. So solo che non dimenticherò mai quella umiliazione. Anche se mi fosse poi mai giunta dentro son certa ci fossero  (non metto apposta “sarebbero stati”, è una precisa scelta stilistica) quei beceri trucchetti con le carte e la molletta che scatta e altre cagate di questo tipo. Il problema è che so già che questo post finirà per diventare un altro post di genere.

Perché? Ovvio! Io ero proprio una femminuccia come si deve: mi piaceva l’arte e la fantasia, massime realizzazioni per una donna! Niente di più falso! Mi piacevano pure il calcio, i vetrini, le macchinine, la pista con le macchinine, la mia bmx con le stelline rosse anche se le volevo blu, la danza, e altre cose virili come il legotechnic e i brillantini.
Che dire? È quindi la magia un altro luogo fittizio per noi donne dove riposarsi e rilassarci e soprattutto rifugiarci nella fantasia vista la realtà così interessante che viviamo? Banalizziamo tutto così? Io direi di sì visto che  sono anche un po’ stanca.
Ammetto di non aver letto nemmeno uno di questi libri e di aver storto subito la faccia cambiando canale di fronte ai film. Ho sbagliato? Dai! Dite la vostra nei commenti. Non cose tipo Harry Potter è gay perché troppo evidenti. Consigli più latenti. Cose che non si vedono subito. Io aspetto.

Grosse preoccupazioni

Tanti si stanno preoccupando per l’emulazione che potrebbe suscitare Gomorra (la serie). Innanzitutto, allora preoccupiamoci pure di Chi l’ha visto e tutte quelle trasmissioni che si basano sugli ascolti alti grazie al forte interesse per la cronaca nera e allo stesso tempo rosa, infatti, forse già esiste, una rivista che racchiude entrambe le cose farebbe soldi alla grande. Chessò “Chi è stato ucciso oggi?”. Purtroppo non ci sono star del calibro di Belen o Bianca Balti o ancora meglio Martina Dell’Ombra che uccidono le proprie colf o gli amanti di turno. Perché, anche se stiamo qui tanto a cercare di fare i brillanti, c’è un fatto che si concretizza grazie anche a tutte le parole appena scritte: il femminicidio spacca!

Ora, non vorrei allarmare l’orda di lettori che mi segue e attende con impazienza, tutti i giorni, un mio nuovo articolo, però ho delle grosse novità. Sebbene io detesti, con tutta me stessa, la televisione in quanto, soprattutto fruita da bambini, distrugge lo spirito critico ancor prima che abbia delle basi per formarsi, un’immagine che si potrebbe offrire per dare un significato netto alle informazioni appena fornite: un tizio seduto davanti al televisore con la bocca tenuta aperta e cibo che sgorga irrefrenabile nel suo esofago. Poi problemi intestinali ecc. ecc.
Dicevo. Sebbene pensi tutto ciò, la televisione per me è stata un’amica, un rifugio, un abbraccio… roba così. E anche se tutto ciò potrebbe sembrare deprimente, ritengo che mia figlia abbia il diritto di guardarla, soprattutto mentre cago con la porta aperta, mentre, a volte, anche scrivo. Insomma, un po’ mi è utile, un po’ son ruffiana, sono una madre di merda e avanti così. Il punto è che, almeno per quanto mi riguarda, esiste un cartone che fa schifissimo che si chiama “principessa Sofia”, qualcosa del genere. È la solita solfa: lei è la figlia di una poveraccia di cui s’innamora il re; come a dire che lei è la figlia di Cenerentola che si è trasformata in MILF, come è giusto e piace tanto di questi tempi.
Nella sigla lei dice che ha dovuto abituarsi a questa nuova realtà di ricchezza e non è stato facile ma mo’ le piace anche un pochino. Fingendo di disenteressarci dell’aspetto sociale più classico (principessa che viene salvata dal principe, o meglio, puttana che viene riabilitata da un uomo ricco non solo di cuore; o la presenza della magia: un amuleto che si illumina e appaiono le principesse della Disney), focalizziamoci su me che, uscita dal cesso, mi dirigo verso la cucina a preparare da mangiare. Ecco che il mio orecchio capta una canzone. Perché, una volta che appaiono queste principesse famose Disney, partono a cantare tutte insieme e poi il problema si risolve. Allora, forse io sono cattiva e acida per svariati motivi molto personali, ma, ogni volta, mentre questi della Disney cantano, m’immagino apparire un serial killer con una sega elettrica che, senza infierire troppo, taglia di netto i loro capini cantanti al punto che continuano a cantare ancora qualche secondo dopo essere stati staccati e il killer, inorridito, li prende a calci per allontanarli il più possibile.

Dunque, io lo so che i più svegli di voi sono già arrivati dove voglio arrivare. E, anche se con Saviano non ci prendiamo benissimo, è risaputo, penso che bisognerebbe concentrarsi sulla Disney e l’odio che nutre.
La Disney è la prima colpevole dei femminicidi. La seconda: le mamme. La terza: le mamme allevate dalla Disney che allevano bambini futuri femminicidi.
Per non parlare delle pubblicità che scorrono tra un cartone della Disney e l’altro: il formaggio filante, le patatine fritte, mylittlepony, leolandia… bisogna che facciamo qualcosa e subito. Per le generazioni future. Massima condivisione! Fate in modo che questo post diventi virale! Facciamo sentire la nostra voce!