Sindrome di Atlante

​Sento che non scriverò mai più.

C’è stato un tempo in cui forse sono riuscita a dare qualcosa a qualcuno che per caso cercando in rete “fare sesso con una suora”, “donne che camminano coi tacchi su uomini gay che non vogliono ammettere di esserlo solo un pochino pochino interessati a trucco e parrucco”, “sesso orale che si trasforma magicamente in sesso anale per una lubrificazione perfetta”, “morire giovani ma felici di aver vissuto con un dolore cronico per 26 anni”, “la cannabis se la fumi brucia i neuroni! Legalizziamo la cannabis!”… persone attente, outsiders che in me hanno visto un porto tranquillo dove buttare cartacce senza che nessuno ti rompesse i coglioni con discorsi inutili sulla conservazione dell’ecosistema ambientale.
Ecco, questi bei giorni sono finiti. Queste persone speciali devono essere deluse. Io sono un’esperta nel deludere la gente. È FINITO TUTTO! QUESTO È IL MIO ULTIMO POST SUL BLOG E TRA POCHI SECONDI INGOIERÃ’ UN quantitativo di sperma pari a 200 galloni perché voglio morire. E non sto affatto scherzando.

Se non ci credete, provate a tornare domani o domani l’altro su questo blog: NIENTE. ECCO COSA TROVERETE! Io sono troppo stanca e ora mi siedo qui. Sento il mio stomaco pesante. Ho voglia di vomitare. Ma COL CAZZO CHE VOMITO! ORA BASTA! Se si prende una decisione la si deve portare a compimento e per una questione di coerenza, qualità universalmente graditissima, e per una questione che siamo persone adulte e bisogna dare il buon esempio ai nostri figli.
Ricordatemi così, sempre gioiosa, sempre vogliosa di condividere la propria gioia senza MAI lasciar trasparire brutti sentimenti che ti corrodono organi vitali in una lenta agonia sbriciolante.  

Ho capito che una mamma a cui piace scherzare e giocare non è contemplata nella nostra cultura perché “per farsi rispettare dal proprio figlio è necessario non scherzare e non giocare mai con lui soprattutto mentre lo stai annegando nella vasca da bagno”.
In aggiunta, mi sento un’obesa mostruosa. Non mi piaccio e nessuno mi vuole bene. Trasudo schifo e ribrezzo. Il mio animo estremamente sensibile non riesce più proprio a tollerare tutta questa cattiveria che sfocia nell’indifferenza su yacht in mezzo al mare: mi diverto alla grande mentre tu soffri e muori, aspetta che scrivo uno status su facebook ” #prayforjapan 😢 ” (il terrorismo, esattamente come i tumori e la morte, se non lo pensi non ti raggiungerà mai e non riuscirà a inquinare il tuo corpo con pensieri negativi tipo quelli di Claudia Alessia Colucci -> non seguire più – elimina dagli amici – ignora i suoi commenti).

Non m’importa nulla se mi trovate noiosa e ripetitiva tanto la SBORRA (o SBORA) sta facendo effetto. Ecco che mi sento soffocare e finalmente i miei occhi si riempiono di bellezza pace e amore proprio come quando fissano un albero poggiato delicatamente sul profilo della collina. ADDIO!

[il titolo è in onore di Fabrizio Pellegrini (grazie Stato per continuare ad aiutare noi gente coi problemi ai nervi. Grazie. Peccato non esistano più i manicomi e i roghi in piazza!) ed è anche una chiara metafora sul sentirsi il mondo sulle spalle che se non lo capite cazzi vostri, ora sono troppo impegnata a morire] 

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Uomartista

​Ho un grave problema. Da sempre fatico a separare l’uomo (nel senso di genere umano) dall’artista. Immancabilmente arrivano quelli che mi dicono “Claudia, ma che cazzo! Sei ancora una bambina? Non puoi giudicare uno da quello che fa! Aspetta un attimo… volevo dire: devi giudicare uno dal suo prodotto… un attimo. Compra il suo prodotto. Usufruiscine. Un uomo non è il prodotto di ciò che fa. È come stabilire che quindi siamo tutti delle merde. Secondo me è necessario che (tu) cresca una volta per tutte e ti renda conto che mamma e papà non sono invincibili!…”. In genere è gente che non finisce mai di parlare, esattamente come la mia coscienza, quella puttana così costosa e così poco interessante! Questa gente che non tace mai, poi corre a sputare la sua indignazione “quelle merde de Il Giornale hanno pubblicato il Mein Kampf!” ( :-O ). Perché, facendo un altro piccolo inciso, ormai l’etica è in mano solo a questi brigatisti assopiti a furia di apericene e pizze&fichi(e-eheheheh) sui navigli. Allora come la mettiamo? Sempre cittadini di prima e seconda categoria. Mi pare una cosa un po’ nazista 😉 . (MAMMAMIA CHE VOGLIA DI FARE ALL’AMORE CON TE! Sì, proprio tu che stai leggendo e mi capisci. Un bacio). Quando uno muore poi, vabbè, il discorso cambia. Ormai non gli puoi più augurare la morte e un senso di empatica pietà ti avvolge. Chiamatemi stronza. Chiamatemi deficiente. Ma a me accade anche con le persone peggiori. È il triste destino che tutti ci accomuna e che mi fa venire voglia di tenerci stretti in un infinito lungo abbraccio. Però, ad esempio: Baricco deve morire! O almeno che smetta di scrivere e di violentare ciò che ho di più caro al mondo: la scrittura. Ma anche un po’ De Carlo, De Luca, Moccia e, naturalmente, Saviano (mi fermo perché la lista è lunga). Ci basti sapere che l’Italia ha fondato la sua buona nomea interplanetaria grazie all’arte [soprattutto la scrittura (conosciamo tutti Dante)] e alle sue bellezze turistiche. Entrambe cose che deturpa da millenni con sputo e dovizia. Con impeto e ferocia. Si tratta sempre del micromeccanismo (umano) di autodistruzione che diventa macro. Dell’odio nei confronti della propria mamma che la nostra cultura dice che dobbiamo amare ma lei ci tirava i pizzichi forti sotto il tavolo perché la nostra bocca si faceva scappare segreti inconfessabili “la mamma mi ha portato lo stesso a scuola con lei anche se ho appena avuto la varicella e non sono guarita del tutto. MAMMA PERCHÉ MI DAI I PIZZICHI? MI FAI MALE!” e a volte, per questo, ci lanciava giù dalle scale vicine al tavolo e finiva che rimanevamo handicappati e lei ci portava in giro con la carrozzina e la bava alla bocca asciugandola amorevolmente e guardandoci con gli occhi dell’amore diceva alla sua amica “io lo amo proprio come tutti gli altri miei figli” sorridendo (“COME VORREI CHE FOSSI MORTO! COME VORREI CHE NON FOSSI MAI NATO!”). Le solite cazzate. 
Resta che io m’innamoro delle idee. Ho bisogno di trovare la civiltà in questo uomo decadente che precipita incessantemente dalle rupi spartane. Siamo tutti degli storpi. Storpi dell’anima! Hai voglia ad accoltellare gente per purificare il mondo dagli storpi, mio caro amico giapponese. Chissà a cosa stai pensando ora. Forse ti sei pentito. Forse invece ancora ti rammarichi di non averne fatti fuori di più. Magari in modo silente e da tanto tempo. Pastigliette, piccole pastigliette che uccidono storpi piano, piano, giorno dopo giorno. E che bello sarebbe il mondo senza storpi! Gli occhi pieni di perfezione. Neanche una crepa nella terra. Nessun movimento tettonico! Nessuna morte! Bisognerebbe uccidere tutti per debellare la morte. Tutti questi cadaveri parlanti. Noi che concimiamo male la nostra madre terra che stilla latte avariato. Una volta per tutte, diciamolo: l’uomo fa schifo! Artista o non artista. Dice che il dolore e la morte lo ispirino ed è proprio vero: porcocacchio! 

Vorrei infine (perché questa invettiva sarà breve dato che è un periodo difficile, sempre in via d’estinzione, in cui il mio cervello funziona male per via che non riesco a trovare un elastico per i capelli che forse ho perso a casa di qualcuno) ricordare che le piante non vanno innaffiate nelle ore più calde perché si tratterebbe di un vano spreco di risorse in quanto le piante non fanno in tempo ad assimilare i nutrienti dalla terra seccata immediatamente dal sole. Meglio innaffiare al tramonto.

Un piccolo conforto

​Eri seduto sugli scalini della chiesa. C’era il sole. Stavi mangiando un bel gelato. Poi… per terra una macchia liquida color cioccolato che scorreva verso un tombino lì vicino. E mentre la seguivi, un solo attimo interminabile, alzi gli occhi e “DOV’È FINITO IL SOLE? E IL MIO GELATO? BABBO? MAMMA? DOVE SIETE?”. Ecco che un gusto salato prende il posto del dolce. Avevi trent’anni e la tua vita non sarebbe mai più stata la stessa.
Amico mio, io ti capisco. E sono qui ora, un’altra volta seduta sopra a un cesso, a scriverti solo per aiutarti e cospargerti di balsamo balsamico massaggiandoti il cuore.

Per risolvere un problema, spesso identificabile visualizzando un ostacolo frapposto tra la normalità e la morte (altra normalità purtroppo inevitabile quanto tale ostacolo), come primo step è necessario dargli un nome. Pare sciocco, ma, per noi esseri umani, è rilassante dare un nome alle cose. Per dire, tu vedi una cosa che striscia che un po’ ti spaventa e fa schifo, la chiami “serpente” e a quel punto impugni un’accetta e le tagli la testa. Poi il comune ti denuncia perché ormai i serpenti sono patrimonio dell’umanità. Poco importa se, se non avessi perso tempo a cercare un nome da dare a quella roba viscida un po’ schifosa, sarebbe arrivata una poiana e l’avrebbe raccolta delicamente per portarla a fare un bel giretto. Purtroppo hai sbagliato. Poco male. Ora lo sai. E sapere aiuta. Quindi, amico mio, ecco cosa ti dico: il tuo ostacolo si chiama DEPRESSIONE. Ti senti già un po’ meglio? No? Allora sei un tipo esigente. E non è un male. Semplicemente questa lettera (post/articolo) dovrà prolungarsi ancora un po’. E quindi, cerchiamo di capire.
La depressione è un sentimento, un sentimento che va a braccetto con la malinconia e a volte anche con un po’ di tristezza e apatia. Ma non è un male. Non è una malattia. La gente che questo sentimento non conosce spesso sostiene non esista e che si tratti di pigrizia. Si fa sempre così. Ciò che non proviamo è magico e ha il dono dell’invisibilità, ha qualcosa a che fare con la religione.

Pochi sanno che, in realtà, nel gelato è contenuta una sostanza avvilente e disarmante e che alcuni ci rimangono sotto. Ora sai che quello che senti si chiama depressione e che è un sentimento. Allora come ti senti? Ancora male? Allora ti dono un briciolo di comprensione. Sebbene io soffra di una depressione totalmente diversa “invalidità perenne che vorrebbe trasformarsi in normalità”,  non ho intenzione di farti sentire diverso e sbagliato. Anzi. Io ti comprendo. 

Neanche la comprensione ti basta? Minchia oh se sei un tipo difficile! Se vuoi possiamo parlare. Perché vedi sviscerare l’ostacolo, srotolarlo nelle parole, aiuta, di nuovo, nella comprensione e solo il cosciente ci può aiutare. Cosa è successo prima del gelato, cosa pensavi nel mentre quando la tua lingua godeva in ogni particella abilitata al gusto? Non lo ricordi? Beh, io sono qui apposta e, una volta che avrò scritto l’ultima parola, tutto si sarà risolto. 
Si sostiene che alcuni sentano più di altri. E tu, amico mio, senti. Tu senti tutto. Eccoti la mia mano. Afferrala. Cosa ti dice? 

“La depressione è una condizione connaturata alla solitudine connaturata all’uomo. Devi sentirti meno solo e per farlo devi focalizzare e circondarti di persone che sentono. La solitudine non passerà ma le avrei dato il nome di serpente e anche gli altri la chiameranno come te e lotterete insieme contro questo mostro oscuro che si nutre del cervello di prescelti fortunati. A volte viene. A volte va. La depressione è un’onda, proprio come l’amore, stessa intensità annichilente. Ma qui dipende solo da te. E cosa puoi fare? Non mangiare più il gelato? Farti una camminata mentre il vento sferza le tue lacrime (ricordo: antidepressivo naturale per poveracci e privo di controindicazioni. Anche se per esempio io da bambina ho otturato il dotto della ghiandola lacrimale ma una benda e un antibiotico per dieci giorni hanno sistemato tutto)? Devi ricordarti solo di essere un uomo. Non sei una macchina. I sentimenti esistono e non sono un pericolo. Fanno parte del programma ‘essere umano’. Provarli, anche intensamente, non significa essere diversi, magari nemmeno speciali, ma dato che li provi, provali. La potenza dell’acqua può essere contenuta in una diga ma quando piove forte la diga viene aperta e i paesini limitrofi si allagano. Lascia scorrere l’acqua, amico mio! Conoscine le abitudini. Prevedi i suoi movimenti”.
Lo so. Non basta. Allora sai che fai? Vai da uno psichiatra. Imbottisciti di psicofarmaci. Ingrassa. E soprattutto NON ROMPERE I COGLIONI!    

Il Senatore

​Seppur morto tanto tempo fa, egli si tratta comunque di un morto e per cui gli si può dedicare uno scritto postmortem di quelli della mia categoria “necrologi” (o “elogi della morte”). 
È risaputo che alla domanda “senatore lei non ha mai pensato di fare ginnastica?” Giulio con garbo rispose “no. Tutti i miei amici che facevano esercizio fisico sono morti. Tutti prima di me”. Ma cosa nascondeva questa frase? Perché è ovvio che tutti i personaggi pubblici non sono come li conosciamo. Berlusconi, ad esempio pare un maiale corrotto e al contrario, contrariamente alle aspettative, dietro le quinte, è la persona più onesta e civile che esista. Figuriamoci che, perché la sua compagna non si senta esageratamente violentata dal suo corpo, l’ex presidente ha creato speciali lenzuola con appositi buchi nei punti giusti. E l’altro giorno al supermercato gli hanno dato cinque centesimi di resto in più e lui è tornato indietro a restituirli (era in macchina e aveva già percorso un chilometro in direzione ostinata e contraria). Insomma, tornando al nostro senatore, mi sono documentata e ho scoperto tutto. Egli era dedito a una ginnastica di tipo onanisticorgiastico. Come Oliviero Toscani, anche lui amava moltissimo le prostitute nigeriane, soprattutto se minorenni.

Io mi rendo conto di come quanti, in questo preciso momento, proveranno, o più semplicemente “stiano provando”, un senso di sgomento, di stupore: “ma chi l’avrebbe MAI pensato!”. E io vi capisco. Ho sempre pensato che Andreotti fosse uno stronzo (addirittura che avesse una storia segreta con Moro e per questo l’avesse lasciato eliminare, per coprire tutto) ma mai e poi mai un puttaniere. Esistono però, ahimè, prove inconfutabili: un book fotografico dove a ogni ragazzina viene dato un voto in base alle prestazioni ricevute. Come è facile immaginare, puntigliosamente viene indicata ogni voce con votazione annessa. Perché Giulio era uno preciso.
Ora pensavate facessi un elenco e invece… invece no. Io sono una che stupisce! 😉

Tutto questo ebbe termine solo grazie all’amore. Un giorno arrivò questa ragazzina piegata, gobbuta, strisciante, una pianta secca che, un tempo rivolta verso il sole, ora si piega a rimirare la terra e i suoi composti conoscendone la chimica e la biologia.
Giulio la vide entrare e non capì più nulla. Certo, questa giovine era costretta a concedere il suo corpo ma non ci pensava nemmeno un secondo a offrire il suo cuore. Ecco che il nostro senatore passava intere giornate a pensare a lei. A quella pelle dai pori dilatati dal sudore. A quel corpo schiacciato dalla fatica di vivere che colpisce solo alcuni individui eccellenti che hanno avuto tale fortuna. Ormai era arrivato il suo declino. La sua mente non funzionava più. Allora iniziò a scriverle ogni giorno.
L’epistolario rivela un uomo nudo, privo di difese come chiunque altro si sia trovato a inciampare nell’amore. Questo sentimento che ti prende e ti sbatte sugli scogli poi arriva un’onda e ti porta via e ti sbatte contro gli scogli per terminare nella risacca sugli scogli.
È così che è morto Giulio. È morto a causa dell’amore. Seduto alla sua scrivania. Il palmo della mano rivolto verso l’alto. Il calamaio caduto a terra. Una macchia d’inchiostro. I suoi occhi spalancati impressi dell’immagine di lei. Lei che dorme e non sa che ci sei. Lei che forse non la sentirà mai.

La creatività 

​Ciao. Oggi torniamo sull’argomento “femminicidio”. Questo testo sarà dotato di una certa quale profondità e richiederà particolare attenzione.
Picasso diceva che da bambini siamo tutti grandissimi artisti poi ci scordiamo di tutto. Altri dicevano anche la famosa frase “impara l’arte e mettila da parte”. Io dico solo che da anni, visto che fatico moltissimo ad aprirmi con il mondo, perché dentro di me scorre la mia scioglievolezza che mi fa scivolare e io ho paura che altri scivolino insieme a me mentre gentilmente mi hanno afferrato la mano, osservo le persone, non esiste nulla di più bello a questo mondo, e posso dire che effettivamente l’attività cosiddetta artistica sia sicuramente la più amata, la più rilassante. Anzi, facciamo una breve classifica:
1 Arte
2 Guerra
3 Bambole (masters and servants – genitori)
4 Procreazione (sesso sesso e sesso)
5 Politica
6 ReligioneFantasia&Soldi
7 Pedofilia
8 Televisione/rete (che racchiudono tutti i punti precedenti)
9 Droga (stessa parentesi del punto 8)

Perché, parlandoci chiaro, per capire sinceramente, nel profondo, l’essere umano, le sue basi solide, ebbene, è necessario osservarlo mentre gioca. Nel gioco si fondano tutte le peculiarità che poi distingueranno l’uomo dalla bestia, bello ed evoluto proprio come ci piace e come lo conosciamo.
È vero. L’arte (e con arte intendiamo musica ecc. ecc., tutti quegli orpelli che ognuno di noi ha imparato a considerare essenziali per la sopravvivenza) è FONDAMENTALE.
Ma che succede? Succede che mentre Carla gioca con “sfila la moda”, arriva Roberto e dice “posso giocare anch’io?”. Ecco che Carla, insieme a tutti gli astanti, inizia a urlare “FROCIO! FROCIO! FROCIO!”. E allora arriva il babbo e gli dice “Roberto, non si fa così, così non va bene, t’insegna il babbo”. Prende Carla, la scaraventa per terra, le prende il gioco e lo consegna a Roberto che nel frattempo sta già tirando calci al corpo svenuto di Carla.
Poi un giorno Roberto sarà un grande stilista che disegnerà abiti per donne in carne, dette curvy. Ma questo non è il punto. Il punto è quello che arriverà dopo il punto a capo.

L’arte. Carla si riprende e la mamma le dice “dai! Amore mio! Non abbatterti! Coloriamo insieme un disegno che ha fatto Roberto!”. E tutto si sistema. Perché Carla finalmente, mentre colora, si sente realizzata, sente che i suoi problemi non esistono più e i lividi non fanno più male. Poi arriva Roberto “QUESTO DISEGNO È MIO!”, le tira un’altra serie di sacagnate. E allora la mamma “dai, Carla! Non te la prendere! Vieni in bagno a truccarti con la mamma!”. Poi le infila la testa nel water, tira la cassetta più e più volte ed escono dalla porta truccate e pulite e sorridenti e profumate. E il babbo e Roberto “come siete belle!”. E tutti sorridono contenti insieme.

Ora, qualcuno potrà dirmi che non è più così. Che con l’ordata (neologismo) di figli unici, ora esistono persino donne scienziate, fiche,  vestite bene e truccate che amano i pompini con l’ingoio, trapanate posteriori e cose a tre con le amiche. È vero. Infatti questo post non ha alcun senso. Come tutto quello che scrive l’autrice di questo pezzo.

In conclusione, ritengo che l’errore più grande sia ritenere che dovremmo essere tutti Picasso, che esistano solo pochi Picasso. Che l’arte o la fai o la fruisci. Bisogna fare l’arte sempre, tutti, anche mentre si sturano lavandini. Perché l’arte è ovunque esattamente come la morte e la guerra e, naturalmente, l’amore.

Un saluto a Bernardo

​Bernardo si è spento nel silenzio di tutti.

Io Bernardo lo capisco. 

Non solo in quanto entrambi emaniamo luce con spettri visibili solo al tramonto e all’alba. Non solo perché entrambi siamo deceduti. Ma anche e soprattutto perché nessuno ci vuole bene e tutti ci scherzano.

La verità è che, nel mondo del business dell’arte, non c’è ancora spazio per la vera creatività. I geni, con le loro idee rivoluzionarie, vengono notati solo diversi anni dopo la loro morte. Prima? Prima scherno e indifferenza. Tutti invidiosi. Tutti a criticare. Tutti a insultare! Tutti a distruggere senza saper costruire (tanto ci penserà qualcun altro magari anche a un prezzo ragionevole). 

Tante volte anch’io mi sento che a mettermi un sacchetto di plastica in testa tutte le cose si risolverebbero e invece non si può, bisogna rimanere vivi e pieni di tumori cosicché i cosiddetti normali possano sputare contro noi originali, originali mica per scelta, per puro istinto intagliato nel codice genetico. 
Nel mondo dell’arte, finché sei sulla cresta dell’onda, tutti ti rispettano e vorrebbero farsi una foto insieme a te. Ma prova ad avere un momento di crisi, o magari solo addirittura le mestruazioni, ed ecco il vuoto intorno. 

Bernardo era un maestro nella pulizia antropologica. C’è troppa gente al mondo e lui si limitava semplicemente a dare una mano al capitalismo, alla selezione naturale, all’inevitabile processo di scrematura evolutiva che porterà finalmente all’oligarchia di fatto dove non ci sarà più bisogno di fingere un’umanità inesistente e il mondo una volta per tutte sarà depurato da tutti quegli esseri inutili che per vivere hanno bisogno di sussidi: i poveri. Mammamia come fanno ridere i poveri!

E poi? Poi cos’è successo? Bernardo è semplicemente diventato vecchio, inutile. E allora tutti a dire che era cattivo. Tutti ad additarlo. Nel mondo dell’arte non si può mai lasciare trasparire la minima debolezza, altrimenti eccoli gli sciacalli, gli avvoltoi, tutti pronti a cibarsi anche di un solo brandello della tua carne per sputarlo su Provenzano. 
Negli ultimi tempi Bernardo non riusciva più a comunicare con nessuno. Lui che un tempo lo stato usò come strumento di purificazione. Lui che tutti temevano… ora si sentiva solo, moribondo, abbandonato. Cominciava a pensare che il mondo fosse solo pieno di cattivi e che forse si era fidato delle persone sbagliate. Forse i cattivi erano quelli che gli avevano chiesto di uccidere! Si sentiva talmente annichilito da non riuscire più a parlare con nessuno. Comunicava solo con dei piccoli foglietti che ingeriva e cagava intatti, perché accuratamente plastificati, ricoperti di sangue emorroidale: “mi serve la carta igienica”; “oggi ho pensato che il mondo è brutto e cattivo”; “una pizza stasera non sarebbe male”; “il secondino mi ha toccato e io non ero consenziente”; “vorrei tanto che tutto questo finisse. Chiudere gli occhi per sempre e non riaprirli mai più”; “sono stanco”; “ho paura”… presto la Mondadori (anche se l’Adelphi incalza) pubblicherà un collage di tutti questi preziosi reperti scritti.

Bernardo è morto nella totale solitudine della sua stanza, ricoperto di sputinsulti. Molti dicono se lo sia meritato, altri sostengono che anche lui, in fondo, fosse un uomo.   

Oliviero Toscani

​Dopo Gandhi e Falcone/Bakunin, il mio idolo da ragazzina era: Oliviero Toscani. Un vero mito. Lui sapeva mettere, nello stesso scatto, gente di colore diverso che si abbracciava. Poveri ragazzini piccoli figli di aristocratici esteri che se la passano male come un nostro poveraccio qualunque.

Chiamatemi bizzarra ma io ho sempre desiderato classi colorate; gente da cui imparare cose nuove (a partire da lingua e cultura). Oggi, con il senno di poi, mi rendo conto che forse volevo solo degli schiavi. Qualcuno che nella mia classe avesse la vita peggiore della mia, così da sentirmi finalmente libera dal ruolo della stramba. Non che l’avrei mai costretto a fare cose per me, né l’avrei mai abbandonato. Avrei lottato come sempre contro i prepotenti, forse.
Agli inizi ero pura, come tutti. Uno scrigno d’amore da destinare a tutto e a tutti. Talmente fastidiosa, nel mio essere allegra animatrice, che, quando entravo in una stanza, mia nonna aveva coniato “ecco la rinz che fazze perdere i sins”. E io tutta sorridente “che vuol dire nonna?”. “Significa… una volta esisteva questo Lorenzo che era talmente bello che quando arrivava tutti, al guardarlo, svenivano”. Io ringrazio, ma tutti continuavano a guardarmi con occhi che sanno qualcosa che tu non vedi ridendo fragorosamente. Invece, come avete già intuito poiché, in quanto miei lettori, persone intelligenti, significa: “la scoreggia che fa perdere i sensi”. Poi ho imparato a sembrare incazzata come si esigeva nel relazionarsi circa bene con gli altri. Ed ecco che son giunta a oggi piena di teorie di una sobria saggezza spaventosa. Del tipo che tempo prima per vantarmi della mia bontà dicevo frasi come “io piaccio tanto ai bambini! Eheheheh!”. Io oggi: “il bambino, alla ricerca dell’autoaffermazione del sè, come un falco intercetta le sue prede: i deboli. Non a caso, sono affascinatissimi dagli animali. È un fatto che per crescere come individuo imprenditore del futuro, l’uomo ha bisogno di giocare a comandare qualcuno e magari uccidere. ‘Ma che fai? Hai ucciso tu questa lucciola?’ ‘SÃŒSÃŒSÃŒSÃŒSÃŒ! EHEHEHEHEHEHEH!'”. Opportunismo, ragazzi, semplice opportunismo atto alla mera sopravvivenza, unica via sensata da seguire nella vita.

Insomma, Oliviero è sempre stato un ideologista controcorrente. Con la sua arte era veramente capace di scuotere e cambiare il mondo.
Pochi sanno, forse pochissimi, che tutti quei bambini vengono ancora oggi mantenuti da Oliviero, monitorati giornalmente. Lui ci tiene.
Ma, la cosa veramente forte di Oliviero è che, al contrario di ciò che si potrebbe pensare, è una persona delicatissima e soprattutto onesta. Limpida. Uno che, al contrario di molti nel nostro paese, non ha mai avuto nulla da nascondere. Non mi sembra poco! Meriterebbe un riconoscimento serio da parte de Lo Stato. Sempre in lotta. Sempre a cercare di aiutare la gente disadattata nel mondo. Un vero filantropo.

Mi sento solo di ringraziarlo. Mi sento di dire che una, una magari oberata da paure inutili come l’aereo e i terroristi dell’Isis, ma anche un po’ del femminicidio; mi sento di dire che gente come Oliviero mi fa sentire sicura. Più sicura. Anche se, proprio adesso, ho sentito strisciare qualcosa nel bagno e mi cago in mano perché potrebbe essere tranquillamente un serpente. Davvero.