Accalorato Appello (omaggio a #FabrizioTesta)

Sono in panne.
Non so da quanto tempo.
Potrebbe anche essere moltissimo.
Perché il mio scopo è sempre lo stesso da tantissimi anni: trovare anche solo una persona, UNA, una (sottolineato) con cui condividere tutto e magari ricevere tanti mi piace.
Mi trovo in questa crisi molto personale e altro non trovo che scrivere con l’anima, se poi esiste.
Cerco negli occhi del mio cane
L’innocenza misteriosa degli animali
Io spero che un giorno tu
Faccia la fine dei falchi
Belli
Alteri
Dominanti
l’azzurrità più vasta
Ma soli
Come mendicanti
Credere a tutto. Non si può credere a tutto anche con l’impegno più appassionato. Ci vuole criterio. E giudizio.

Ho perso il mio tocco. La realtà mi ha tradita. Mi ha stuprata e ha detto di non averlo fatto ritraendo le mani dalla mia vagina. Tutto ciò è molto Pinziano. In verità, tutto ciò che voglio, (per quanto m’impegni, non riesco a farmi piacere “Shane De Leon” e “Music for Adriatic Colonies”. Ci provo ma non ci riesco); dicevo, tutto ciò che voglio è la pace. Ma non come John Lennon, in Limousine, ma più come Gesù, in povertà e con le vesti stracciate (della caritas). Sono una anche parecchio devota alla castità e alla meditazione. Pratico yoga e ginnastica venti minuti, anzi, mezz’ora al giorno. Ora meno perché per qualche giorno mi sono impigrita. Problemi vari. Depressione. Cose che piacciono.
Voglio tornare da dove sono venuto
Dimenticarmi di tutto questo buio
Voglio partire
Ma partire è un po’ morire
Voglio morire
Per poter partire
Non sento le gambe.
Devo ricominciare con “gli esercizi tutti i giorni”.

È così che questo post sembra un pezzo di diario con annessi di Fabrizio Testa (“Bestiario” “Morire” “Mastice”, Salvatore Toma e chissà chi altri, ahssì anche Simone Cattaneo, solamente). È che sono sola dopo tanto tempo. Sola anche fisicamente, intendo.
A me la realtà fa parecchi dispetti ma non mi uccide.
È la morte in faccia che ti fa scrivere
Non si sa nemmeno se si vivrà
Quindi scriviamo adesso
Con impeto e con ferocia
Perché un domani non è certo
Approfittiamo dell’oggi
Quindi
Fabrizio, quando finalmente l’ho conosciuto, ed è stato come conoscere un eroe dei fumetti che si materializza come in https://youtu.be/djV11Xbc914, per dire. Gli anni ’80! Bei tempi!

La verità è che a me piace fidarmi della gente. Chiaro che pure dentro di me ci sta la vocina “attenta! Sono tutti scorpioni! È la loro natura!”. Mi guardo un attimo il video.
Insomma, oltre ad aver bevuto con me “un pastis per non morir”, come tempo addietro si era scherzato, mi ha parlato della sua passione, definiamola così: ornitologica. Gli piace mangiare i volatili. Sempre in cerca di nuovi volatili dai nomi strani e strambe caratteristiche anatomiche.
Ripeto: io mi son sempre sentita molto vicina anche a San Francesco. Una dall’indole parecchio autopunitiva, diciamo.

Tutto sta per finire.
Tutto sta per ricominciare.

Per poi abbracciarsi piangendo
Mentre il colpo rimbomba nel vuoto

E l’hotel Majestic si mangiava il sole.

Scrivevo ieri, in posti ricercatissimi e molto segreti, che prima di smettere di scrivere del tutto. Sono molto stanca e delusa. Voglio sperimentare scritture alternative e incomprensibili. Quasi neofuturiste.
Comunque, il mio fidarmi non implica pigrizia bensì il contrario. Si tratta di un continuo esercizio contro pensieri istintivi contrastanti.
Ecco. La sintesi di tutto.
Ho una ferita sul collo del piede sinistro da quasi un mese. Guarisce ora.
Tempo fa parlavo con un amico di un disegno che volevo fare che un po’ storpia il discorso di Sordi, usato da Testa in Morire.
Una volta eri bianca come neve
Adesso sei solo cenere.
Io, nella bara, aperta, esposta: tutti piangono e io sola rido.
L’importante è non avere la luce negli occhi.
Io questo artista lo adoro! Non c’è niente da fare. Terreno K. Del tutto libero e insospettabile.
Sarebbe interessante
Poter tornare dall’aldilà
Diverso e cattivo
Per poter sapere
Meglio fronteggiare
Questo mondo
Inospitale
E mediocre
E allora vi prego
Non esitate a seppellirmi
Sotto questo terreno
Non vedo l’ora di ritornare
Per vivere
A tempo Zero.
Come si fa a non volergli bene? Anche se il finale… per me la fiducia è un atto dovuto alla scoperta. È vero. Se non ti fidi da sempre puoi dire cose tipo “io lo sapevo. L’ho sempre saputo”. Bene! Tutti sappiamo sempre tutto. Forse appartengo a quelle persone che non vogliono conoscere il sesso del nascituro. No. Ipotesi azzardate e non veritiere.

Avevo detto che non avrei scritto per DUE giorni.
Tanto questo non se lo caga nessuno.
Mi spiace soprattutto in quanto post molto omaggio a Fabrizio Testa. Briziotes nostro.
Saluti.
Che poi questo può sembrare un articolo intimista e invece… guarda cosa poi ti va a combinare la Colux. Perché io non ho mai la presunzione di essere la protagonista vera e unica di tutti i miei personaggi.
Come direbbe Testa “un’outsider, una pazza!”.
I NODI VENGONO AL PETTINE!
E INTANTO I CAPELLI CADONO
E INTANTO IL LEGNO MARCISCE!
UN GENIO!

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Il matrimonio

Tutto muore. Tutto passa. Ma soprattutto passa la passione. Sembrano banalità ma in realtà lo sono. Dà fastidio, però purtroppo, la vita, nella sua massima parte, è composta da banalità e casualità, anche causalità ma poche, pochissime, pochissimo.
Detto questo, possiamo partire subito con quello che sarà il post che metterà fine a qualsiasi malinteso nell’amore canonizzato. Se per dire, qualcuno dovesse imbattersi per caso (ricordo: caso&banalità), forse anche un po’ disperato, dopo aver digitato, con la mano tremante, “matrimonio” su Google. Forse semplicemente perché è un povero cristo che non può permettersi modernissime consulenze matrimoniali o, ancor più semplicemente, una casa nuova, o, chessò, una macchina, un vestito firmato. Un tipo che altri santi non ha cui votarsi eccetto la rete. Beh, mio caro fortunato amico, sei capitato bene. Perché, sebbene (io) lo abbia promesso altre volte, stavolta è proprio vero. Finito questo post, ti si rizzerà di nuovo il cazzo posando gli occhi su tua moglie. Garantito!
Forse ho esagerato con tutto questo preambolo, ma me ne rendo conto e, nonostante ciò, il primo passo verso la salita: la presa di coscienza, procedo dritta nell’intento.

La prima cosa indispensabile perché i rapporti proseguano nel tempo è: l’immaginazione.
Pare cosa da nulla invece si tratta di un bene in via di estinzione (ci torneremo su). Un ottimo rapporto, è un rapporto a distanza. Toccarsi da soli nella propria cameretta, o in luoghi di fortuna spesso anche spaventosi (bagni pubblici), è molto importante. E qui entra già in gioco l’immaginazione, punto molto importante in questo articolo.
Per un’ottima riuscita della pratica or ora descritta è imprescindibile lo stato immaginativo. Senza di esso il risultato si risolverà monco e di discreto o forse solo sufficiente successo. Una relazione a distanza, sebbene terribilmente farcita di pensieri malvagi e poco saldi, è una relazione notevole: fai quel che cazzo ti pare e l’altro “occhio non vede cuore non duole”. Tecniche semplici che sono ottimi consigli da parte di una che se c’è una cosa di cui è esperta è proprio di “relazioni umane e comprensione massima degli individui”. Ora bevo il té.
Aiuta anche muovere la lingua, come se si stesse leccando qualcosa (se si ha qualcosa: leccarla), è una cosa inspiegabilmente molto eccitante, avrà a che fare con ricettori nevralgici (frasi dall’alto valore scientifico facilmente documentabile). Anche dire ad alta voce qualche frase o semplici verbi sporchi, aiuta.

Non l(il té)’ho proprio finito tutto ma ci sto lavorando.
Io non so perché ma alle 7 e 40 ero già sveglia.
Dunque, molti traggono giovamento nell’incamerare immagini ad alto tasso erotico durante la giornata. Belle donne. Belle bocce. Bei culi. Pacchi interessanti. Sorrisi… e via dicendo. Poi, la sera, nella propria stanza, basta riattivare il film creato e montato e montarsi, è proprio il caso di dirlo (lollissimo), la propria moglie. Se, qualora fosse possibile, per caso vi fosse un forte dialogo col partner della vita. Non bisogna assolutamente escludere piccoli dispositivi dotati di schermo video durante l’amplesso. Giochi divertentissimi a letto. Cose che aiutano a mantenere rapporti stabili anche nel tempo.
Immaginazione.

Poco prima di avventarsi sulla carne di un culo, concentrarsi su ciò che ci attirava un tempo in quel culo cadente. Ecco che le chiappe si rassodano (non son sicura di ‘sto verbo). Ecco che torna la passione. L’opzione “giovane ragazza sostitutiva in veneranda età”: vi ricordo che tale situazione vi farebbe sempre sentire in debito di ossigeno. Arrancanti. Soli. Inadatti. Invisibili. Inutili. In preda all’ansia da prestazione. Per questo è bello non abbandonare il talamo delle origini.
Stabilità.
Nell’immaginazione.
È stato dimostrato anche in certi film di certo calibro, che se con una giovane devi prendere il viagra (ricordo: rischio d’infarto), con una vecchia ti tira senza.

Io credo di aver già dato una grossa mano, ma posso anche azzardarmi ad aggiungere un ultimo punto. A volte, è una cosa del tutto legale se fatta da esseri consenzienti, con le coppie amiche si possono praticare commerci di scambio atti a un certo intrattenimento che a molti piace. Un po’ mi vergogno a parlarne. Sono un tipo timido e voglio veramente chiudere.
Voglio solo aggiungere una cosa. Un altro aspetto fondamentale è: l’ostentazione.
Ostentazione.
Nell’immaginazione.
Ogni cosa, ogni momento che vivete assieme va ostentato. Sempre. Mostrare aiuta a immaginare. Perché mostrando puoi fantasticare su ciò che gli altri immagineranno di te. Pensa che divertimento! La mascherina! Non esiste niente di più bello della mascherina! Del torbido! Del proibito! Mmmmmm!
In conclusione, se ne possono fare di cose sporche anche nella coppia.
A presto con: nuovi indispensabili consigli per la coppia.

Per vivere è necessario mentire

Ce l’ho fatta. È passato un quarto di secolo più tredici anni, qualche mese, svariati giorni, interminabili ore e secondi velocissimi. Ma c’è l’ho fatta. Sono riuscita a mentire a Hitler quando mi ha chiesto cosa pensassi degli ebrei. Gli ho risposto: “sono dei magnaccia. Un popolo di bambini viziati figli unici. Dei manipolatori del soldo. Disumani dittatori. Gente che se loro suonano il piano tutti gli altri piani devono essere bruciati e soprattutto non suonati perché nessun altro sarebbe in grado di comporre melodie armoniose con le proprie dita sporche d’incapacità di suonare. E, per questo, tutti gli accordatori sono stati giustiziati e il pianoforte ha smesso di suonare. Ed è così che ora io parlo di uno strumento che non esiste più e nessuno ricorda. Una volta sono stata con un ebreo e mi ha costretta a fare sesso con un rabbino perché lo prevede la sua religione…”. Ed è così che egli si è voltato verso di me, mi ha guardata dritta negli occhi, ha premuto il tasto del ricevitore (anche se non sono affatto certa si chiami così) e ha laconicamente affermato “nel mio ufficio, proprio in questo istante, si trova di fronte a me una laida ebrea. Venite a prenderla”. E sono morta di nuovo. Forse però stavolta me lo sono meritato perché mentire non è bene e magari non avrei dovuto parlare della mia storia con un giudeo. Non basta mentire. Bisogna saperlo fare bene.

La sensazione che provo quando mento è la stessa che mi pervade al fumo di una sigaretta. Schifo, nausea, mancanza di senso, repulsione, secchezza delle fauci, un certo qual stato depressivo nato da una percezione che pare velocizzare il processo morte>vita, fastidiosi crampi al bassoventre, la consapevolezza che sarebbe meglio smettere e continuare nonostante tutto. Ma, sopra ogni cosa, mentire mi fa sentire inadatta a suonare il pianoforte. Mi siedo sullo sgabello e mi pare che vi sia qualcuno dietro le mie spalle. Mi tremano le mani. Le note svaniscono dal ricordo. Sento una voce “STAI DRITTA CON QUELLA SCHIENA! Ah, allora tu, con quelle piccole mani insulse, avresti forse imparato a fare le ottave!!!? Cosa dici? Dici di aver imparato da sola Per Elisa? Ahahahahshshah! Sì! Certo! Sentiamo! Il novello Beethoven!”. E mi vengono in mente quelle vecchie gambe rugose dotate di capillari esplosi che cercano di fuggire da un corpo tenute strette strette e ricoperte di una spessa guaina di nylon color carne alzando la gonna mostrando una sottoveste merlata. Una fantasia erotica che per tanto tempo fu teatro di incontri tra due bambine che giocavano all’amore tra la vecchia maestra di piano porca e il suo allievo. Le due sorelle, quella buona che fa la spesa e quella stronza che colleziona soldi nascosti nel materasso, che Raskolnikov uccise. Dove però, nella realtà, quella buona sopravvisse povera e la cattiva morì ricca mentre la buona si trasformò in un mostro con lo sguardo pieno di fame e acredine.

Mentire mi ricorda un padre che torna a casa stanco da lavoro bucando la nebbia con la macchina e non può riposarsi. Deve dare da mangiare alla cavallina storna e insegnare la responsabilità ai suoi figli. La casa è tutta in disordine. Sua moglie ha lasciato tutto così perché egli facesse il suo dovere. “Chi vuole un bel regalo? Mettetevi tutti in fila!”. E i piccoli si prendono a mazzate per arrivare per primi all’agognato dono: una matita e una gomma. “Eccomi qui babbo!”. Il padre guarda la piccola figlia, l’ultima, la meno voluta, e per questo da lui più amata, la afferra, poggia con la violenza di ciò che va fatto il suo ventre sulle ginocchia. Le abbassa le mutande e percuote le sue natiche bagnandole di lacrime che non si vedono e lasciano asciutti. “Ma perché?”, urla la piccola di pochi anni.

Mentire serve perché se dici la verità nessuno ti crede.

L’11 Settembre

​Oggi è L’11 Settembre 😢 ma è anche domenica 😊 che purtroppo si sta trasformando in un Lunedì 😭

Visto che qualcuno sostiene io veda il sesso dappertutto, ricordo perfettamente dov’ero in questo giorno nefasto apportatore di brutte memorie che, per noi privi di problemi di sorta, ci dà la possibilità di scaricare la ghiandola lacrimale che sennò s’intoppa: ero dal dentista che mi aveva appena chiesto se non mi sarebbe dispiaciuto fargli un pompino. Io gli chiedevo quanto sarebbe durata l’anestesia e se ci fosse qualche controindicazione al fenomeno. Però non per farlo a lui, eh, ma al mio ragazzo dell’epoca. Al che egli, seguendo il mio spirito anarchico ma anche eccessivamente ciellino, mi rispondeva “guarda che io, per provare finalmente, almeno una volta nella vita, l’esperienza, sono disposto a lasciare mia moglie, quella fottuta vecchia senza più figli senza più voglie, poi magari tu, di conseguenza, potresti lasciare anche tu il tuo ragazzo. Ti ricordo che un dentista, iscritto pure al Rotari, è dotato di un portafogli pingue”. Ma io che sotto anestesia mi sento drogata come da una sigaretta di marijuana che ti rende felice, e lo stato non vuole che tu sia felice ma ti vuole sufficientemente incazzato mentre lavori male in preda a fumi inclini all’omicidio (“ora mi sa che torno a casa e sparo a mia moglie, al mio cane, a mio figlio disabile, poi cerco di uccidere me stesso, anche se sarà parecchio difficile in quanto essere più intelligente rispetto alla media e credo che il mondo abbia bisogno di uno come me, anche solo per fare piazza pulita tra gli stolti; provo a vibrarmi delle coltellate alla gola, anche usando delle forbici, poi provo a raggiungere la finestra del bagno per lanciarmi dal quarto piano. Ma magari no, mi accendo una canna, parte il blitz e mi arrestano. Ma forse oggi è meglio no, oggi c’è l’editoriale di Scalfari e chi se lo perde!”)… insomma io ridevo. Ridevo fragorosamente. Allora lui mi mostrava il piccolo gattino trovatello europeo che aveva adottato “vedi che ho un lato dolce e tenero?” e il gatto mi graffiava e mordeva. Allora sconsolato mi portava alla cassa mentre continuavo a ridacchiare. E io pensavo “ma perché mi chiede dei soldi che potrebbero essere tranquillamente commutati in prestazioni?”. Ed ecco che arrivava LA telefonata. Le torri gemelle sono state colpite. E io continuavo a ridere. Ma stiamo scherzando? Dicevo. No. Qui non si scherza un cazzo. Allora io vado a casa. Sempre ridendo. Ci si vede la prossima! Sguardi trasformati e sfigurati dalla serietà, piombata nelle pupille, mi guardavano come una schifosa superficiale. Tornata a casa, una telefonata con un famigliare, non dirò quale per questione di privacy, ci tengo: “secondo me un po’ però se lo son meritati, così imparano ad andare in giro all’estero a fare il bello e il cattivo tempo con piogge di bombe intelligenti su asili e ospedali, questi imperialisti di merda!”, “Claudia, stai scherzando vero?! Pensa se stessero registrando la telefonata!”, “a te che ascolti: rettifico immediatamente.  S T O   S C H E R Z A N D O, anche un pochetto male, di un umorismo nero che non piace. Decisamente poco elegante”.

Le tragedie lontane nello spazio e nel tempo, certo ci fanno paura. Magari un aereo si schianta sul NOSTRO ufficio a Bordighera. E siamo disoccupati. Poi finisce che magari sopravviviamo e la nostra famiglia, visto che era il giorno di visita al posto di lavoro, muore tutta, scompare, e finisce che perdiamo pure il lavoro. Son cose brutte. Fortuna che esistono le tragedie lontane che ci danno la possibilità di scatenare la nostra sensibilità proprio come quel gattino del dentista.

A proposito, qualche tempo dopo lo vidi abbracciato a una anche più giovane di me. Una filippina che certi suoi amici avevano adottato proprio per concederla in nozze a un amico attempato e sensibile. Io non riuscivo a smettere di fissare la sua bocca.

Noci che sanno di uova

​Se lo cerchi su google non ne parla nessuno. Per cui le cose sono due: o ho scoperto per prima qualcosa di eclatante, oppure queste noci che arrivano dall’Australia fanno cacare, nel senso che fanno schifo e non per la presenza di fibre, e, visto che prima dei due punti scrivevo di due opzioni, eccone una terza, ho un tumore al cervello e non sarebbe male, di quei tumori simpatici che prima di morire ti fanno assaporare una vita alternativa nel gusto. Ma secondo me lo sconfiggo. Tre operazioni. E finalmente raggiungo la pace dei sensi. Uno stato mentale temporaneo e definitivo dove il pensiero non viene contemplato se non unicamente per domande del tipo “che cosa mangio oggi a pranzo?” ed ecco che passa una mosca, la prendo al volo, e il pranzo è servito. Non sarebbe affatto male. Certo, poi magari si muore d’inedia ma vuoi mettere con il fatto che ho sconfitto un tumore? Un tumore al cervello, eh!? Mica bruscoletti! Nel frattempo, documentando su Instagram tutta la malattia, perché per scattare una foto non ci vuole mica un genio e poi se saranno tutte storte nessuno avrà il coraggio di prendersela con una tumorata, magari qualche fake con la foto profilo della Merkel (poca roba); alla fine sarò, alla resa dei conti, diventata una star. Una star di Instagram. Il mio sogno di questi ultimi tempi incerti.

Io non lo so. Lo scrivo anche perché mi piacerebbe avere un contraddittorio. Ho passato una vacanza da cui sono uscita distrutta. È una cosa normale? Voglio dire, la gente non va in vacanza per rilassarsi? Io ora devo fare una cura ricostituente dalla vacanza. Stavo in un posto dove ti si svegliava alle 8 tutti i giorni per darti, gentilmente, la possibilità di goderti un’intera giornata al mare. Mentre facevi colazione, gallette svedesi integrali e biscotti secchi, una donna sordomuta (che ho abbracciato e baciato più volte), che qualcuno aveva pensato bene di mettere incinta a 15 anni o giù di lì, di certo uno dei tanti filantropi presenti nel nostro paese (più sei maiale e pensi alla fica più sei un vero uomo; io ritengo si tratti di gay, gay ovunque, gente che in realtà pensa solo alla prostata); ella possedeva un preciso ruolo determinante nel disegno globale del “miglioramento di te stesso durante la latitanza” (sinonimo di vacanza): un buon raggiungimento del controllo dello sfintere. Se, ad esempio, fossi stato dotato di problematiche in cui si incorre spesso in vacanza, dopo un paio d’ore potevi finalmente ricevere il master nella disciplina appena citata. In pratica era come soggiornare in un monastero buddista o di monaci shaolin. Imparavi a non ascoltare i bisogni del corpo, a fingere un distacco reale con la madre terra, e ti ritrovavi in una dimensione ovattata e fluttuante del tutto simile alla coda per usare un cesso pubblico con il sensore che mentre sei a mezz’asta parte per detergerti prima della minzione. Se tornavi tardi a casa, molto semplice: venivi chiuso fuori e passavi una bella nottata nel giardino con pinoli e pigne che ti cadevano in testa.

Ho sentito molti parlare male del campeggio senza nemmeno averci messo piede o aver poggiato lo sguardo sull’insegna. Beh, miei cari, io, che sono una poveraccia, c’ho passato quasi tutte le mie estati e posso dire che in quei posti vige quasi un’anarchia totale. Certo, magari la gente ti sente mentre fai all’amore e poi si mischiano urletti in una melodia armoniosa cumulativa; magari capita che la panna che hai comprato al supermercato vada a male visto che il frigo costa e che aveva ancora un gusto buono (quella stronza bugiarda) e finisce che vomiti il tuo spirito sul cespuglio di fianco alla tenda di due che stanno facendo sesso; magari la mattina l’inserviente handicappato ti guarda nella tenda e tu dormi senza mutande; magari, mentre fai la doccia comunicante, senti una mamma che dice “NO! TI HO DETTO CHE NON DEVI FARE LA PIPÃŒ NELLA DOCCIAAAAAA!” e tu vedi un liquido giallo e fai un balzo… esistono tanti magari, ma nessuno stabilirà i tuoi orari. Un grosso vantaggio!

Il fenomeno più interessante osservato: la medioborghesia che si eleva. “In quanto mi trovo in un hotel e la gente mi serve, ora potrò, alleluia, fare i capricci e ho pagato per farlo. Voglio il succo arancione. Voglio il succo arancione. Voglio il succo arancione! HO DETTO CHE VOGLIO IL SUCCO ARANCIONE! QUESTO SUCCO FA SCHIFO! MANCA DI ZUCCHERO! MI PORTI IL SUCCO ROSSO! E VOGLIO DEI GRISSINI!” “Ma, signore, i grissini sono per il pranzo…”  “HO DETTO CHE V O G L I O DEI GRISSINI! CI SIAMO CAPITI?!”. Mentre io continuo a dire grazie a tutto, accumulo i piatti e ci manca che faccia degli inchini. Praticamente Fantozzi, il mio mentore. Ricoperta di disagio.

Ma la cosa più importante da sapere e accumunante tutti i tipi di vacanza e ovunque essi si trovino è: l’acqua costa un casino. I bisogni primari bisogna saperseli guadagnare. Un altro insegnamento filosofico atto alla crescita dell’individuo perché la società sa che per essere buona è indispensabile sia composta da individui maturi.

Ieri ho capito, una volta per tutte, che il mio dolore cronico non mi dà il diritto di essere normale. Non mi devo permettere! Allora, ho anche pensato di far diventare, totalmente, la mia piattaforma facebook la prima piattaforma che parla unicamente di depressione. Poi però ho letto il giornale e il fatto che sia calata la fiducia nei ministri è diventato la mia unica preoccupazione.