Io dico no al razzismo

A me pare che il razzismo sia un modo di pensare radicato. Ci sono i Rossi che vivono a piazzale Loreto in un appartamento di 200mq. Hanno una colf peruviana che vive in un monolocale a Bicocca. Essa paga lo stesso affitto dei suoi padroni, ops, ma loro l’affitto non lo pagano, e spende praticamente tutto in abbonamenti della metropolitana. Non mangia. Alla fine del mese, con le dovute restrizioni e qualche lavoretto extra, la pulizia dei bassi fondi della signora Verdi, una vecchia arcigna ricca che hanno inspiegabilmente abbandonato tutti, ella riesce a spedire a casa una trentina di euro. Lì in Perù ci stanno suo marito, disoccupato, e i suoi figli, la mensilità li aiuta a pagare il mutuo, la danza, il nuoto e tutte le altre cose indispensabili a un millennial per crescere felice e annoiato tendente al suicido per un fatto di bisogno di brio.
Detto questo, avendo appurato che la nostra amica peruviana, che per comodità chiameremo Maria, passa la maggior parte del tempo a rovistare nella merda altrui, merda altolocata però, bisogna dire che la famiglia Rossi si dà da fare nel campo dell’antirazzismo. Uno, hanno dato lavoro a Maria mantenendo la sua famiglia. Due, si dichiarano apertamente antirazzisti, anche su facebook. Tre, avendo raggiunto una certa età e i figli ormai son grandi, stanno pensando di adottare un paio di bambini di colore.

Tutto molto bello, idilliaco. Ma io dico che questo è razzismo, puro. Ma chi te l’ha detto che Maria ti deve lavare il culo? È povera, viene da un paese straniero e che altro dovrebbe fare? Bravi! I miei complimenti. Chi ti ha detto che quei bambini che vuoi adottare non avrebbero preferito stare con la loro famiglia e finire magari su uno di quei volantini dell’Unicef, presto anch’essa implicata nella questione molestie? Il razzismo è pensare per scomparti stagnanti (lo preferisco a “comparti stagni” 😉).

Sono decadi che il decadimento si diffonde, si dà agli italiani ciò che si pensa che gli italiani vogliano, lubrificanti sottobanco ultra economici. Li si riempie di stronzate, inutili riempitivi, rendendoli automaticamente razzisti, identificandoli in comportamenti codificati. L’errore è pensare che la razza sia qualcosa di fisico. La razza è mentale.
Le sudamericane ci lavano il culo, le nigeriane ce lo danno… pensieri creativi di questo genere.

Ora io pretendo di sapere quanti di quelli che si battono per l’integrazione razziale non hanno un filippino che va a casa loro a fare le faccende. Razzisti. Siete voi i razzisti. Io manco se avessi i soldi farei pulire il mio cesso a qualcuno.

Parliamo anche di Ghali, della canzone prointegrazione che ha scritto. Quanti come lui possono definirsi come lui? È chiaramente questione di determinazione e talento (soldi). Ma lui ci sforna una bella canzone ritmata che ci soddisfa tutti nei nostri pensieri, che ci tiene lì calmi nei sobborghi della nostra esistenza usando i tanto comodi luoghi comuni dove ci troviamo sempre a fare gli scontri ideologici, a sfogare la violenza, “loro non lo dicono mai ma piangono contro i muri, fuori però coi duri” (non son proprio certissima di questa citazione 😀). La parabola del bullo che la forza è stato il motore della sua esistenza e della sua bella sorretta dalla beltà dei lividi del suo amore; a quarant’anni quando forza e bellezza li avranno abbandonati, si separeranno. Lui troverà una giovane cinese bisognosa di permesso di soggiorno e lei un giovane toro di colore che le restituirà un lato sessuale tanto a lungo dimenticato.
Questo non è giusto amici, lo sentite anche voi? C’è sempre abuso di potere, predominanza, sfruttamento, supposizione d’inferiorità. Sta a vedere che tanti di questi antirazzisti in realtà sono narcisisti che esercitano potere ma sono buoni, perché sono antirazzisti.

La verità? Volete la verità? Non siete filantropi, avete bisogno di quei poveri, che prendete per il culo solo se non extracomunitari, per continuare ad arrotolarvi nel lusso. Un povero non può alzare la testa deve tenerla piegata per pulirvi il culo per integrarsi. La verità è che solo l’ignorante mediamente povero ha bisogno dello stato che di fondo se ne frega se non di continuare a mantenerlo povero perché c’è bisogno di poveri che hanno bisogno.

Licenziate le vostre colf, le vostre badanti, le vostre puttane… i vostri carlini.

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2 pensieri su “Io dico no al razzismo

  1. Così, de primo acchito, leggendo il titolo mi venne voglia di limitare il commento ad un breve “e stica”, ma poi accorgendomi della profondità ed argutezza dell’analisi dell’argomento affrontato, così ostico ai vari conduttori televisivi più acculturati, vorrei farti notare la saggezza dei nostri caporioni quando decisero di entrare nella confraternita dell’euro, grazie alla quale tutti i nostri amati fratelli mortidifame possono andarsene in vacanza alle haway o in pensione nel portogallo o nel madadacascarre e se lo fanno i mortidifame, figuramoce loro, i caporioni, che fecero la genialata. Non so quanto il tutto possa durare e se i nostri giovani chiamati a pagare il conto resisteranno. Per quanto riguarda il lavacro del culetto, ricordati che ci sono caporioni che lo fanno volentieri e persino aggratis o pagando, lapo docet e son pochi i coglioni che sul loro lavoro giornaliero non lo fanno, accontentandosi di restare sempre al loro misero posto e rinunciando a quel minimo di carriera che i loro colleghi più dotati di lingua, ma anche di furbizia, compiono.
    Vedrai che poi, da grande, ti rammaricherai per non aver agito furbescamente, anche se purtroppo non avresti mai potuto farlo per via della coscienza, ovvero dell’imprinting ricevuto nell’infanzia, mentre invece il filippino avrà educato i suoi figli ad esser furbi e in una o due generazioni passare dalla parte passiva del lavaggio

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