Posso andare in bagno?

Inizia tutto qui, amici miei. La perdita dell’identità. Il disintegrarsi dell’io. L’abdicare dell’Es.
In un post su facebook, già parlai del momentocardine “passaggio al vasino”, ma non fui affatto esaustiva. Ora sì. Ora dirò esattamente di cosa si tratta.
Non si sta disquisendo di decidere di governare il mondo. O forse un pochino sì. C’è confusione. Com’è giusto che sia di fronte allo studio dell’essere umano. Ma noi proveremo a mettere ordine. Forse, in effetti, proprio in quella delicata fase della vita dove ci facciamo trasportare per casa su schiene incriccate urlando “FAI IL CANE! E ORA FAI IL CAVALLO! PIÙ VELOCE! PIÙ VELOCEEEEEE!”, in realtà stiamo già covando in modo subdolo ed esageratamente nascosto “IL MONDO È MIO!”, seguito dalla più che classica risata sardonica. Quindi, sempre magari e forse, c’è bisogno di dare un taglio netto. Un messaggio  significativo. Un’educazione definitiva. Se pensi di essere il re del mondo, beccati questa: ci prendiamo l’usufrutto del tuo sfintere, in realtà l’unica cosa su cui tu abbia un vero ed effettivo controllo 😊.

Ecco che, come scriveva ieri un’amica di facebook (ma anche non, visto che ci siamo pure viste e conosciute nella realtà) “la vita non è bella o brutta. È fatta di umiliazioni e imbarazzi”, comincia la lunga saga dell’umiliazione. E ciò che dovrebbe essere assolutamente naturale diventa qualcosa di meccanico/macchinoso e incline alla supplica. Penso a quanto eravamo felici nell’era primitiva dove fare i propri bisogni corporei ovunque nel momento esatto in cui essi mandavano un messaggio impellente al nostro cervello, era cosa normale e giusta. Dove, se mai ce ne fossero state, anche le donne belle, tutti le vedevano espletare funzioni naturali e non considerate vergognose e brutte, segreti da nascondere negli anfratti pieni di fecalomi futuri tumori dell’Es intrisi di paure disdicevoli da censurare con spessi strati di epidermide e grasso sfrigolante, magari. No. Niente di tutto questo. Normalità. Solo normalità.
A proposito dei nostri intestini, ma anche dell’intero apparato digerente, vorrei fare un piccolo inciso. Per coloro che credono e sono, giustamente, pieni di dubbi (che io ne ho già troppi ed è praticamente solo per questo che ho deciso di smettere di credere; nel senso che vivere in bilico è bello ma un bilico gestibile è decisamente preferibile, ovvio: dal mio punto di vista), viene da chiedersi “ma se dio c’ha fatti a sua immagine e somiglianza, ecco, non sarebbe stato meglio farci tutti un pochino, ma solo un attimino meglio? Magari anche, oltre a intestini meno lunghi, niente milza che rende tristi e depressi. Ma non è una critica, assolutamente. Va tutto bene, benissimo!”. Perché poi sappiamo che si arrabbia e manda un cataclisma oppure ti spedisce all’inferno. Io, da non credente (che non si bea di esserlo, sia ben chiaro. Ho amato tantissimo dio. Non metto la maiuscola solo perché mi pare un po’ esagerato nonché megalomane. Né ho mai gioito per la caduta di una chiesa. Anzi, le chiese mi piacciono. Fanno parte della storia dell’uomo, quest’essere che mi piace tanto e odio simultaneamente), un po’ sento di preoccuparmi per lui di certo affetto da sindrome dell’intestino irritabile (SII).

Ma tornando a noi che cerchiamo risposte a domande ancestrali sistemando il tutto in un discorso scorrevole e fatto per benino.
Noi, noi poveri esseri mortali cui non è dato di avere coscienza manco di se stessi, pena: la morte tra le fiamme di demoni che ci minacciano e terrorizzano. E chi li avrà inventati? Sempre lui? E l’avranno l’intestino? Ma, cerchiamo ancora di non perderci. Noi, non possiamo ascoltare i nostri istinti. Non solo il famigerato nemico “prurito”. Tutti. Ogni nostro più banale istinto pare sbagliato. È forse tutta colpa di Eva che si puliva le pudenda sudice con la foglia del melo, la stessa foglia con cui era solita coprirle, le parti intime vergognose? Tra l’altro, pochi sanno che Eva è stata la prima testimonial di intimissimi (battute di un certo qual rilievo divertentissimo che ti spanci).
Noi dobbiamo chiedere se sia lecito ascoltare il nostro corpo. Alzarci dalle sedie che c’insegnano a non alzarci mai più se non alzando la mano, pronunciando la fatidica frase che è il titolo di questo articolo e che mette definitivamente fine alla nostra specificità: “posso andare in bagno?”. E negli sguardi di tutti si dipinge lo scherno, mal accettando il destino comune. Noi che impariamo sin da subito che non ci è concessa la nostra connaturata emotività. Bisogna trattenerla. E aspettare che qualcuno ci conceda il permesso di sbrigarla. Noi che navigammo su fragili vascelli per affrontar del mondo la burrasca. E avevamo gli occhi troppo belli.

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5 pensieri su “Posso andare in bagno?

  1. Poiché continuo a sentirmi istintivamente certa che non mi legga nessuno. Nonostante rilegga i miei post, ogni volta, prima di pubblicarli. Capita sempre vi trovi refusi su refusi. E li correggo. Una. Due. Tre volte. E mi fa sorridere il pensiero che esistano tante versioni diverse lette da lettori immaginari che vorrei convincermi mi apprezzino. Sono un caso clinico curabile. Credo.

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