Consigli Utili (2?)

Per fare un ottimo esercito altamente distruttivo.

Da dove nasce la violenza? Dalla vagina, mi pare ovvio. Nasce nei mesi di gestazione claustrofobica e nelle ore di travaglio per giungere al culmine nella fuoriuscita del tappo (perché è proprio come quei tappi dalla base larga inseriti in beccucci stretti).

Poi inizia la violenza psicologica “sei stato nel mio utero per 9 mesi ora fai quello che voglio io, diciamo, per tutta la mia vita”.

Altre volte l’ho detto, ma le donne ti tirano fuori la violenza e poi manifestano contro di te. Per fare l’esempio pratico che serve sempre, è come quel tipo che continua a pressarti il dito sulla spalla alle tue spalle e quando ti giri incazzato ha già fondato una startup contro la violenza ingiustificata che s’intitola “non devi lasciare correre. Se qualcosa ti dà fastidio lo devi dire subito”. “MA IO TI SPACCO LA FACCIA MALE! MA CHE COS’È UN TEST? MA IO TI SPACCO LA TESTA!”. Poi prendi un bel respiro e tutto passa.

La donna, ma anche l’uomo che la scimmiotta che è sempre una donna ed è inutile specificarlo, è la goccia che erode la roccia nella caverna.

La misoginia, ad esempio, esiste ancor prima dell’avvento della donna. Dio stesso odiava le donne e infatti le ha fabbricate così apposta.

Io dico solo che se una si concia da mignotta e poi uno dice “ehi tu mignotta!” trovo non vi sia nulla di male e invece si pianta su tutto un casino dove finalmente si può sfogare la violenza (di cui scrivevamo qualche paragrafo fa) e finisce che ci si fa male.

Faccio un altro esempio. Da ragazza andavo in un locale dove c’erano delle tipe che ballavano sui tavoli in modo altamente seduttivo. Di base il modus operandi si fondava sul ben noto “guardare e non toccare”. Ed ecco che nei corpi maschili fermentava ancora di più la prepotenza e in un luogo ultraffollato (perché era tutto chiaramente un altro test psicologico atto a far rimanere i migliori in questo mondo ed è una risultanza che si vede e si nota tutti i giorni) bastava una gomitata e scappava il morto. Meglio! Un po’ più di spazio per tutti.

Allora forse in questo pianeta c’è spazio solo per i gay e le donne. E quindi le cazzate che dico sempre son vere.

BASTA CON questa storia dei maschi alla naia. Ci voglion solo le femmine. E così si vincono le guerre. Che poi essendo naturalmente bisessuali si giocano anche la carta sesso, che basta girarla e torna la carta violenza, e tutti ci divertiamo un po’ a vedere un bel porno lesbo nel fango e i capelli che si tirano sporchi di fango e si scivola, trame fitte ed estremamente variabili.

A me pare una cosa giusta. Perché così c’è anche la strategia e c’hai dei soldati quasi invincibili.

Io, per fare più in fretta, gli uomini eterosessuali li getterei direttamente nell’inceneritore a Parma.

Perché poi lo sappiamo tutti come va e allora io lo scrivo.
Aspetto provocante al massimo che si aspetta proprio di provocare. Poi uno dice la cosa che pensano tutti ad alta voce “Ehi, ciao, bel mignottone” e lei tutta stizzita si gira verso il suo burattino “hai sentito cosa mi ha detto?” e via giù botte. E poi le femministe creano delle pagine su Instagram “freecapezzoli!” e ci mettiamo tutti insieme a giocare a gira la moda nel dolce forno di miominipony.

Che poi (ora chiudo), no, ai maschi si nega la figa se son brutti e non hanno soldi ma poi l’opinione pubblica deve accettare in modo liscio, quasi liquido scorrevole, un uomo brutto che ha deciso di diventare donna e tutti devono pensare che sia bello e possibilmente scopabile (che si sa che son sinonimi) e invece una donna brutta non se la farebbe nessuno ma magari se si gira di spalle e ha un bel culo…
A proposito: il culo di Kim Kardashian sarà protagonista di un nuovo film sulla liberazione.
E infatti tutta questa cosa del partigiano Jhonny (sottolineato, e stavolta me ne sbatto di dove si mette l’h che continua a cambiare posto come se fossero nomi diversi che si pronunciano alla stessa maniera), Gin (sottolineato uguale), Maggie e compagnia cantante… beh, tutto ciò dimostra ancor di più che la vera liberazione avvenne per mano degli americani (e della mafia).

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Calorosi saluti a Massimo Lopez

Non è morto però la sua condizione preoccupa. Infatti è stato ricoverato per un versamento pluricistico ad Andria. Ecco, di per sé il versamento non è nulla ma Andria è letale. Perciò mi sento di scrivere quattro righe commemorative atte a far sentire la giusta quantità di calore in questo momento difficile.

Andria è conosciuta per molti motivi: Lino Banfi e Scamarcio, di cui in questo momento non ricordo il nome, entrambi nati a Barletta.
Ma soprattutto è nota in tutto il mondo per aver cucinato il più grande zampone (in crosta, mai esistito) di canalicchi (maggiori informazioni: https://youtu.be/50OjOSivpOY). Io li vedevo sempre lì in barili arrugginiti mentre un tizio parlava con mia madre “li vuole signora? Assaggi! Sono freschi freschi” e mi chiedevo esattamente cosa fossero e quale disegno il signore avesse assegnato loro, qualcosa tipo: bastoncini da succhiare vivi dritti in gola. Molto simili alle oloturie meglio note come stronzi di mare, peraltro il secondo ingrediente dello zampone.

Massimo. Pochi sanno che fra lui Solenghi e la Marchesini c’era una relazione molto stretta. Solenghi se li faceva entrambi. Ma forse son stata troppo esplicita.
Mi correggo cercando di tenere un tenore un po’ meno sboccato. Una volta l’ho conosciuto. Mi ha offerto una cena. Io mi sentivo così fortunata che uno dei miei idoli dell’infanzia si trovasse di fronte a me, e non imprigionato in una scatola di plastica rigida. Avrei voluto che mi raccontasse tutto di lui e lui mi ha guardata dritta negli occhi aprendo la bocca “ti andrebbe di cagarmi addosso?”, “sono un tipo un po’ timido ma forse conosco qualcuno che lo farebbe. Ora scusa ma devo andare in bagno a piangere”. E poi sono fuggita. Mentre camminavo lo sentivo dire “e se lo facessi io?”.

Comunque poi si è diventati molto amici su facebook. Lui compra il mio silenzio con derrate alimentari e io, uguale, gli metto i like come alla dogana in Svizzera: 2 sì 1 no 2 no 1 sì come mi gira.

Oggi non ho intenzione di chiamarlo dato che già ho scritto questo post e inoltre ho pranzato con Briatore, un tipo tanto leggero che il solo vederlo ti fa venire voglia di caponata ripiena di peperonata ricoperta di bagna càuda su un’altra galassia, interamente composta di questi tre ingredienti, dove le persone non esistono. Si parlava dell’importanza del saper accettare e inglobare la differenza. Lui parlava e parlava e parlava. A un certo punto io ho provato a dire la mia e gli faccio “è tutta questione di fortuna. Se ti trovi a nascere tra i poveracci e non hai amicizie che contano finisce che sei considerato una nullità”. Lui si è un po’ intesito stizzito e mi dice “ma come ti permetti? Vorresti dirmi che il mio amico down è una nullità? Sei una fascista!”. Io dico “non parlarmi di comunismo! È un dato di fatto. Sto parlando di oggettività. Se il tuo amico Mario che vende le figurine all’edicola un giorno si sveglia e dice ‘Pitagora aveva sbagliato tutto! Eureka’. Non se lo caga di pezza nessuno. Questo è un semplice dato di fatto constatato. Non è la mia opinione. La mia realtà non è per forza coincidente con la realtà oggettiva e io lo devo accettare. Lo dovresti fare anche tu”. Al che lui ha iniziato tutto un discorso, è ancora qui a casa mia, sull’importanza della diversità e non ascoltava affatto ciò che avevo da dire io. Ha concluso “impara un po’ di umiltà”. Boh. Faccetta stupita. Mi sa che non lo invito più sempre per il solito fatto dei dolori e della sopravvivenza e dell’età che mi porta a scremare il tempo assaporando il carbone vegetale dolce che fa pure bene.
Le gambe sono fatte di dolore che quando non lo senti guardi i piedi e ci sono ma le gambe no.

È colpa del comunismo

Mi spiego. È evidente che se il comunismo non avesse questa indole parassitaria autolesionistica lamentosa, mentre fai due salti in piscina, nulla di tutte queste brutte cose accadrebbe.

Non ho la connessione anche se quel poco che ho mi permette di postare gli articoli e quindi scrivo.

Il comunista medio possiede tante cose e si nutre di anime che gli fabbricano altre cose. È quello che in psicologia viene definito “vampiro emotivo”: gente che si nutre di cadaveri mentre ci passeggia sopra pasteggiando fegatini all’anice stellato.

Dice “ma tu ne hai una per tutti?”. Rispondo “chiaro! Questa è la vera satira altrimenti si parla di satira di partito (preso) 😊. Ho visto tanti scrivere le cose più dissacranti su quelli che stavano sul cazzo loro per poi passare a dire ‘no, di coso no, lui mi piace’. Ma sei un satiro o una femminuccia che si rompe l’unghia e piange? Il vero satiro parla male di tutto e soprattutto di se stesso. E io mi odio tantissimo tutti i giorni”.

Il vero comunismo sarebbe quello di cui aveva posto le basi d’Annunzio a Fiume. Tutti nudi a scopare senza MAI parlare di politica.
Il comunista, per un fatto anche di conformazione fisica, si trova con gli amici al bar, beve e si lamenta soprattutto di questo governo che se è di sinistra a questo punto la sinistra non esiste più così possiamo continuare a lamentarci.

L’uomo, vista la forma a trombetta della gola, non può che essere felice di tutto ciò ed emettere versi di disappunto che paiono sempre lamentele ma in realtà sono approvazioni che approvano le lamentele.
Perciò, alla radice, l’uomo è comunista mentre stringe la palla urlando “la palla è mia ma ho fatto una donazione”.

Cioè, mettiamola così. I poveri son comunisti che si lamentano perché vorrebbero avere delle cose. I ricchi sono comunisti che si lamentano del fatto che i poveri si lamentano facendoli sentire in colpa. Quindi in comune hanno l’importanza del soldo e delle cose e così si tengono virtualmente sottolineato tutti per mano “perché a me la mano di un povero fa schifo chissà dove l’ha messa!” e vorrei cantare insieme a voi in magica armonia.
Ecco che i due tipi di comunisti sono intercambiabili. Spiego: appena un povero guadagna finalmente le cose diventa il ricco che si sente in colpa. Poi si creano delle grandi onlus dove tutti quelli che si sentono in colpa possono versare anche un euro e così ci si finanziano le feste dell’Unità.

A posto. Io dico solo che forse se ci fosse veramente il comunismo non esisterebbe nulla. Niente soldi. Solo amore e scambio. Perché i soldi sono una follia collettiva (“dimostra punto per punto che il denaro è un’allucinazione collettiva”. È una citazione da Dieci stratagemmi di Franco. Lui dona tantissimo al punto che è quasi povero e si muove costantemente sul confine dei due tipi descritti poco fa). Allora si monta su tutta ‘sta scenetta perché altrimenti potrebbe succedere che ci si annoia e poi magari finisce che ti lamenti e ti trasformi in un adolescente e piangi e con un alito di voce quasi inudibile condividi la foto del panettone maina (mai una gioia :-().
È tutto un bellissimo spettacolo interpretato da Antonio Rezza nel ruolo della banconota da 500 euro.

Se ci fosse il vero comunismo -> niente terrorismo. Nel caso non ci fossimo ancora capiti. È chiaro che finché ci saranno due ricchissimi e mille poverissimi la gente non sarà mica contenta. Poi mi devo ricordare di scrivere l’esempio su Trump e Obama. Dice “bisogna contenere le masse. Se non mandiamo in giro i cacciatori gli erbivori aumentano troppo e finisce che ti occupano la casa”. Perfetto! A me, ma forse solo a me, pare che i ricchi facciano pochissimi figli. Diamo agli erbivori tanta erba e finisce che si estinguono come i panda. È un ragionamento semplice.

Ma… così non ci si diverte e Antonio Rezza rimane senza lavoro. E poi il filone lamentela che tanto frutta e rende? Come fa Saviano poi? E Travaglio? È un po’ come se improvvisamente a me iniziasse a girare tutto liscio. Dove andrebbe a finire la mia poetica della morte in bare di polistirolo espanso? Sarebbe la fine. La fine di tutto! Ho finito pure la nota. Devo sintetizzare.
Quindi possiamo legarci all’esempio che ho detto che volevo fare prima. Tutti si lamentano di Putin, ma Putin, gira&regira, è rimasto sempre lì al governo dal 500 dopo cristo e invece tutti parlavano bene di Obama che ora è già a casa. Ve lo dico io perché. L’esperimento era già stato fatto qua da noi con Berlusconi e si era capito che così tutto filava liscio. I “comunisti” si possono lamentare e gli altri uguale ma in modo diverso opponendosi. È semplice. Si è capito che il vero valore è la lamentela e quindi è arrivato Trump. Molto semplice.

Risparmio senza qualità

Ovvero: la cultura del perdente.
Ma anche: Vodafone ti auguro di vivere male.

L’altro giorno, mentre navigavo beatamente, i miei occhi si sono soffermati su uno splendido meme chiaramente fabbricato da gente altolocata, non nel senso che vive in montagna (😉): “vuoi il risparmio e una rete veloce? E allora sei un handicappato 😀”. C’era un tizio di fianco a me che rideva come un pazzo e io gli ho detto “un attimino invadente, eh? (Non può leggersi le cose sul suo di cellulare?)”. E lui “ma noooo! Non ha visto cosa sta facendo quella ghiandaia? TROOOOPPPOOOO DIVERTENTEHEHEHEHEHEGEH!”. Breve scenetta atta a far capire quanto catalizzi l’attenzione la solita battuta che fa spanciare la gente nerd che domina il mondo. Tu vedi un nerd e gli dici “DOWN!” e lui si spacca dalle risate (mentre ride a crepapelle per quei deficienti che ridono mentre Martellone dice “BUCIODECULO!”) e muore lasciando per terra un mucchietto di 01000101 01101000
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01101101 01100101 (e non in chiave ironica, sia ben chiaro).

Quando ero piccola, ma in realtà anche oggi, mi piacevano tanto le bricioline di patatine sul fondo del pacchetto così saporite, piene di sale che fluidifica le arterie e un bambino mio amico, con le sue patatine giganti in mano, mi diceva “è perché sei una perdente tendente all’autodistruzione”, il tutto affermato con un sigaro cubano nella mano destra.
“Sa che di solito ai bambini piccoli non lo faccio fare ma ho voluto provare e ho visto come si comporta a fare il capoclasse, com’era spigliata e a suo agio. Dovete stare attenti!”. Dobbiamo ricadere nel post di genere. Io non voglio farlo. C’è una forza che mi trascina mi violenta mi picchia forte ma io resisto… certo! E se fosse stato un maschio: lo state allevando proprio bene. La nostra è una società canina. È per questo che molti si confondono affermando che il cane sia meglio dell’uomo. Una società canina dove femmine in calore mostrano la mercanzia ecc. ecc.. È vero io mi ripeto ma pure ‘sto mondo. Insomma, fra i cani non c’è niente che sollevi di più l’individuo del non dover scegliere, non dover decidere, lasciare a qualcun altro questi compiti noiosi. E allora ecco che uno si piazza davanti e affronta i pericoli al posto degli altri. Fa la scia. Fa l’apripista (un bel meme con Lapo e una pista di coca di fronte a lui. Pazze risate). Così son gli uomini e la storia del leader che assomiglia molto a leather di cui abbiamo già parlato l’altro giorno. Per cui perché combattere una naturale indole al comando? Va solo indirizzata. Io, ad esempio, quando ho preso il mio cane (sì quello che ora non c’è più e riesco a scriverlo solo bagnandomi gli occhi. Vai così Claudia! SEMPRE PIÙ FORTE 💪) mi son trovata di fronte a uno che finita la sua pappa si è avventato su quella del fratello ringhiandogli (e dopo averla mangiata tutta gli ha dato un bacino) e poco prima di morire, ma sin da un anno dopo che ci incontrammo, mangiava di fianco a un gatto (e gli offriva da bere) minuscolo senza aver mai perso la sua indole dominante e quello stesso gatto lo assaliva alla gola mentre lui a malapena lo sfiorava con una zampa… MAMMAMIA QUANTO LO AMAVO!

È così che in una società di fatto ancora nobiliare girano frasi e atteggiamenti atti a sopire animi da succhiare come ostriche ricoperte di caviale tartufato (rigorosamente bianco). La modernità. Il mondo arcobaleno. Un mondo che addirittura accetta le deformità conformandole come pucciosamente deformi. Mi incazzo sempre perché so che morirò prima che il mondo cambi anche se di fatto potrebbe essere che non cambi mai (consolante).
Ecco che tutto ciò che fa schifo e costa fa bene. Tutto ciò che ti fa risparmiare fa schifo. Per fare alcuni esempi.
Io mi auguro che almeno la Vodafone un tempo Olivetti poi (forse Libero di mezzo) Omnitel che continua a cambiare nome sperando di passare per una realtà giovane, ma io lo so che esiste dal 700 avanti cristo, beh… io spero proprio che almeno si spartisca i proventi delinquenziali con Tim (sip, telecom, alcatel) il grande blob re della Brianza, lo spero proprio. BASTARDI!

La bella e la bestia

Ha un concetto di base molto profondo e intricato difficile da sbobinare.

Allora, andiamo cauti e piano: una vecchia strega (la ragazza con cui è stato prima) ha cursato (neologismo pregiato di mia personalissima invenzione) ‘sto tizio che comunque però, fortuna massima, ha un sacco di soldi e tenute in Sardegna, occhio che qui il discorso si complica e abbiamo messo i due punti quindi andiamo a capo.

Questo o costui, non si tratta solo di uno spietato imprenditore che gli altri lavorano al suo posto (no no), a lui piacciono i fiori e i servizi da tè ricamati in stile vecchiaLodi, è pure un tipo sensibile, scartato alla naia che mai oserebbe pulire le latrine senza guanti rosa per mani sensibili, guarda, lui, per non rischiare la cosa, non ci si avvicina neanche, non le usa. Ha imparato una tecnica yoga di trattenimento tantrico che porta i succhi gastrici nell’intestino e disintegra tutto ciò che vi si deposita rilasciando piccole quantità di gas inodore impercettibile mentre egli ti tiene la mano ti sorride dichiarandoti il suo eterno amore.

Detto ciò, c’è un piccolo problemino da risolvere: egli è Andreotti (ma in realtà Cirino Pomicino travestito da Andreotti).

E allora, di fronte alla nostra buona&bella protagonista, si trova/pone un interrogativo difficile: che fare? Meglio temporeggiare e fargli credere che non mi sento pronta per lasciare la mia famiglia, ho lasciato il caffè sul fuoco, mi preoccupa la crisi economica che colpisce i ceti medi di questi tempi, sto per morire… e avanti così, potremmo anche scrivere un post sulle scuse, ma no andiamo avanti.

Al che la sensibilità di lui di fronte alla sensibilità di lei è sollecitata, molto sollecitata, così sollecitata che quasi quasi si sente qualcosa premere contro stoffe tipo tendaggi del grande salone dove vi sarà il ballo finale. E allora, quando accade ciò ci si sente un po’ al limite quindi lui ci riprova: “ho fatto una donazione alla FAI (non è un refuso 😉)…” e altre cose di questo tenore, ma lei….

È a questo punto che c’è la svolta: l’allontanamento, come sempre accade, fa capire quanto ci manca quel calzino che è da tanto che non troviamo più nel cassetto dotato di buco nero spaziotemporale in camera da letto nell’angolo a sinistra.
E allora lei/ella capisce che ci si può innamorare anche di un animale pelosetto e figurati se ti dona in annesso comodato d’uso delle tenute!
Per di più tutti la odiano perché è bella ma tutti le farebbero la festa perché è bella.
Allora che fare? Sposarsi il caldoesicuro abbraccio del gatto con la forfora che purtroppo ti fa venire l’allergia? E perché no?

E quindi si arriva al messaggio, la morale pregiata: baci il gattone e lui si trasforma in un principe fico.

C’è da chiedersi: com’è che questa fiaba così antica già parlasse di un eventuale interesse femminile estetico (cosa che pare essere avvenuta solo da qualche anno)? Chilosa. Un vero e proprio mistero considerando che ciò avviene solo negli uccelli e da noi la donna si pensa che venga bistrattata se si cerca di nasconderla per proteggerla senza che vada in giro con la figa in evidenza.
Tutto ciò è molto interessante ma sono stanca.
Allora Bella, che in realtà si chiama Maria (ma tutti la chiamano bella perché è bella 😊), tra il mago Merlino e Venceslao sceglie quest’ultimo e viene premiata, CAZZO SE VIENE PREMIATA.
La superficialità fa male, miei cari! E questi stupidi di cui parlano tutti finalmente saranno puniti!

Poi lui la lascerà dopo qualche anno per la sua badante Cenerentola che dice che dopo che ha partorito riprende subito il fisicaccio, è sempre sexy, perdona il tradimento, ti lascia comandare, pulisce bene la casa, non piagnucola non ti si attacca mentre mette il broncio e quando dormi ti ficca la punta di un ombrello nell’occhio (😉).
E sono tutti felici e contenti.

Del femminicidio parte terza

La scrittura è avvolta da un alone di noioso. Noioso. Noia noiosissima. Per scrivere è importante essere noiosi alzarsi e chiedere un altro foglio di protocollo. Almeno tre. Come faceva Saviano. A proposito: ieri ho visto la sua paranza al supermercato. Si diceva, LA NOIA. Noi donne, soprattutto, se ci azzardiamo a scrivere qualcosa, addirittura un libro, dobbiamo scrivere all’incirca così: stamane mi sono elevata e ho rimirato fuori dalla finestra e la nuda terra era rivestita di rugiada come il mio cuore che ogni mattina si sgela il sole scioglieva il sonno della terra. E devono farlo seriamente. In modo sentito. Ora faccio colazione. Dopo semmai finisco.
Sarebbe stato meglio “palla di fuoco” (più che sole).
Digressione: la parte che preferisco di più nel conversare con un essere del sesso opposto è quella in cui fingo di essere un pulcino ferito sicuro che non si troverà di fronte a un’omissione di soccorso oppure a un’anima pia con un’accetta in mano “ti aiuto io a smettere di soffrire”. Sono tutte recite. Recite che si ripetono e si ripetono sulla grande rocca della noia che si trova in un libro scritto da una donna, un romanzo d’amore e sofferenza, appunto.
Doveva essere un post per Google+ (il mio antro segreto dove blocco tutti per portare avanti il diritto del grande scrittore di non rivolgere la parola a nessuno se non per iscritto verso qualcuno che NON deve rispondere. CHE BELLO IL PASSATO! Che bello sarebbe essere un grande scrittore). Poi ho deciso di farlo diventare un post del blog che così mi visualizzano dieci persone e di dieci persone in dieci persone ho calcolato che entro un paio di mesi avrò ottenuto il numero maggiore di visualizzazioni nell’intero globlog e finisce che spacco alla grande.
Mi sento così sola cazzo!

Ma che c’entra tutto questo con il femminicidio? C’entra tutto. Perché se l’omicidio (o assassinio, fa molto anni 60) quando si infilza una donna diventa femminicidio anche il suicidio quando è una donna a uccidersi è femminicidio. Cerchiamo di non confonderci. Perché è l’ambiente che porta al terribile gesto, ricordiamocelo: un suicidio è un omicidio con migliaia di telespettatori armati sintonizzati in diretta.
Io voglio scrivere. Voglio nausearmi con la scrittura ma prima devo fare la pipì. Non è stato così difficile. Io non morirò di suicidio istantaneo credo più del suicidio lento che contraddistingue tutti noi esseri umani. Forse un po’ velocizzato dalla sfiga che mi perseguita e ogni tanto finisce che la cerco io perché ormai mi ci son abituata e mi manca. Ma, ho stabilito che continuerò a lamentarmi fisso perché sento che è una cosa che piace.

Elemento fondamentale: le scarpe. Forse voi non l’avete notato ma le scarpe delle donne son diverse da quelle degli uomini. Il motivo? Oltre al femminicidio, tema del post, per intenderci. Le donne hanno i piedi deformi. Fortunatamente, possiedono solo l’alluce che è l’unico di cui ci si ricorda il nome. L’alluce valgo. Sarebbe bello fare una foto dell’alluce valgo che dice “perché io valgo” (ora lo faccio e la posto subito dopo sempre su G+, una forma fresca e giovane siglata). Si tratta di comicità di pregio, comprensibile a pochi. Ella, la donna, fa in modo che non si noti mai questa sua immonda deformità e lo fa ricoprendone le unghie, in realtà una sola, di smalto rosso sul quale si catalizza lo sguardo voglioso del maschio che non vede l’ora di scoparsi quell’alluce peloso che gli ricorda il sesso: UMMMHHH! IL SESSO! Spesso avvinghiato in un velo di nylon che è tutto proprio un bel vedere. Credo proprio di essermi eccitata!
In verità, all’inizio i piedini delle bimbe erano normali ma poi le dita, intorno ai sei anni cadono spontaneamente a causa delle scarpe a punta, appunto.

Una donna che scrive come me non scriverà mai! Resta che io a voi miei dieci lettori vi bacerei tutti in bocca. Grazie.

La prossima volta parleremo di una delle più  lampanti cause di femminicidio: la caviglia chiatta. Io non ce l’ho. Insieme alle tette è l’unico posto dove il grasso non (mi) si deposita. Questo mi fa sentire al sicuro. Belle caviglie atletiche e sottili! Vi amo tanto!

Uno su mille

Privilegiati sono a conoscenza di questo piccolo segreto: Gianni Morandi faceva parte dei Pooh ma poi decise di incominciare la carriera da solista pur continuando a doppiare uno dei membri del gruppo che quale sia rimane un mistero. Il mistero è sempre meglio del segreto perché il segreto mi sta sul cazzo, molto semplice. Sebbene anche il mistero…
Ma dietro il segreto c’è sempre uno con l’aria fiera di uno che ha un segreto. Ma tienitelo e vaffanculo!

Questa canzone è un mantra nonché un monito: io ce l’ho fatta ma tu no.

O meglio: puoi provarci ma sappi che la salita è dura lastricata di ani, spesso puzzolenti o maleodoranti, dove arpionarti col dito, possibilmente medio (maggiore lunghezza più piacere e maggiore presa; al prossimo capoverso vi dico una cosa anche molto interessante che probabilmente ho già detto), sempre da leccare prima per esser certi di una presa più sicura.

Del resto gli animali l’hanno sempre saputo. Tutto ciò che conta è la dimensione: più sei grande più il mondo è tuo. Se avete dei cani fateci caso. Un esempio su tutti. Dici al cane “SEDUTO! HO DETTOOOO SEDUTOOOO! SEDUTOOOOOO!” mentre sei seduto. Se ti alzi “Seduto!” e fila tutto liscio.
Per cui se sei alto la salita non esiste e sei già in cima con la mano che le fa potpot. Da noi infatti si dice “altezza mezza bellezza”. Una volta ho portato a casa uno alto 1e94 e mia madre ha lasciato che mi eviscerasse davanti a lei anzi gli ha dato una mano catalogando gli organi minori. Uguale ha fatto l’altro giorno davanti a un Rumeno (a detta sua alto due metri) che le ha rubato 1500euro e pronti, eh… vi assicuro che la banca ha già fornito le riprese, come si legge sempre sui giornali, e mia madre è già stata rimborsata e il tizio è già in galera e mia madre era tutta tipo “ma poverino! È così alto!”. Non è vero. In pratica le han detto che son cazzi suoi. Che le riprese ci sono ma loro non han voglia di controllare. REALITY!

Questa è una canzone che istiga al suicidio. È chiaro. Se non ce la fai ammazzati. In gioco c’è la vitaaaaaa. E finché la barca va lasciala andare diventa finché suona la campana vai.
Esiste anche un’ulteriore pregiata metafora (esattamente come faccio io nella totale merda ci piazzo una metafora e così tutto diventa luccicante): la vita è come la marea… non la ricordo tutta. Ascoltatevi la canzone che è un po’ come (completa tu con una metafora di pregio).

In questa canzone c’è proprio tutto. Addirittura a un certo punto ti mette in guardia su come una musichetta leggera possa iniziare a inquinarti l’anima e ucciderti svelando una parte importante del marketing musicale.

Poi c’è il sempre classico ed efficace consiglio degli amici “cerca di volerti bene e non pensare a quello che pensano gli altri. Quindi non ascoltare neanche questo mio consiglio (per chi non ci fosse già arrivato da solo). E se non hai voglia di ascoltare non spaccare i coglioni e ammazzati!”.
Ho perso tutto ma ho ritrovato meeeeeeeeee!

In pratica tutto inizia per qualcuno che non ha creduto in lui e in base sempre al concetto del “io me ne frego e faccio quello che mi pare e il brusio degli altri non lo sento”… ecco che comincia la mia salita e se non cado… e se cado me ne sbatto perché muoio e quando muori non c’è più niente ed è affare dei vivi (quindi, anche se uno non se lo aspetta da Gianni, è una canzone avanguardista mi azzarderei a scrivere “addirittura antipapale”)… ma se ce la faccio “dovrai ricrederti cazzo!” (CHISSENEIMPORTADICOSAPENSANOGLIALTRI!).

È una canzone ironica dai. Vuol dire l’esatto contrario di ciò che dice (a parte il titolo).

Poi ci sta anche quel pezzetto lì dell’onestà che non paga e non guadagna la solita roba crea criminali. Tutto per sterminare ‘sti cazzo di poveracci che al massimo o minimo si ammazzino tra di loro.